Barletta, professione cameriera(intervista),«vi racconto come si lavora in un locale di Barletta»

La seguente intervista segue il nostro articolo in merito alle condizioni in cui sono costretti a lavorare i tanti ragazzi e ragazze nei tanti pub e bar sparsi nelle svariate zone della nostra città, ecco arrivare a stretto giro - dopo l’annuncio pubblicato su Facebook - la testimonianza di una ragazza alle prese per molti anni con vassoi e tavolini, mance e clienti, ma soprattutto barlettani e titolari.

D: Innanzitutto grazie per aver risposto al nostro appello, quali i motivi che ti hanno spinto a parlare della tua esperienza di cameriera?
R:« Nonostante io non faccia più questo lavoro da quasi cinque anni, la rabbia non è svanita. In pochi sanno cosa significhi essere una cameriera, ed essere una cameriera a Barletta, dove la maleducazione regna sovrana».

D: Come si caratterizzava la tua giornata tipo una volta varcata la soglia del locale?
R:« La mia giornata iniziava alle 18. Da sola tiravo fuori pile di tavolini e sedie per sistemarle sul prato - se ero fortunata il titolare si degnava di darmi una mano- subito dopo ripulivo il locale, caricavo i frigoriferi, controllavo che non mancasse niente, buttavo giù una lista della spesa. I miei titolari si fidavano particolarmente di me quindi mi assegnavano parecchie responsabilità, ma questa responsabilità non ricambiata dal punto di vista retributivo. Tagliavo la frutta per i cocktail e sistemavo ciò che c'era da fare. La mia titolare diceva sempre "non voglio vedere nessuno fermo" in soldoni qualcosa da fare dovevi trovartela. Alla fine di tutto ciò, prima che iniziasse la serata vera e propria, mi chiedevano anche di preparare loro una piadina per cena. Alle 22 arrivava l'invasione dei barbari: gente di tutte le razze. Alle 4, 4.30 ero fuori».

D: Leggendo l’articolo da noi pubblicato , quanto da noi descritto rispecchia la realtà?Vi è qualche aspetto che non condividi?
R:« Sì rispecchia la realtà».

D: Quanto percepivi dopo una sera di lavoro e quante ore bisognava lavorare?Il tuo titolare che tipo era?
R:« La paga giornaliera era di 30 euro al giorno, in qualsiasi giorno della settimana per 9 o 10 ore di lavoro Solo una volta mi hanno pagato 35 euro, era la prima notte bianca di Barletta: avevo finito alle 6 di lavorare. I miei ex titolari erano e sono abbastanza noti essere pessimi».

D: In termini di diritti di lavoro quali erano quelli che ti venivano maggiormente negati?
R:« Non potevo riposarmi mai, anche nei tempi morti dovevo fare qualcosa, la mia cena doveva durare 10 minuti, a volte mangiavo di nascosto, potevo bere solo l'acqua del rubinetto qualsiasi altra cosa dovevo pagarla come un cliente normale. La paga era decisamente infima».

D: Qual’era l’aspetto più gradevole e quale il più sgradevole del tuo lavoro?
R:« La cosa più bella di quegli anni sono stati i miei colleghi: straordinari, mi divertivo un sacco con loro. Nonostante tutto a me piaceva tanto quel lavoro, ma la stanchezza fisica e psicologica era distruttiva. Ho conosciuto tanta gente, clienti veramente simpatici e gentili alcuni di loro sono diventati miei amici».

D: Che voto daresti ai barlettani in veste di clienti? 
R:« I barlettani sono pessimi clienti. Andiamo all’estero e facciamo gli splendidi lasciando fior di mance, sono seduti al tavolino del bar “in” del momento e si sentono i padroni del mondo e per questo in diritto di denigrarti. Non conoscono un grazie, un prego o un per favore. Per fortuna ho conosciuto le eccezioni».

D: Vi è un episodio in particolare che ricordi malvolentieri vissuto durante il tuo lavoro tra i tavoli?
R:« Un cliente abituale alquanto spocchioso mi ha lasciato credo 7 o 8 centesimi di mancia dicendo : “questi puoi tenerli tu” io gli ho risposto : ”forse fanno comodo a te”.

D: Dal tuo punto di vista quali le azioni da intraprendere per dare più dignità a questo lavoro?
R:« Basterebbe dare ciò che di diritto spetta a un lavoratore al di là dell’incasso del datore di lavoro. I controlli da parte degli ispettori del lavoro sono inesistenti».

D: Quali i pensieri che ti affiorano alla mente quando vedi i tuoi coetanei servire tra i tavoli di un locale?
R:« Sono solidale perché so quanto sia pesante, soprattutto in estate, cosa significa avere a che fare con il pubblico quindi mi rivolgo al loro con educazione. Essere cameriere è un lavoro normale, non vi è bisogno di trattamenti particolari. Basta avere educazione. Cameriere non è sinonimo servo».
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