Barletta, «aiutatemi a perdere la verginità», singolare appello di un giovane barlettano

«Sono un ragazzo di 18 anni di Barletta. Sono vergine, e vorrei tanto che qualcuno mi possa aiutare a togliermi questo peso che non riesco più a sopportare. Chi vuole aiutarmi a perdere la verginità, mi chiamasse sulla chat di Badoo. Accetto anche ragazze più grandi di me o di Andria, Trani, Bari o dintorni, purché siano in grado di raggiungermi qui a Barletta e mi aiutino a togliermi questo peso. Sono un ragazzo serio, non un pervertito. Ovviamente non ho messo foto qui per motivi di privacy, però sarò felice di passare la mia vera foto attraverso e-mail o in chat. Non ho nessun secondo fine, non sono un fake, non sono un pervertito. Ho solo bisogno di essere aiutato a togliermi di dosso questo mio grosso peso. Solo donne. No gay o trans. Grazie». Ecco il grido di disperazione di un giovane barlettano appena diciottenne che sta vivendo il dramma di non aver perso la verginità a diciotto anni, dramma appunto, in una realtà dove i primi approcci con il sesso si hanno già attorno i tredici, quattordici anni. Insomma il nostro viaggio nel mondo delle storture che vedono protagonisti i cittadini della città di Barletta, fornisce sempre input interessanti, sesso e adolescenza, ma soprattutto il rapporto che hanno i ragazzi con il sesso. Secondo uno studio recente, negli adolescenti la stima di se stessi e il momento della perdita della verginità sarebbero collegati. Il momento del primo rapporto ha un ruolo differente per i due sessi: per le ragazze la perdita della verginità viene ritardata in quanto è spesso vissuta come diminuzione dell'auto-rispetto, mentre l'opposto accade per i maschi. In ricerche precedenti sono state esaminate le conseguenze negative delle relazioni sessuali precoci nei giovani, ma il ruolo giocato dall’autostima nella scelta del momento giusto per la perdita della verginità non è stato mai valutato. In una recente indagine del Ministero della Salute, stando agli oltre 10.000 questionari fatti compilare, agli studenti dell’ultimo anno delle superiori, in sei regioni italiane (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) – nell’ambito della campagna “Amico Andrologo” che fa parte del progetto “Prevenzione in andrologia” del Ministero della Salute, in collaborazione con il dipartimento di Fisiopatologia medica della Università Sapienza di Roma – è emerso a sorpresa che il 43% dichiara di essere ancora vergine, anche se la notizia più preoccupante è che del restante 57% solo il 13,3 % ha rapporti protetti. Ma analizziamo bene l’influenza che la parola verginità ha sia sul gentil sesso e sia sui ragazzi. Il Dott. Gregory D. Zimet della Scuola di Medicina dell’Università dell’Indiana, ha analizzato 188 studenti tra i 12 ed i 14 anni che frequentavano l’ultimo anno delle scuole medie.
I partecipanti allo studio si erano definiti vergini in un questionario somministrato per verificare alcuni aspetti della personalità. Lo stesso questionario è stato somministrato due anni dopo agli stessi ragazzi e quindi a 14 e 16 anni d’età. Secondo Zimet, il fattore autostima ha influito sulla scelta delle relazioni sessuali in modo diverso per i ragazzi e le ragazze. Le ragazze che alle scuole medie riferivano di avere un’alta stima di se stesse, hanno scelto in larghissima maggioranza di non avere rapporti sessuali o di limitare le occasioni, mentre i ragazzi nella stessa condizione, ossia con elevata autostima, tentavano di perdere più facilmente la verginità. Viceversa le ragazze con poca fiducia in se stesse, spesso decidevano di avere relazioni sessuali per sentirsi meglio con se stesse, ritenendosi così più mature e padrone della loro intimità. La sessualità tra i maschi è invece maggiormente accettata ed una iniziazione precoce viene vissuta quasi come un fiore all’occhiello. Inoltre i ragazzi potrebbero accrescere la stima di se stessi, sentirsi più a loro agio nei rapporti interpersonali e trovare più facilmente un partner disponibile. I risultati di questo studio potrebbero suggerire che i programmi di educazione sessuale dovrebbero tener conto degli aspetti psicologici che la scelta del periodo “migliore” comporta e come viene vissuta diversamente dai due sessi.
Limitare l’autostima dei maschietti non sembra utile mentre, esaminando i risultati, sarebbe necessario aiutare le ragazze a sentirsi più sicure ed a rispettarsi maggiormente scegliendo l’inizio del primo rapporto sessuale in base ad un processo corretto di maturazione.
Insomma, più del 50% dei diciottenni fa sesso con molti dubbi. Dobbiamo pensare che il 43% si mantenga ancora casto e puro solo perché i dubbi ce li ha ma non ha coraggio di rischiare, oppure la verginità è ritornata ad essere un valore come ai vecchi tempi?

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