La Voce Grossa di Stefania Sansonna, la giocatrice canosina racconta lo scudetto con la Rebbecchi volley Piacenza

Nicola Ricchitelli - C’è soprattutto il tricolore vinto con la Rebbechi volley Piacenza nella chiacchierata avuta con la giocatrice canosina Stefania Sansonna, non senza tralasciare le tante maglie indossate nella lunga carriera della Sansonna con un auspicio:«

D: Stefania, dovessi riassumere in una parola questa stagione quale useresti?
R:« Strepitosa!»

D: Quali le sensazioni provate , nel momento in cui avete conquistato il punto che è valso lo scudetto? 
R:« Le sensazioni che ho provato non si racchiudono solo nel punto finale, ma sono distribuite lungo tutto il periodo conclusivo dei play off: dalla felicità e gioia fino alla stanchezza, avendo però maturato la consapevolezza di essere la squadra più forte. In questa fase finale, sul piano tecnico eravamo decisamente le più forti, ma quando si va in campo è normale che entrino in gioco altri fattori, come per esempio dover giocare di fronte a più di 5000 persone che fanno il tifo per l’altra squadra…».

D: Se un indovino ti avesse predetto che dopo tanti anni di carriera avresti conquistato in una sola stagione due trofei ci avresti mai creduto?
R:« Sì, sono venuta a Piacenza consapevole che stavo entrando in una squadra costruita per vincere».

D: Quali gli ingredienti determinanti che vi hanno permesso di conquistare Coppa Italia e tricolore?
R:« Uno è stato l’arrivo di Gianni Caprara, e l’altro è sicuramente stato ‘la squadra’: non sono mai i singoli che vincono, perché anche se hai accanto un giocatore fenomenale gli avversari possono attuare una tattica per controllarlo, ma noi avevamo tante giocatrici in grado di fare la differenza, anche in panchina: controllarle tutte è impossibile, a meno che non sei una squadra di pari livello».

D: Tutto ebbe inizio nella tua città natale, Canosa per l’appunto, per poi percorrere strade che ti hanno portato a calcare i prati di Faenza, Napoli. Potenza, Brindisi, Isernia, castellana Grotte e così via finoa giungere a Piacenza, a cavallo tra serie D, B2, B1, A2 e A1. Quanto queste esperienze hanno contribuito sul piano umano e atletico?
R:« Tutte queste esperienze mi hanno dato qualcosa in maniera diversa, ho fatto una lunga gavetta conquistando ogni piccolo passo avanti, e nessuno mi ha mai regalato niente, così quando sono arrivata finalmente in serie A sono riuscita a mantenere ancora la molta umiltà che ha sempre contraddistinto la mia carriera, anche se a questa si è aggiunta la consapevolezza di cosa ero riuscita a diventare».

D: Il momento più duro del tuo lungo percorso?
R:« Ci sono sempre stati alti e bassi, ma forse il momento più duro è stato tra Isernia e Castellana grotte, quando ho dovuto cambiare ruolo da attaccante a libero. È stata una grandissima sfida che ho vinto!».

D: Come e quando nasce il tuo amore per il volley?
R:« Quando guardavo i cartoni animati di Mila e Shiro, e ammiravo mia sorella Carmela, più grande di me, che giocava a volley: era il mio mito, e volevo diventare brava come lei».

D: Cosa non deve mancare ad una giocatrice quando scende sul parquet di gioco?
R:« A me prima di ogni gara non deve mai mancare un momento di preghiera».

D: La tua carriera si è snodata soprattutto tra città al di fuori della tua natale,pensi mai ad un ritorno in Puglia?
R:« Mi farebbe molto piacere giocare in Puglia, sarebbe bellissimo vincere qualcosa di importante a due passi da casa mia!».
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