Saranno ancora i giudici a decidere sulla 'vita o sulla morte del gioco'?

Sembra, purtroppo, che con i chiari di luna che il mondo del gioco è costretto a trascorrere a causa della “poca volontà di chiarezza” relativa alla interpretazione dell’accordo sul riordino del gioco, i destinatari del chiarimento dei contenuti dell’intesa saranno nuovamente i Magistrati ed i vari Tribunali ai quali, non vi è ombra di dubbio, le imprese di gioco e gli addetti ai lavori si rivolgeranno per far valere i propri diritti. Non era questo che voleva l’intesa, ma oggi si può dire che il Governo centrale non ha messo “abbastanza volontà” nel chiarire i punti salienti relativi alla distribuzione dell’offerta del prodotto gioco, lasciando “troppo potere” alle Regioni ed agli Enti Locali.

D’accordo, si potrebbe dire, che se non si faceva un passo indietro, e se non si confermavano i poteri in capo alle Regioni, l’accordo sul riordino assai probabilmente non si sarebbe firmato: ma così, in pratica, è come se non fosse successo nulla. Le Regioni continuano con le proprie Leggi Regionali ed il gioco, compresi i migliori casino online italiani legali, continua a subire le vessazioni delle Regioni, cosa che certamente non si aspettavano dopo la sigla dell’intesa. Ma siamo in Italia e vige la teoria del “basta fare qualcosa” per accontentare anche l’opinione pubblica… lasciando però aperta la strada per “contraddire” quel qualcosa che è stato fatto.

Può sembrare complicato nella espressione: ma, realmente, è quello che sta succedendo. Le Regioni continuano imperterrite nei loro percorsi quasi “fregandosene” dell’accordo e della sua sottoscrizione e questo uno Stato che rispetta i propri cittadini non dovrebbe permetterlo (ma è naturalmente il punto di vista di chi scrive). Infatti, ci si aspettava che con la Legge di Bilancio 2018 si mettesse un punto fermo “sull’agire delle Regioni”: ma anche qui si è fallito clamorosamente…

E laddove la politica non è capace di porre rimedi di alcun genere, occorrerà ancora e sempre intervenire sul piano giudiziario e, come accade sufficientemente spesso quando le questioni giuridiche non appaiono trasparenti, bisogna fare ricorso ai principi generali dell’ordinamento, principi costituzionalmente garantiti. Certamente, il tema è oltremodo delicato anche perché tutto il settore ludico, dai produttori, alle imprese, agli addetti ai lavori non pensavano di trovarsi di nuovo di fronte ai Magistrati dopo aver atteso mesi e mesi per arrivare ad una intesa che garantisse loro di “vivere” serenamente. E così non è.

Ed anche la Corte Costituzionale ha già più volte evidenziato che le intese in sede di Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali rappresentano la strada da seguire per gestire al meglio il territorio ed il gioco pubblico. La Consulta ha precisato che in ambiti dove esiste una “pluralità di competenze”, come succede nella materia del gioco, qualora non si riesca a ben definire il concorso di competenze statali e regionali, è legittimo l’intervento del legislatore statale, purché agisca nel rispetto del principio di leale collaborazione che vede coinvolti i rapporti tra lo Stato ed il sistema “delle autonomie”.

Leale collaborazione che si concretizza quando si sottoscrive un accordo ufficiale e, di conseguenza, si rassegna il tener fede all’impegno concordato e sottoscritto: ergo, relativamente ad un provvedimento contrario alla leale collaborazione potrebbe essere legittimo sottoporne il vaglio alla Corte Costituzionale, poiché verrebbe meno lo spirito collaborativo che richiede la nostra Carta Costituzionale.
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