La Voce Grossa di…Emanuela Rusta(intervista): «Un grande arbitro deve saper resettare in un secondo: in campo conta solo la decisione successiva»
Nicola Ricchitelli - Prima donna albanese a conquistare il badge di arbitro internazionale FIFA e a dirigere partite nei massimi campionati e nelle competizioni europee, Emanuela Rusta rappresenta una figura simbolo nel panorama calcistico moderno. Tra il lavoro sul campo e il ruolo di insegnante di educazione fisica, la sua carriera è una testimonianza di costante preparazione, forza mentale e professionalità. In questa intervista esclusiva, Emanuela Rusta si racconta a 360 gradi: dai sacrifici necessari per raggiungere i vertici internazionali alla gestione della pressione, dal rapporto con il VAR fino al messaggio fondamentale destinato alle nuove generazioni di arbitri.
Qual è stato il sacrificio più grande per raggiungere questo livello?
R: «Credo che il sacrificio più grande sia legato al tempo, alla disciplina e all'impegno necessari per raggiungere questo livello. L'arbitraggio d'élite richiede allenamento costante, continui spostamenti e uno studio incessante. Ma quando ami davvero quello che fai, ogni sacrificio diventa semplicemente parte del viaggio».
Quali sono gli elementi chiave per la preparazione di un arbitro FIFA?
R: «Per me è la combinazione di preparazione fisica, comprensione tattica e forza mentale. A livello FIFA ogni dettaglio fa la differenza, e l'apprendimento continuo è ciò che ti dà la sicurezza necessaria per rendere al massimo ai livelli più alti».
Come percepisci l'attenzione dei media e del giornalismo sportivo nei tuoi confronti?
R: «Penso che il giornalismo sportivo sia cambiato notevolmente, con un'attenzione sempre maggiore alle prestazioni e alla professionalità. Per quanto mi riguarda, l'aspetto più importante è continuare a lavorare ai massimi livelli e lasciare che siano la competenza e la continuità a parlare per me».
Quanto ti aiuta nel tuo ruolo in campo il fatto di essere un'insegnante di educazione fisica?
R: «Essere un'insegnante di educazione fisica mi ha insegnato il valore della comunicazione, della pazienza e della gestione delle diverse personalità. È un bagaglio che mi aiuta molto sul terreno di gioco per dialogare con calma con i giocatori e gestire situazioni complesse sotto pressione».
Qual è il tuo approccio al campo e all'uso del VAR?
R: «La mia prima responsabilità è sempre quella di prendere la decisione migliore in base a ciò che vedo in campo. Il VAR è un supporto fondamentale, ma non sostituisce l'arbitro. Cerco sempre di decidere con sicurezza e di rimanere totalmente focalizzata sulla partita».
Come gestisci la pressione e i momenti difficili durante i 90 minuti?
R: «Cerco di rimanere totalmente concentrata sul momento presente. Prima del fischio d'inizio mi preparo mentalmente e visualizzo diverse situazioni di gioco. Durante la gara mi concentro sulla decisione successiva, senza ripensare a ciò che è già accaduto: la capacità di resettare velocemente è fondamentale».
Come cambia la tua gestione della gara a seconda dell'incontro?
R: «I principi fondamentali restano gli stessi. Il Regolamento e gli standard non cambiano, ma ogni partita ha la sua intensità, il suo stile e le sue personalità. Il mio compito è adattarmi a queste caratteristiche mantenendo sempre la massima coerenza».
Che consiglio daresti a chi affronta critiche, specie nel mondo del calcio e dei social media?
R: «Il mio consiglio è di non lasciarsi bloccare dalla paura delle critiche. Bisogna concentrarsi sulla preparazione, sulla prestazione e sui motivi per cui si è iniziato questo percorso. I social media possono fare molto rumore, ma è sempre il lavoro in campo a dover parlare più forte».
Come si costruisce la leadership all'interno della squadra arbitrale?
R: «Una leadership solida parte dalla comunicazione e dal rispetto reciproco. Ogni membro della squadra arbitrale ha un ruolo cruciale, quindi la fiducia è essenziale. Quando la comunicazione funziona e ci si fida l'uno dell'altro, le prestazioni dell'intero gruppo migliorano».
Qual è l'eredità che vorresti lasciare alle future generazioni?
R: «Spero che il mio percorso possa ispirare i giovani arbitri a credere in se stessi, a lavorare duro e a non smettere mai di migliorarsi. Mi piacerebbe essere ricordata per la mia professionalità, la mia integrità e la passione che metto nell'arbitrare».


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