Ostuni: inizia il "Mese della Legalità" con la testimonianza del Generale Angiolo Pellegrini

OSTUNI (BR). Ha preso il via la serie di incontri organizzati dalla Biblioteca comunale ostunese, che compongono il calendario del "Mese della legalità", iniziativa nata in seno alla struttura ostunese e dedicata alla diffusione dei concetto di giustizia, declinato ogni sua dimensione. Si è tenuto ieri, giovedì 8 marzo, il primo appuntamento, che ha visto protagonista Angiolo Pellegrini, Generale dell’arma dei Carabinieri e comandante della sezione Antimafia di Palermo dal 1981 al 1985. Un pubblico attento e nutrito, ha seguito con emozione la testimonianza del Generale Pellegrino, autore del libro "Noi gli uomini di Falcone", su cui è stato incentrato il suo lungo e appassionato intervento. 
Ad aprire l’incontro, il sindaco Gianfranco Coppola e l’assessore con delega all’Istruzione e alla Biblioteca Antonella Palmisano, entrambi entusiasti della presenza del prestigioso ospite. Con una lunga e brillante carriera militare alle spalle, culminata nella nomina a Generale, il Sindaco Coppola non ha avuto che parole di merito per la caratura etica della rassegna appena iniziata, ricordando ai presenti quanto siano fondamentali i valori della legalità, della trasparenza amministrativa e della giustizia, a cui quotidianamente fa riferimento nel condurre la sua esperienza di governo della città. 
"Ringrazio i ragazzi del progetto scolastico 'Corretti e non corrotti'" dichiara l’assessore Palmisano, dal cui indirizzo ha preso vita il 'Mese della legalità' "che sono qui presenti e che continuano a portare avanti con impegno e fervore un fondamentale programma educativo messo a punto dai loro validi docenti. Non bisogna smettere mai di parlare di giustizia e legalità, di educare i più giovani al rispetto delle regole e delle persone, per non smettere di credere in una società migliore di quella in cui viviamo. La testimonianza di questa sera ne è un fulgido esempio".
"La prima impressione che ho avuto di Ostuni" dichiara il Generale Angiolo Pellegrini "è che si tratta di una città pulita sia in senso stretto, che in senso lato. Mi basta poco per capire certe dinamiche e ne ho avuto certezza quando ho appreso che il sindaco di questa città fosse un collega. Il momento più importante della mia carriera l’ho trascorso a Palermo proprio mentre la mafia iniziava a diventare un’organizzazione pericolosamente radicata non solo in Sicilia, ma su tutto il territorio nazionale, stringendo compromessi con il mondo dell’imprenditoria prima, della politica poi. Tra gli anni ottanta e novanta, la mafia era diventata così forte che pensò di sfidare lo Stato. Nel momento in cui qualcuno osò opporsi alla sua illecita esistenza, non si è fatta scrupoli ad uccidere e seminare terrore. Il lavoro condotto dai tanti che si sono opposti al potere mafioso è stato esemplare, la maggior parte degli uomini e delle donne che a vari livelli lo hanno svolto non sono più tra noi, ma la loro perseveranza ha dato vita al contesto sociale attuale, molto diverso dallo scenario cui sembravamo condannati soltanto vent’anni fa. Perciò non bisogna smettere di ricordare figure fondamentali come quella di Giovanni Falcone, affinché le società future possano orientarsi seguendo delle nobili orme di legalità". 
Il Generale Angiolo Pellegrini ha snocciolato i più importanti accadimenti di cronaca legati all’attività di "cosa nostra", ricordando la granitica onorabilità di persone come Gaetano Costa, Piersanti Mattarella, Giuseppe Russo, Boris Giuliano, Emanuele Basile, Carlo Alberto Dalla Chiesa e molti altri eccellenti uomini, morti per mano dell’organizzazione a delinquere a cui Giovanni Falcone aveva deciso di dichiarare guerra. 
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