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domenica 25 agosto 2019

La Voce Grossa di…Maurizio Battista(intervista):« #estate...calmi 2019…Nei miei spettacoli racconto noi… io quello che dico sò…»







































Nicola Ricchitelli – Chiusura con il botto per il Barletta Summer Show 2019 che vedrà nella serata del 29 agosto presso l’arena del Castello Svevo di Barletta la presenza del comico romano Maurizio Battista.

Trenta anni di carriera in tv, cinema e teatro, a fianco di personaggi del calibro di Pippo Baudo, Massimo Ranieri, Anna Oxa, Leonardo Pieraccioni, Giancarlo Magalli.

Dalla Rai a Mediaset, Maurizio Battista è uno dei comici italiani di cabaret più noti e amati dal pubblico, grazie alle sue partecipazioni a programmi di grande successo come Quelli che il calcio, Colorado, Ballando con le stelle, Buona Domenica, Dopofestival di Sanremo e Striscia la notizia.

Il 29 agosto il mattatore romano, con la sua satira sui comportamenti bizzarri di coppia e sul mondo della comunicazione, sarà a Barletta, nell’arena del Castello Svevo, con il suo spettacolo #estate...calmi 2019.
Un viaggio fra gli usi ed i costumi (con accezione ironica) della nostra società. Particolare come sempre sarà la sua attenzione alla situazione” romana “che lo vede coinvolto in prima persona.
Ultimo di tanti capolavori che il genio romano ha regalato sul piccolo e grande schermo nell’arco di una carriera longeva e ricca di soddisfazioni in quella che sarà un’emozione senza eguali.

Raggiunto telefonicamente abbiamo chiesto alcune anticipazioni sul suo spettacolo.

Maurizio, “Estate…calmi 2019”, qual è il filo che fa da conduttore in questo tuo spettacolo?
R:«Il filo conduttore è il pubblico, è uno spettacolo pop, uno spettacolo quotidiano, uno spettacolo che parla di noi, di me, del quotidiano, del costume, non parliamo ovviamente di politica, uno spettacolo molto vicino alla gente, uno spettacolo che parla alla gente. Ogni giorno parliamo di talune cose, altre le leviamo, ma parlo di tutto, non c’è una drammaturgia questo te lo dico in maniera chiara. È uno spettacolo di due ore e mezzo dove ci divertiamo in maniera genuina senza pensare di essere il migliore della sala. Sono semplicemente uno che sta lì con i suoi amici pugliesi, e stiamo insieme per quelle due ore e mezzo».

Quanto c’è di Roma e della tua romanità in questo spettacolo?
R:«La romanità c’è per forza di cose – dalla parlata fino a finire all’accento – io però lavoro in tutta Italia – anche in Svizzera – e alla fine il problema della mia romanità no si pone. Io racconto in maniera giovale, anche in maniera commovente e la romanità arriva, addirittura in certi momenti ti aiuta…parliamoci chiaro».

Maurizio che rapporto hai con la risata nella tua vita reale?
R:«E’ un po’ un 50% , una parte è quello che hai detto tu, l’altro 50 è quello un po’ sofferente. Ho sessant’anni – non ne ho venti – ho vissute tante cose brutte – ma anche belle ringraziando il Dio – c’è una parte malinconica e non perché il comico è anche una persona triste, il comico alla fine è una persona normale, vive i suoi momenti belli e brutti, vive i suoi giorni allegri e i suoi giorni in cui gli rode il culo…io ho avuto una vita molto vissuta – tribolata per certi versi – la racconto e arriva in qualche modo, perché poi in sala ho un pubblico che va dai bambini ai centenari, un pubblico che va dallo scienziato all’analfabeta come me, insomma c’è di tutto, perché alla fine racconto noi, non faccio finta di essere di sinistra o di destra, e ne tanto meno faccio finta di essere amico degli animali, io quello che dico so…»

Maurizio qual è il tuo rapporto con l’estate e con le estati vissute in passato?
R:«Questa è una bella domanda…J a 17-18 anni sentivo la sera l’odore del bouganville, ora a sessant’anni l’odore c’è sempre ma io non lo sento più, questa è la differenza purtroppo. Diciamo che la differenza sta tutta lì, ora vivo le mie estati in funzioni della mia ultima arrivata, cambiano i gusti, cambiano gli odori, ma alla fine ringraziando il buon Dio stiamo sempre qua. C’è una cosa che non cambia, che non si va in giro a fare gli scienziati, nel senso a fare quello che se non c’è Battista finisce il mondo. Io cerco di regalare al mio pubblico quelle due ore e mezzo di allegria – anche se io la faccio facile, ma non è facile quello che faccio, visto che facciamo 300.000 spettatori l’anno – mettendoci su qual palco il cuore, sia quando si ride e sia quando si piange».   
    

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