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Sanremo 2021, Cari Måneskin…anche se non avranno il coraggio di farvi vincere, il futuro della musica e del rock italiano è tutto vostro


Nicola Ricchitelli – Una premessa è d’obbligo, un plauso va fatto ad Amadeus per il coraggio nel aver portato un brano come quello dei Måneskin – “Zitti e buoni” - sul palco dell’Ariston, un rock come non se ne vedeva da tempo, un rock che con le sue chitarre rompe i timpani e i coglioni.

Un brano quello dei ragazzi provenienti dall’italica capitale che sul palco dell’Ariston ha spazzato tutto il niente che stiamo vedendo in questa 71° edizione, tra gente che non azzecca una nota manco per sbaglio, dove per sentire qualcuno cantare come Cristo comanda devi aspettare che da quelle scale scenda Orietta Berti.

Il festival dell’ennesimo Ermal Meta con le sue canzoni che cercano di dire qualcosa ma che alla fine restano con il solito punto interrogativo – alla fine almeno il podio dovrebbe raggiungerlo - di Max Gazzè che non si capisce dove voglia andare a parare, dei monologhi di Fiorello che non fanno più ridere, il festival dove ci è toccato vedere anche Fedez, e di tutti una serie di artisti – vedi Madame e La Rappresentante di lista – che complici penne amiche, si dice un gran bene ma alla fine non si capisce poi sto bene dov’è.


      

Cantano ma non si sa che cazzo cantano verrebbe da dire prendendo in prestito alcune frasi della loro canzone a sentire certi artisti, “Zitti e buoni” spacca e in questo contesto anche troppo, superlativa l’interpretazione di Damiano, devastante la chitarra di Thomas Raggi, egregio il basso della De Angelis, straripante la batteria di Torchio.

Se la storia di questa festival prenderà altre strade lo vedremo in tarda notte, ma per favore risparmiateci l’ennesimo festival a Ermal Meta e alla sua manfrina di canzone.  

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