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"Quindi Noi Sbagliando Facemmo Giusto" - Il disco dei Votto e la testardaggine di cui abbiamo bisogno


Quindi Noi Sbagliando Facemmo Giusto
 è il nuovo disco della band piacentina Votto, screamo denso e aggressivo ma che sa dare il giusto spazio ad aperture melodiche. Si tratta di un disco politico nel senso più etico del termine, una narrazione che lega i concetti di perdita e di attesa, un lutto senza rassegnazione e una fiducia incrollabile nella ciclicità della vita e nei suoi moti di rivoluzione.

Per i Votto la perdita non è mai definitiva, il tempo non è mai immobile, e sicuramente queste pressioni sono state accentuate dal momento storico che viviamo, rinunciando a persone, progetti e rimandando tutto a data da destinarsi. Ma indipendentemente dal periodo entra in scena anche la questione anagrafica: il futuro non è più qualcosa di lontano e la soglia dei trent’anni obbliga chiunque a venire a patti con se stesso, essere produttivo senza perdersi, prevalere in una società che non concede seconde chance, vivere e sopravvivere senza rimorsi.

Il disco si apre con le parole di Nello Vegezzi (1929-1993), artista poliedrico (poeta, pittore e scultore) e attivista politico militante nel PCD (Partito Comunista D’Italia), personaggio dall’incorruttibile animo rivoluzionario, fra i meno noti grandi outsider del ‘900. Nella sue parole, che danno anche il nome al disco, ritroviamo un senso romantico di rivoluzione, fallita ma mai arresa, un’irrequietezza ragionata, quasi intellettuale, soltanto all’apparenza domabile. A unirli è anche il luogo di nascita e così Piacenza, la loro comune città d’origine, si carica di un immaginario di frontiera: una città affacciata su di un fiume che divide due regioni, non una meta ma un luogo di passaggio dai confini frastagliati e dalle influenze non canoniche.
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