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VEA: il video di "L'esatta combinazione", il nuovo singolo estratto dall'album "Sei chi non sei" pubblicato ad aprile per Metatron


Un tormentone estivo di tre accordi che racconta un'anima sospesa tra il senso di appartenenza e di non appartenenza, tra Nord e Sud Italia, e che trova espressione nell'immaginazione: quanto sarebbe bello se a Torino ci fosse il mare?

In questo video amici e parenti presenziano alla cerimonia funebre di Vea. L'atmosfera triste si rinfresca quando Vea apre gli occhi e rimane confusa dalla situazione. Non può credere ai suoi occhi: il suo spirito e il suo corpo ormai non sono più legati.
Prima di lasciare la casa, sceglie l'abito più adatto a quest'ultima avventura terrena e, dopo aver provato innumerevoli outfit, sceglie un vestito leggero, colorato, estivo.
Lo spirito di Vea vola per Torino e ripercorre fugacemente i suoi luoghi del cuore e, quando ormai il sole cala, raggiunge il mare. Il suo viaggio termina qui, accolta tra le acque di quel mare che Torino non avrà mai.

Così nasce L'esatta combinazionegiocando con il paesaggio e la fantasia che ridisegna gli spazi e, di conseguenza, porta lontano. 

«Sono l’esatta combinazione fra mia madre e mio padre». Con queste parole la voce di Vea viaggia con l’immaginazione ed emergono ricordi, sensazioni e visioni di altri luoghi e altri modi di essere, più lontani dalla quotidianità, ma ben presenti nel cuore e nelle radici: Piemonte contro Basilicata, chi vincerà il famigerato “senso di appartenenza”?

«Questa canzone usa l'immaginazione per creare un non-luogo in cui mescolare le mie origini. Come una bimba curiosa, ho giocato con le immagini della mia vita e le ho trasformate per capire chi sono davvero: sento la nostalgia di una terra in cui non sono cresciuta, cucino piatti tipici Lucani, che ho imparato dalle mie nonne, ma parlo con una forte cadenza Piemontese. Ma, finito il gioco e finite le parole della canzone, ho capito che non cambierei niente di questo bizzarro mix...anche se il mare a Torino, farebbe davvero la differenza!» Vea
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