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L RAP TAGLIENTE DI KARKANO TORNA A FAR RIFLETTERE IN “GIULLARE”, IL SUO NUOVO SINGOLO


Barre taglienti, flow incisivo, attitudine all’introspezione e ritmi accattivanti e penetranti sono le caratteristiche principali del percorso artistico di Karkano, al secolo Francesco Carcano, che dopo aver conquistato pubblico e critica con l’intimo e vertiginoso viaggio all’interno della mente umana, “Serpe in senno”, torna a stupire con “Giullare”, il suo nuovo singolo.

Ascolta su Spotify.

Sagace, pungente e, grazie ad una finezza autorale e ad un’eleganza espressiva uniche, lontano da un’irriverenza fuori luogo e da quell’insolenza tanto in voga nell’attuale scena italiana, il brano racconta, in perfetto stile Karkano, le vicissitudini di un giullare di cortein bilico tra il dovere di compiacere i propri padroni – «posso danzare, recitar versi, oppure tagliarmi la testa a metà» - e il desiderio di far capir loro la caducità e la frivolezza delle esistenze che conducono - «vita di scorta, ma chi vi ascolta? Anima vuota e ridete di me?» -.

In un’analogia musicale priva di maschere e di uno storytelling dalle accezioni edulcorate, “Giullare” rappresenta l’ambivalenza dell’essere umano, simboleggiando da una parte la pressione sociale a cui esso è sottoposto, tra il timore del giudizio e la condizione di dipendenza, di soggezione e di sottomissione che sfociano inesorabilmente in una vera e propria oppressione collettiva - «Milord, mio sovrano, non dicevo a voi, recitavo. Pietà, Signor Boia, mi tolga quel cappio...non respiravo» -, dall’altra, la tendenza comune a proiettare verso il prossimo i propri disagi, le proprie paure ed i propri sbagli, facendosi emblema di un bersaglio, di un capro espiatorio che, per sua natura, è chiamato a dover scontare le pene di tutti - «Giornata storta? La vita scotta? Che ve ne importa? Ridete di me!».

Una dicotomia che l’abile penna di Karkano suggerisce di appianare con l’ironia - «il popolo vi adora, che vita da favola, sotto la corona capelli da fava» -: un umorismo intelligente, pregnante e meditativo, che occorre imparare a rivolgere in primis verso se stessi, con la consapevolezza che nella vita siamo, o siamo stati, tutti un po’ giullari, saltimbanco camuffati da funamboli, alla spasmodica ricerca di un equilibrio tra ciò che siamo, ciò che vorremmo essere e ciò che la società, dalla famiglia al contesto lavorativo, ci chiede – o talvolta ci impone – di essere.


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