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A Barletta domenica 24 aprile (ingresso ore 19,30 sipario ore 20,30) il grande ritorno in scena del teatro popolare dialettale dal vivo con la commedia “A’ navicule sta’ vacande” degli Attori Spontanei Barlettani


A Barletta domenica 24 aprile (ingresso ore 19,30 sipario ore 20,30) il grande ritorno in scena del teatro popolare dialettale dal vivo con la commedia “A’ navicule sta’ vacande” degli Attori Spontanei Barlettani nella Multisala Paolillo in Corso Garibaldi 29, dove si registra il “tutto esaurito” da record per le 300 poltrone dell’elegante platea.                                                                                                    

Umorismo e vernacolo, risate e cultura popolare, divertimento e satira di costume nella commedia approdata alla diciannovesima replica a distanza di oltre due anni dal precedente “sold out” di domenica 1° marzo 2020, ultima rappresentazione dal vivo a Barletta prima del lockdown. Il Comune di Barletta ha patrocinato l’evento con un apposito decreto commissariale, riconoscendo la valenza socio-culturale dello spettacolo ed i suoi scopi di solidarietà tenuto conto che una significativa parte dell’incasso sarà devoluta ad attività filantropiche e di Volontariato del Territorio su espressa indicazione da parte di Pubblico e degli Sponsor.

Il copione e la relativa sceneggiatura appartengono alla più recente storia del teatro popolare dialettale dove il vernacolo barlettano regge il confronto con i fatti più quotidiani della vita di ogni giorno. E che rimescola tutti questi ingredienti nell’adattamento ai tempi nostri di quel copione in tre atti portato sul palcoscenico del cinema Dilillo nella primavera del 1976 con identico, straripante successo dall’indimenticabile autore e protagonista principale Giggino Cafagna.

Quarantasei anni dopo, si deve alla passione di suo figlio Michele l’aver saldato questo debito di riconoscenza con chi, in un certo modo, ha “inventato” il teatro dialettale barlettano nella seconda metà degli Anni Settanta mettendo a frutto la tradizione ed un certo gusto dell’ironia condito da generose doti di satira paesana.

Una invenzione… spontanea, affidata in principio all’istrionismo dei suoi pionieri (che recitavano a soggetto, come nei tempi del Carro di Tespi, cioè senza copione scritto) e poi man mano cresciuta, evolvendosi in forme creative destinate a tramandarsi per l’esistenza di trascrizioni con tanto di sceneggiatura, battute e quant’altro di utile nella “cassetta degli attrezzi” di chi il teatro non lo fa per mestiere ma per amore e tanto, tanto ma tanto sentimento.

Di copioni, come ha detto pubblicamente quella domenica sera del 1° marzo 2020 nell’ultima rappresentazione prima del lockdown e l’interruzione di tutti gli spettacoli dal vivo Michele Cafagna - due volte figlio (biologico e d’arte) di papà Giggino - al pubblico assiepatosi (oltre trecento spettatori comodamente seduti nelle poltrone rosse della stessa Multisala Paolilo), ne esistono addirittura diciotto: tanti quanti sono le commedie riproponibili in scena e, perché no?, da pubblicare in un volume da destinare al pubblico e così tramandare anche la scrittura del dialetto barlettano spesso soggetto a stravolgimenti poco credibili ma comunque suggestivi nella più genuina espressività.

Circa mezzo secolo dopo, l’eredità di questa singolare esperienza di vita popolare resta affidata ad una (temporaneamente) ristretta cerchia di attori, in una… palestra che Michele Cafagna conduce con tenacia e tantissima passione. “Il mio e tutto nostro desiderio? – dice – Rappresentare la commedia scritta da mio padre nel Teatro Curci, che proprio oggi festeggia i 150 anni dalla sua inaugurazione. Chissà…”

La “rentrée” di domenica 24 aprile si prevede naturalmente carica di tanta energia e voglia di sano spettacolo dal vivo, quando sarà registrata la diciannovesima replica della commedia dal lontano debutto nel 1976 in questo tempo di ripresa e di ritorno ad una normalità dove riconoscersi sulla scena fra una battuta ed una risata può scacciare definitivamente l’emergenza dalla vita di ogni giorno.

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