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Alessandro Porcelluzzi(intervista):« La politica, quella vera, afferra la realtà per la coda»


Nicola Ricchitelli – Difficile trovare le volte che non abbia condiviso il pensiero dell’ospite di quest’oggi, anche se quello in fondo è questione di soggettività. Di lui ho ammirato molte volte quel suo vedere dove altri non vedono e di spiegarlo con poche ma raffinate parole.

Difficile dire se sia un soggetto politico, difficile dire se sia solo un raffinato pensatore, difficile dire se sia solo una bella penna, l’ospite di quest’oggi è tante cose, tutte cose che li vengono bene tra l'altro.

Nelle prossime amministrative qui a Barletta la sua è un assenza che nonostante tutto si fa presenza, referente e voce di un progetto politico che sarebbe potuto essere ma non per il momento non sarà, lui è il prof.Alessandro Porcelluzzi, volto e voce del nuovo progetto politico, “Costituente Democratica” che almeno per le prossime elezioni guarderà la partita da bordo campo…

Prof. Porcelluzzi inizio sempre le mie chiacchierate con un come stai…?
R:«In questo periodo non è una domanda semplicemente di cortesia. E in effetti ora sto bene, grazie, dopo aver attraversato la settimana scorsa (per fortuna solo adesso, da plurivaccinato) l’esperienza del Covid».

Parliamo del nuovo progetto politico “Costituente Democratica”, di cui lei è referente qui a Barletta…dove si colloca innanzitutto nello scacchiere della politica barlettana?
R:«Rispondere a questa domanda oggi, dopo il travaglio subito alcune settimane fa, e dopo le decisioni prese come conseguenza di quel travaglio, è particolarmente difficile. La mia idea era (e lo è ancora, nonostante gli esiti) che questo progetto si dovesse collocare nel solco della sinistra riformista, o se preferisce della sinistra e del centrosinistra di governo. Una vocazione che, tra l’altro, ritengo sia in assoluta continuità con le migliori stagioni di buona amministrazione di questa città».

Perché e da dove è nata l’esigenza di mettere su questo progetto?
R:«Il progetto è nato attorno ad alcuni nuclei tematici. Primo fra tutti: la necessità di ridurre la presenza e l’influenza del civismo, soprattutto del civismo estemporaneo, nello scenario politico ed elettorale. Ritornando a dare forza ai partiti, così abbiamo scritto e detto, si può creare una camera di compensazione, una cabina di regia per mettere in sicurezza sindaci e giunte. La nostra analisi era che le crisi che si sono susseguite in città non fossero responsabilità di singoli o gruppi (e infatti non abbiamo mai lanciato accuse personali, non ci siamo mai accaniti contro questo o quello), ma invece naturale prodotto dello schema politico, sbagliato, pericoloso, che vede liste formarsi solo in occasioni delle elezioni, e sparire il giorno dopo, esponendo l’amministrazione al rischio di cadere a ogni provvedimento».

Da dove nasce la decisione di non prendere parte alle prossime amministrative?
R:«A un certo punto del nostro percorso abbiamo incrociato altre forze politiche. Ci sono stati diversi incontri, la stampa parlava oramai costantemente di un Terzo polo. Noi siamo andati a quel tavolo (oltre a Costituente democratica c’erano Mdp/Articolo 1, il M5S, Sinistra Italiana, Italia in comune) con l’idea di provare a costruire, per gradi e sapendo di lavorare tra soggetti con sensibilità ed estrazione diverse, un progetto condiviso. Noi di Costituente abbiamo offerto anche un ventaglio di nomi terzi, non appartenenti ad alcuna delle forze politiche sul tavolo, per individuare un candidato Sindaco, una personalità lontana dalle ultime vicende amministrative, e da cui tutti si sentissero rappresentati. Altre forze politiche pretendevano di passare per le primarie. Uno strumento che io, come molti altri, ritengo foriero di veleni, divisioni, distorsioni. Come noto, le primarie alla fine ci sono state. Producendo come primo effetto, ancora prima di celebrarsi, la disintegrazione di quel tavolo, del cosiddetto Terzo polo: Mdp/Art.1 si è alleato con Santa Scommegna, il M5S correrà con una propria candidata Sindaco, Costituente democratica, come dicevi, appunto non si presenterà alle elezioni. Tra l’altro dopo le primarie (e la riconferma di Doronzo, già candidato nel 2018) quella coalizione ha perso ulteriori pezzi, a riprova dei nostri dubbi sulla bontà del mezzo».

Che campagna elettorale vedremo?
R:«Temo che la campagna elettorale (è sufficiente leggere i primi scambi) sarà particolarmente velenosa. Alla fine lo scenario somiglia terribilmente al 2018. Ma quando uno scenario si ripropone in modo identico per due volte, in genere questo è frutto di fallimenti. E i fallimenti portano con sé rivendicazioni feroci, frustrazioni, astio e desiderio di rivalsa».

Soprattutto che argomenti cavalcheranno i vari candidati secondo lei?
R:«Come dicevo, poiché i protagonisti della prossima campagna elettorale sono (tutti) gli stessi degli ultimi anni, useranno gli stessi argomenti di sempre. Tra l’altro, come ho già avuto modo di dire altrove, in politica i programmi sono un rituale stantio. La politica non è una lista della spesa, in cui spuntare obiettivi prefissati. La politica, quella vera, afferra la realtà per la coda, mentre la realtà tenta di fuggirci davanti. Provo a far notare un dettaglio: quando si chiede ai candidati cosa pensino di un tema, quasi sempre rispondono che “ascolteranno la città”, “apriranno un tavolo”. Cioè mentre si chiedono risposte alla politica, i politici rigirano la domanda ai cittadini. Per furbizia, per assecondare umori e luoghi comuni, o forse per incompetenza, non saprei».

Politicamente cosa salva delle ultime consiliature?
R:«Mi piacerebbe rispondere a questa domanda in modo costruttivo. Ma francamente mi scorre davanti un film con un solo fotogramma, sempre lo stesso. Nulla di nuovo sotto il sole».

Prof.Porcelluzzi, che significa fare politica a Barletta?
R:«Barletta è una città complicata più che complessa. Tanto dinamica, capace di reinventarsi, aperta al progresso, quanto legata a schemi arretrati, arcaici, desueti. Fare politica a Barletta significa confrontarsi con questi strani meccanismi, provare a penetrare questo atteggiamento anfibio. Posso dire cosa manca: uno studio importante sulla stratificazione sociale, sulle strutture che fondano oggi l’economia e la società di Barletta. Perché senza studio, e a Barletta ce n’è davvero poco, almeno a guardare il mercato elettorale, la politica diventa vacua retorica, più urlata che ragionata».

Oggi cos'è la destra e cosa la sinistra?
R:«Questa non è una domanda, ma il titolo di un saggio. Destra e sinistra sono categorie che sono state date mille volte per morte e mille volte sono risorte. Certo, dalla Rivoluzione francese a oggi, il tema che le separa, quello attorno a cui si è sviluppata la differenza tra le due polarità, è cambiato molte volte. Posso dire solo questo, con una battuta: si possono ridefinire destra e sinistra solo se abbiamo chiare quali opzioni di società bene ordinate, di principi di giustizia abbiamo davanti. La mia impressioni, nel micro e nel macro, è che a nessuno siano chiare le opzioni in campo».

Vi è qualche nome che negli ultimi anni si è avvicinato alla sua idea di fare politica?
R:«A Barletta certamente no. Non voglio allontanarmi troppo, né salire di livello dal locale al nazionale. Per cui mi limito ai dintorni. Ho avuto modo di seguire da vicino la nascita e la crescita, in alcuni casi l’affermazione, di proposte politiche dei Comuni vicini a noi. Penso ad Andria, al Sindaco Giovanna Bruno e all’ex consigliere regionale Sabino Zinni: un interessante laboratorio di formazione politica, quello animato da Zinni, che ha trovato in Giovanna Bruno, in amministrazione, una interprete, una leader autorevole e capace, persino di fronte al disastro ereditato dalle precedenti consiliature. Penso a Trani, alla consigliera regionale, già assessore al Comune ai servizi sociali, Debora Ciliento, la cui biografia racconta proprio il passaggio dal vero civismo, dal volontariato, alla politica, il “servizio” per la comunità. Non sempre si vince, e infatti come ultimo esempio vorrei citare Minervino: ho avuto la fortuna di incrociare Michele Tamburrano, che guidava la lista Minervino più alle scorse amministrative. Ho trovato in lui e nella sua squadra coesione, qualità politica, capacità di elaborazione. Tutte queste esperienze che ho citato hanno una caratteristica in comune: uniscono alla chiarezza della proposta politica un tratto di signorilità, di stile, di gentilezza che secondo me sono qualità essenziali in politica. Forze tranquille, come sempre sono le forze vere».

Prof.Porcelluzzi chi vincerà le prossime elezioni?
R:«Difficile dirlo ora, soprattutto non avendo ancora le liste complete dei candidati consiglieri. Certo la partita è tra Cannito e Scommegna, che hanno profili molto diversi. Così come credo si possa facilmente prevedere stavolta un ballottaggio. Al momento, ma siamo alle prime battute, mi pare che il rapporto tra candidato Sindaco e liste sia invertito: cioè Cannito sembra più “presente” di Scommegna; ma le liste di Scommegna sembrano penetrare di più rispetto a quelle di Cannito».


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