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"Empty" è il nuovo singolo di White Ear con Vincenzo Destradis alla voce


Fuori il 29 aprile su tutte le piattaforme digitali e radio Empty, nuovo singolo del producer pugliese di stanza a Bologna White Ear che vede alla voce il talento di Vincenzo Destradis (Westfalia) e anticipa l’album di prossima uscita “Right Here”. Il brano nasce da un sentimento di rabbia e delusione, dopo aver letto un articolo su sfruttamento e soprusi legati all’espropriazione di risorse in molti territori del continente africano.

“Una volta finito di scrivere il testo, mi resi conto della sua versatilità. Poteva parlare di una storia d’amore finita, ma anche dell’inizio di una guerra, in generale di un qualsiasi evento che potesse generare uno svuotamento di senso nell’animo di qualcuno. Un motivo in più per scegliere questo titolo. Perché ogni ascoltatore può interpretare il testo in modo diverso. Una pagina vuota che attende di essere riempita dal proprio vissuto, da quelle vicende che ci hanno privato di qualcosa o di qualcuno, svuotando ogni nostro sforzo, azione, pensiero del suo significato. Della sua utilità” - White Ear.

Il featuring con Vincenzo Destradis impreziosisce “Empty” con un’interpretazione di grande trasporto e con tracce aggiuntive di voci processate che ricoprono l’arrangiamento di una sottile patina opaca.

White Ear è un live-set di strumenti elettronici ed acustici. Suoni e beat sono generati e manipolati in tempo reale in un flusso di brani che si susseguono come in un dj-set, con lente sovrapposizioni e variazioni di velocità. Le griglie ritmiche e i paesaggi sonori sono spesso suggeriti da campioni tagliati sul momento o frammenti di registrazioni ambientali. Il filo che unisce i diversi momenti della performance è il dialogo tra beat graffianti e giochi di consonanze e dissonanze nati dall’imprevedibilità dei campionamenti. Diversi collaboratori hanno partecipato al disco in uscita “Right here” (Last Floor Studio, CNI Compagnia Nuove Indye) e prendono parte alle esibizioni live. Tra gli ospiti troviamo Vinx Scorza, Giorgia Faraone (alias Femmina), Meike Clarelli e Vincenzo Destradis.

Davide Fasulo, nome all'anagrafe di White Ear, è un polistrumentista e producer brindisino, trasferito a Bologna nel 2001, attualmente impegnato con il quartetto elettro-acustico Dueventi e varie produzioni in contesti diversi come installazioni, performance, sonorizzazione video e incisioni in studio. Dopo gli studi classici, studia jazz con i maestri Nico Menci, Teo Ciavarella e Fabrizio Puglisi. Come compositore di colonne sonore e musicista di scena ha collaborato con diverse realtà teatrali tra cui Oscar De Summa, Teatro dei Gatti, Opificio d’Arte Scenica, Ivano Marescotti, Teatrino Giullare, Teatro Sotterraneo. Tra le attività teatrali più recenti “il Piccolo Principe” (2021, regia Riccardo Frati, produzione ERT) e “Lingua Madre” (2021/22, regia Lola Arias, produzione ERT), in questo momento in tour europeo. Durante la sua carriera ha condiviso il palco con artisti di varia estrazione stilistica, tra cui Vinicio Capossela, Mika, Giorgia, Malika Ayane, Fiorella Mannoia, Pasquale Mirra, Ares Tavolazzi, Massimo Manzi, Piero Odorici, Linley Hamilton, David Lyttle, Daniele Di Gregorio, Mirko Guerrini, Marco Tamburini, Christophe Rocher e tanti altri.

Tra il 2004 e il 2009 conduce un ensemble di 10 elementi, la Pan Gea Orchestra, suonando dal vivo per spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche con brani di propria composizione. Tra gli eventi più rilevanti, “Omaggio a Ravel”, una rivisitazione del celebre Bolero che debutta al teatro Astra di Vicenza nel 2007, e la sonorizzazione dal vivo di un medio-metraggio di Charlie Chaplin al festival Strade del Cinema (Torino, 2009).

Nel 2017 ha composto la sigla e alcuni jingle per la trasmissione “Facciamo che io ero” (Raidue, con Virginia Raffaele) al fianco del maestro Teo Ciavarella.

Da sempre coltiva la passione per la musica elettronica, con un’attenzione particolare verso la manipolazione istantanea dei suoni, l’imprevedibilità di fattori random, la ricerca di quegli errori che giocano in contrasto con la severa regolarità delle macchine.

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