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Barletta, ecco la voce di un ex tossicodipendente: «vi racconto il retro della medaglia degli anni 80 a Barletta: l’eroina»


Nicola Ricchitelli - Verso la fine degli anni 80 per noi bambini camminare nei vicoli bui e nelle stradine deserte della città era proibito - dai nostri genitori – e quando lo si faceva il tutto avveniva con circospezione, con quel misto di inquietudine e paura. Alcune scene sono rimaste nella mente di quei figli nati negli anni 80 e cresciuti nei 90, le scene di quegli aghi sporchi di sangue lavati alle fontane pubbliche, pronti ad iniettare paradiso e inferno nelle vene di chi ci è cascato e di chi si è fatto fregare. Erano da evitare, scansare, temere, di loro bisognava avere paura. Abbiamo dribblato quelle siringhe sporche di sangue nei campetti di periferia, mentre si giocava a nascondino, si fuggiva alla loro vista mentre si giocava ai quattro angoli e mentre si saltellava tra le caselle del gioco della campana. Quelle siringhe sono state anche il retro della medaglia di quel meraviglioso sogno che sapeva di “Febbre del sabato sera”, spesso come lame di coltelli, quelle siringhe si conficcavano nelle porte dei bagni delle tante disco che hanno albergato nella nostra città.

In forma anonima qualche tempo fa ho incontrato chi con biglietto di andata e ritorno quell’inferno lo ha attraversato, e dopo il clamore che ha suscitato la serie Netflix, “SanPa”, ecco la voce di chi ha visto in faccia l’eroina .

Cos’ è l’eroina?
R:« L’eroina rappresenta e rappresentava il podio più alto per chi all’epoca si bucava, l’apice. Quando ci si droga non esistono tunnel, percorsi o cose di questo tipo, esiste solo la mancanza di una vera e propria identità da parte dell’individuo». 

L’eroina è stato il retro della medaglia dei meravigliosi anni 80, quando face la sua comparsa qui a Barletta?
R: L’eroina iniziò a circolare a Barletta attorno agli inizi degli anni 80, dapprima tra gente benestante e i cosi detti figli di papà, poi fu un male che coinvolse anche ragazzi di altre estrazioni sociali». 

Qual’era la scena più comune di coloro che si facevano di eroina qui a Barletta?
R:«Ci si riuniva in gruppi di dieci, venti persone, si sceglievano posti isolati e poi ci si bucava. All’epoca i cosi detti drogati erano molto esposti al mondo esterno, invece oggi un po’ meno». 

Come ci si avvicinava ad essa?
R:«Molto facevano le cattive compagnie. Nella mia comitiva quasi tutti si bucavano…».
 
Quando arrivò il tuo primo approccio con l’eroina?
R:« Avevo più o meno 19 anni. A me piaceva drogarmi, per me la droga non era un esigenza ma bensì un piacere. Sin dal primo buco ho avuto coscienza che un giorno avrei smesso. La prima volta fu dopo il ritorno dal servizio militare, era il 1982 - dopo che Zoff alzò la Coppa del mondo al Bernabue dinanzi a Pertini e a Re Juan Carlos – eravamo una comitiva di 20 amici più o meno. Andarono a prendere la droga da Andria, ricordo ancora la trepida attesa di quella sera. Ma anche qui la prima volta è soggettiva. Ti dirò, molti miei amici o anche ragazzi e conoscenti, dopo aver provato l’eroina sono stati male per molti giorni, per parecchi giorni hanno avuto a che fare con vomito, dolori allucinanti di stomaco, insomma l’impatto fu duro e violento tale da stare alla larga. Io vidi sin da subito il paradiso…». 

Cosa sentivi prima di un’iniezione?
R:«Tanta eccitazione. Un eccitazione che iniziava sin dalla fine degli effetti del buco precedente…».

Durante?
R:«L’effetto di una dose di eroina arrivava a durare anche dodici ore…ti sentivi in paradiso».
 
E dopo…?
R:« Finito l’effetto dovevi combattere contro il tuo fisico, attacchi di diarrea, vomito, questo per quanto riguarda me. Altri ragazzi avevano reazioni anche più violente. Di solito a livello fisico l’effetto finiva dopo le 48 ore. Il tutto si giocava a livello celebrale».
 
Di solito dove ti bucavi?
R:«Come ti accennavo prima spesso ci si bucava in gruppo».
 
Quanto costava una dose di eroina?
R:« Il prezzo di una dose di eroina oscillava tra le 20.000 e le 30.000».
 
Cosa facevi per procurarti i soldi per acquistare la droga?
R:«Spesso finivo per rubare, amici, conoscenti e per strada chiunque e qualsiasi cosa pur di racimolare la somma che serviva».
 
A tuo modo sono stati molti di più quelli che l’eroina ha fatto fuori o più quelli che in fondo ce l’hanno fatta?
R:« Qualcuno l’eroina se l’è portato via. Fortunatamente in molti sono riusciti a venirne fuori, anche se alcuni non sono più stati gli stessi».
 
Tu cosa hai fatto per venirne fuori e quanto è stata dura?
R:« Ho svolto il programma di recupero a Catania “NARCON”, a quei tempi con me vi era anche un altro ragazzo barlettano. Ma più che il programma di recupero che sicuramente è utile tutto deve partire da te stesso. Ti dirò di più. Una mattina ero all’esterno della comunità dove soggiornavo. Ad un tratto ho iniziato a vedere il vero colore del cielo, a guardare i volti della gente, lì ho capito che ero fuori e che non dovevo più bucarmi. Andai in stanza dove vi erano altri miei amici e guardandoli negli occhi con voce ferma gli dissi: da oggi non mi buco più. E ti dirò ancora un altro episodio. Lì credo che il diavolo mi offrì la possibilità di ricascarci. Di ritorno da Catania, viaggiavo con un altro ragazzo che casualmente si ritrovò nello stesso vagone con me. Mi offrì di fumare marjuana. Rifiutai con fermezza e senza quella sensazione di sentirsi tentato».
 
Cosa significava all’epoca essere un genitore di eroinomane?
R:«Era dura. I miei genitori hanno scoperto dell’eroina dopo dieci anni, non capirono subito».
 
Chi sono i drogati di oggi?
R:«Difficile dirlo. Oggi ci si droga ovunque, in discoteca, per strada, in casa, ovunque…negli anni 80 il tossico era più esposto, oggi è più facile nascondersi».
 
Barletta è piu pulita o meno pulita rispetto agli anni 80?
R:«Credo che sia sostanzialmente più pulita».


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