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Barletta, l’ultimo “Struscio” dei barlettani prima del lockdown


Nicola Ricchitelli – La camminata inizia ai piedi di Corso Vittorio Emanuele – e quindi dall’ex ospedale vecchio – tirando dritto costeggiando lo storico orologio di San Giacomo, e quindi dritti verso Palazzo di Città alla volta di “Arè”, lì dove capisci che tutto in fondo o per fortuna sarà come immagini.


C’è una voglia di vita che da un anno a questa parte, virus e legge, reprimono qualsiasi cosa faccia parte della nostra normale vita, che sia il normale prendere un caffè al bar, che sia un saluto o un abbraccio, che sia quella normale e naturale voglia di stare insieme, che ci porta a nasconderci dietro a quelle bastarde di mascherine fino al punto che a riconoscersi per strada spesso ci si fa fatica.


E vedi quei tavolini che ben si piazzano dinanzi al tuo percorso senza sapere che lungo la strada c’è la morte o per lo meno la sua ombra, ti capisco e insieme a te dico fanculo ragazzo, se in fondo dinanzi alla tipa che ti piace in fondo abbassi la mascherina dimenticando per un momento che nell’aria gira la morte.

Tagliando via Nazareth alla volta di via Cialdini, tutto profuma di paradosso, tutto sa di virus che per il momento è meglio dimenticare tra un Aperol Spritz e tra quei cocktail annacquati con l’acqua del ghiaccio, quindi guadagniamo il cuore della movida lì sul retro di Santa Maria Maggiore, dinanzi a quel campanile che ha ritrovato la sua antica bellezza, lì dove c’è vita e una vita che in fondo se ne frega di ciò che avverrà da domani in poi, che se ne frega dei suoi DPCM e delle sue auto dichiarazioni.


Arriviamo nei giardini del castello dove c’è quel signore che si dà arie da grande fotografo, lì dove i bambini che domani non capiranno per l’ennesima volta il perché veder i propri compagni dal monitor di un pc, allegri passano di palo in frasca, tra una giostra e l’altra.
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