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La Voce Grossa di…Giuseppe De Candia(intervista):«Luca Carboni è l’artista che più ha ispirato il mio percorso artistico»


Nicola Ricchitelli - È uscito qualche giorno fa il singolo di Giuseppe de Candia che omaggia con un riarrangiamento synth pop lo storico brano di Luca Carboni “Ci stiamo sbagliando”, tratto da “Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film…”, album d’esordio del cantautore bolognese.

Nel brano del 1984 Carboni dipinge pensieri, dubbi e speranze di una generazione narrando il fascino della vita in ogni sua sfumatura. La stessa meravigliosa semplicità della vita vede oggi il suo narratore in Giuseppe de Candia, cantautore pugliese con il desiderio di far scoprire a ragazzi e adolescenti del 2021 come la grande musica d’autore possa essere (ancora) compagna di avventure, amori e quotidianità. “Nonostante sia un brano degli anni ‘80” sostiene de Candia “lo trovo ancora perfettamente in grado di essere la voce di qualsiasi generazione, di raccontare la giovinezza in maniera limpida e poetica”.

La Voce Grossa ha intervistato per voi il musicista pugliese.

Giuseppe innanzitutto ti do il benvenuto sulle pagine del nostro giornale, come stai?
R:«Sto bene, grazie! Queste belle giornate mi mettono di buon umore, non vedo l’ora che arrivi l’estate».

Partiamo dal tuo ultimo lavoro, “Ci stiamo sbagliando”, un grande successo dell’immenso Luca Carboni, da dove nasce questa necessità di far conoscere alle nuove generazioni la sua musica?
R:«Luca Carboni è l’artista che più mi ha ispirato nel mio percorso artistico. Mi sono appassionato alla sua musica quando ero un bambino, e penso che nessun altro musicista abbia saputo comunicarmi un’emozione in modo così profondo come Carboni. Volevo che anche altre persone, altri ragazzi della mia età o anche più giovani di me, potessero provare quelle stesse emozioni. Forse molti ragazzi pensano che questo genere di musica non abbia nulla da comunicargli, che non li rispecchi, ma io credo che se cogliessero l’opportunità di avvicinarsi alla musica d’autore potrebbero scoprire che in realtà quella musica può parlare anche a loro e di loro».
Un brano del 1984 tra l’altro, secondo te quali le analogie tra il 1984 ed oggi e quali le differenze?
R:«La voglia di sognare che un giovane ha a 20 anni è rimasta la stessa ma è chiaro che gli stili di vita dei giovani evolvono nel tempo. Forse prima la vita era meno frenetica rispetto ad ora. Oggi è tutto iper-veloce, anche a causa di Internet che ci permette di conoscere qualsiasi cosa in modo immediato. Mi sembra anche che i giovani di oggi sentano molta ansia e molta pressione sulla loro vita personale e sul loro futuro. “Ci stiamo sbagliando” racconta la bellezza dell’essere giovani anche e soprattutto nel momento in cui a un giovane viene data la possibilità di sbagliare. Forse oggi questa vita frenetica fa sì che i ragazzi sentano di non avere nemmeno il tempo di sperimentare, sbagliare, imparare. Devono sempre pensare al futuro ed è facile così dimenticare il presente, dimenticare di essere giovani».

Nel videoclip compari assieme a una bambola vestita da fata, da dove nasce l’incipit?
R:«Nel brano vengono menzionate le fate: quel verso mi ha fatto venire in mente la scena di un uomo che balla con una fata sulle note della canzone. Però quando si cresce bisogna accettare che le fate non siano reali. Ci immaginiamo le fate come esseri perfetti, forse perfetti come vorremmo essere noi. Quindi ho scelto di rappresentare questa fata esattamente così: bellissima ma irreale. Può essere vista anche come un simbolo di qualcosa che inseguiamo senza capire la sua vera natura: un amore irrealizzabile che vorremmo forzare a diventare perfetto o la bellezza irraggiungibile che la nostra generazione insegue disperatamente, senza capire quanto sia in realtà fasulla».


Giuseppe, qual è secondo te lo stato della musica d’autore oggi?
R:«Così come cambiano gli stili di vita dei giovani, attraverso le generazioni cambia anche il gusto musicale (com’è normale che sia). Oggi sicuramente la musica d’autore non è il genere che prevale nelle classifiche. Probabilmente oggi la musica d’autore si è evoluta in una forma differente, più adatta al contesto contemporaneo. Alcuni artisti della scena indie si ispirano alla musica d’autore, emulano molto i suoni degli anni ‘80, ricercano una profondità nel testo in grado di emozionare».

Che definizione daresti al tuo modo di fare ed intendere la musica?
R:«Da quando ho iniziato a scrivere testi e musica, per me è stato sempre il miglior mezzo di comunicazione e di espressione delle mie emozioni. Scrivere per me è catartico, spesso mi serve la musica per esprimere pienamente quello che voglio dire, perché anche la melodia delle note è fondamentale per veicolare un certo stato d’animo alle persone con cui parli. Credo che uno degli obiettivi fondamentali quando si scrive una canzone è quello di far sì che chi ti ascolta sia in grado di immedesimarsi nel tuo testo, che dica “questo parla di me, mi fa sentire compreso, mi riconosco in queste emozioni e in questo linguaggio”. Dunque, per me fare musica significa coniugare questi elementi: la mia necessità di comunicare e quella delle persone di rispecchiarsi».

Soprattutto quali sono gli artisti che ti hanno influenzato nella tua crescita?
R:«Come ho detto prima, Luca Carboni è la mia maggiore ispirazione. Sono cresciuto con le sue canzoni, oltre che con Dalla, Bersani, Jovanotti, De Gregori, Battiato e altri grandi della musica d’autore. Sono artisti unici che hanno segnato la storia della musica italiana. Nel mio piccolo, cerco di ispirarmi alla loro musica, ai loro testi e alla profondità emotiva che sono in grado di veicolare».

In quali altri progetti ti vedremo impegnato nel prossimo futuro?
R:«Mi piacerebbe pubblicare un nuovo disco. I due dischi che ho pubblicato fin ora sono stati molto sperimentali, adesso mi sento cresciuto da un punto di vista musicale e di scrittura. Continuo a scrivere e ho diversi pezzi nuovi nel cassetto, che vorrei far uscire in un album di inediti al momento giusto. Esattamente come tutti i giovani, sono un individuo in continua trasformazione ed evoluzione. Vorrei dunque esprimere questa mia crescita con la musica, che è il mezzo che più preferisco per veicolare le mie emozioni e i miei pensieri».
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