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La Voce Grossa di…Francesco Petruzzelli(intervista):«Ai mie colleghi del settore della ristorazione dico: rispettiamo i nostri dipendenti… sono coloro che creano assieme a noi il successo delle nostre attività»


Nicola Ricchitelli – Una voce quella di quest’oggi che arriva dal mondo imprenditoriale della città di Barletta, una voce che ha fatto la storia della ristorazione della “Città della Disfida”.

Il suo “Saint Patrick” fu il primo segno che in quel centro storico di Santa Maria qualcosa stava cambiando, era il lontano 1999, lui Francesco Petruzzelli fu sicuramente uno degli artefici di quel cambiamento, di quel centro storico che pian piano di lì a qualche anno avrebbe cambiato volto.

Parlare della storia del “Saint Patrick” – lì dove ammetto di aver bevuto una Guinness più buona che a Dublino – meriterebbe un articolo a parte, quest’oggi con il titolare dello storico parliamo di un argomento di cui sono piene le pagine di giornale e le pagine social, la mancanza di personale nelle attività di ristorazione…

Francesco innanzitutto ti do il consueto benvenuto sulle pagine del nostro giornale, come stai?
R:«Un saluto a tutti voi della redazione e vi ringrazio per l’invito a questa chiacchierata».

Che significa essere un ristoratore?
R:«Per me oggi essere un ristoratore significa tante cose, innanzitutto essere qualificato, conoscere il territorio con le sue problematiche e le sue criticità, ma conoscerne anche la sua storia e la sua cucina, conoscerne la propria cultura, insomma per me oggi essere un ristoratore significa proporre qualità».

Quella dei ristoratori che non trovano personale è oramai un emergenza che va avanti da un paio di anni, tu che idea ti sei fatto?
R:«Quella della mancanza di personale è sicuramente una problematica che sta attanagliando il nostro settore, ma non solo, penso che sia un problema diffuso anche in altri ambiti. Io personalmente non riscontro questa problematica, ad oggi l’80% del mio personale lavora con me dal lontano 1999, con me sono cresciuti e formati – facendo corsi di alta formazione – però l’emergenza è reale, almeno stando a quanto leggo su giornali e social, anche se devo dire che per quanto concerne le mie tre attività, non ho mai avuto problemi di questo tipo».

Esiste quindi un emergenza in tal senso?
R:«L’emergenza c’è ed esiste, ne parlano in tanti, dalle testate giornalistiche ai sindacati, credo che vada fatta però, un’analisi un po’ più approfondita, e quindi sì, abbiamo un emergenza ma vi è anche una lacuna e quindi delle problematiche psicologiche che ci portiamo dietro dai due anni di emergenza Covid, problematiche che hanno attanagliato famiglie e quindi studenti e lavoratori, un altro aspetto può essere legato però anche all'eccessiva domanda, visto che le attività di ristorazione, American bar e bar negli anni si sono moltiplicate».

Da addetto del settore quanta difficoltà hai nel trovare personale qualificato?
R:«Io personalmente attuo una politica che potrebbe permettere ad una generica attività – là dove si adotti questa politica – a non avere problemi di personale. Io formo i miei dipendenti con corsi di alta formazione, al fine questo di essere sempre al passo con i tempi, ed essere pronti a quello che il territorio ci chiede».

Soprattutto cosa significa per un ristoratore ritrovarsi dinanzi a sé una persona qualificata?
R:«Avere dinanzi a sé una persona qualificata significa oggi innanzitutto rispettarla, corrispondergli la giusta retribuzione, ma anche premiarla e quindi incentivarla, entrare nell'ottica che una persona qualificata sarà quella stessa persona che contribuirà alla crescita della tua attività».

Con che occhi guarda un ristoratore un cameriere o un addetto della cucina?
R:«Un ristoratore guarda un cameriere, un addetto della cucina come ogni qualsiasi altro collaboratore come un lavoratore da  rispettare, il fulcro di ogni attività è il proprio staff».

Che significa per te fare ristorazione?
R:«Per me oggi fare ristorazione significa saper presentare ciò che il territorio ci offre, sempre senza dimenticare la tradizione, cercando allo stesso tempo di essere innovativi, in fermento e quindi al passo con i tempi».

Soprattutto che significa oggi essere un imprenditore?
R:«Essere imprenditori significa rispettare il proprio staff innanzitutto, retribuirlo secondo quello che è il contratto nazionale, applicare tutti i diritti di un lavoratore. Essere un imprenditore oggi significa saper essere persone serie, e questo trasmetterlo al territorio entro cui ci si muove».

Quale il livello di preparazione in generali dei tanti operatori che operano a Barletta?
R:«Ad oggi posso dire che la qualità è il fiore all'occhiello di tanti che operano nel settore della ristorazione, quindi a Barletta posso dire che il livello della ristorazione è parecchio alto».

Francesco, un appello ai tuoi tanti colleghi che operano nel settore affinché rispettino i tanti ragazzi che si avvicinano a questo settore…
R:«L’appello che faccio ai miei colleghi di settore è quello di rispettare i propri ragazzi, e quindi di rispettare i loro staff, rispettare altresì tutti quei ragazzi che studiano e che si affacciano a questo lavoro per mantenersi gli studi, sono una forza lavoro importante quanto necessaria. Rispettiamo tutti al massimo i nostri dipendenti, sono la forza delle nostre attività, sono coloro che creano assieme al gestore il successo delle nostre attività».

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