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La Voce Grossa di…Roberto Rovani(intervista):«La promozione del Barletta e il pomeriggio di Sorrento è stato pressoché indimenticabile»


Nicola Ricchitelli – Era il 7 giugno 1987, sono passati 35 anni da quel tuffo di Roberto Rovani che su calcio piazzato di Paolillo:«…di tuffo anticipai il mio diretto marcatore, ed insaccai di testa sotto l’incrocio dei pali. Fu una cosa veramente meravigliosa, non si può sapere se non si vivono quei momenti», mise a segno la rete che valse ai biancorossi la prima storica promozione in serie B.

Siamo a Sorrento e Roberto Rovani deve sostituire un tal Roberto Scarnecchia, Barletta e Casertana si giocano tutto all’ultima giornata, comanda il Catanzaro a 43 punti che di fatti è già in serie B, segue il Barletta a 42 rincorso dalla Casertana a quota 40. Sia Casertana e sia il Barletta quindi, devono conquistarsi la promozione su due campi che in apparenza non hanno nulla da chiedere, il Barletta infatti va su quello del già retrocesso Sorrento, mentre la Casertana va su quello del Catanzaro già promosso. Siamo nell’epoca della vittoria che vale due punti...il resto è storia, il goal di Rovani respingerà comunque ogni velleità dei campani che nel frattempo naufragano a Catanzaro perdendo 5-2.

Riproponiamo stralcio dell’intervista fatta all’ex attaccante qualche anno fa…

Roberto cosa ricordi di quel pomeriggio?
R:«Quel pomeriggio è stato pressoché indimenticabile. Vincere il campionato in uno stadio completamente biancorosso, in quella partita poi, avevo segnato il primo goal della stagione proprio nell'ultima partita, quindi ti lascio immaginare la mia gioia quando vidi entrare la palla nel sacco».

Roberto se ti chiedessi di raccontare l’azione del goal riusciresti a ricostruirla in ogni minimo dettaglio?
R:«Certamente, come no. Calcio piazzato di Paolillo, di tuffo anticipai il mio diretto marcatore, ed insaccai di testa sotto l’incrocio dei pali. Fu una cosa veramente meravigliosa, non si può sapere se non si vivono questi momenti, l’abbraccio di tutta la squadra che insomma aspettava che io facessi prima o poi un goal. Anche se ho giocato undici partite per via del mio infortunio, ho sempre sperato di poter essere decisivo per la squadra e ho sempre sperato di poter lasciare il segno».

Roberto l’avvio di stagione con l’allora Romano Fogli non fu esaltante, cosa non funzionò in quelle prime giornate?
R:«Questo non posso saperlo poiché io arrivai a Barletta a Novembre. Quando arrivai a Barletta ero infortunato, quindi la società mi mandò a Bergamo per la rieducazione del ginocchio, quindi sono tornato a Marzo dove giocai la prima partita con la Salernitana, dove sostituì D’Ottavio che si era rotto nel riscaldamento pre-gara. Di lì in poi giocai tutte le restanti gare fino alla fine della stagione – tolta qualche gara nella parte finale della stagione – ma riuscì a recuperare per l’ultima partita dove sostituì Roberto Scarnecchia che era squalificato. Certo è che la società investì tanto durante il mercato estivo, quindi trovandosi a qualche punto di distanza dalla zona retrocessione con una squadra altamente competitiva preferì cambiare guida tecnica affidandola ad un mister come Marchioro, un allenatore di cui ne conosciamo bene la carriera, ricordiamo che è stato al Milan, a Cesena, è stato un allenatore che ha navigato sempre a grandi livelli, quindi di lì prese le redini in mano e diede vita ad una cavalcata vincente».

Quale è stato in particolare un momento durante la stagione in cui avete capito che sareste arrivati fino in fondo? O forse una partita chiave?
R:«Diciamo che più che una partita chiave, per quanto mi riguarda parlerei di una scossa, e mi riferisco alla partita persa a Caserta 2-0, era per noi una sorta di scontro diretto, lì ci rendemmo conto che le altre squadre non scherzavano e che quindi bisognava dare qualcosa di più. Una partita chiave può dirsi quella vinta per 1-0 a Martina Franca, credo che fu quella la partita che consacrò la nostra certezza di raggiungere il nostro obiettivo. La squadra poi era talmente competitiva, fatta di giocatori dal grande spessore umano e tecnico nonché agonistico, l’obiettivo non ci poteva sfuggire».

Hai lasciato Barletta con la squadra in B dopo aver disputato qualche partita – destinazione Caserta – per scendere nuovamente di categoria, quali furono i motivi di questa scelta?
R:«Giocai qualche partita in B con il Barletta poi ritenni opportuno andare a giocare in una squadra di serie C – e quindi la Casertana – che in quel momento mirava a vincere il campionato, una scelta che con il senno di poi posso dire che non fu delle migliori, sarei dovuto rimanere a Barletta e giocarmi le mie carte in serie B, visto che all’epoca avevo 23 anni. Forse la carriera sarebbe stata diversa, però il destino questo ha voluto e c’è lo prendiamo così com’è».
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