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Santa Scommegna(intervista):«Poter indossare la fascia tricolore rappresenterebbe un patto di onore con la città di Barletta»


Nicola Ricchitelli – Il countdown verso la fatidica data del 12 giugno è ufficialmente iniziato, meno di una settimana e le urne daranno risposte alla campagna elettorale di queste settimane.

La sua è stata una candidatura sicuramente inaspettata, non per questo non di prestigio vista la storia che la candidata del centrosinistra ha alle sue spalle.

Ha raccolto una sfida importante Santa Scommegna ma anche pesante, in primis quella di riportare il centrosinistra alla guida della città dopo la parentesi Mino Cannito, una sfida che vede proprio nell’ex sindaco il maggior competitor nella corsa verso la scranno più altro di Palazzo di Città.

Dottoressa Scommegna, le do innanzitutto il benvenuto sulle pagine della nostra testata, come ha vissuto fin quì questa campagna elettorale che la vede protagonista?
R:« È una campagna elettorale intensa, la stiamo vivendo con un entusiasmo crescente. Certo, le polemiche non mancano, ma il calore e il sostegno delle persone che sto incontrando mi regalano la spinta necessaria per andare avanti».

Ha vissuto il Palazzo di Città in veste di dirigente per molti anni, innanzitutto cosa può rappresentare per lei in caso di elezione - dopo il 12 giugno - la fascia tricolore?
R:« È inutile nasconderlo: una enorme responsabilità. Ho già servito la mia città come dirigente, ma il peso di quella fascia sarà certamente maggiore, perché rappresenta un patto di onore con la città e con l’intero paese. Dalla mia ho certamente una lunga esperienza nella pubblica amministrazione. Sarà utile per far sì che la macchina amministrativa funzioni al meglio, senza inutili stress ma con l’idea di una squadra che lotta per lo stesso obiettivo. In questi anni è mancato un vero raccordo tra politica e dirigenti. Addirittura l’ex sindaco in più di un’occasione li ha offesi e derisi violentemente, scaricando sui funzionari responsabilità solo sue, e io ne so qualcosa. Penso sia arrivato il momento di invertire la rotta. Bisogna farsi trovare pronti per le sfide da affrontare, prima fra tutte quella relativa alla gestione dei fondi del PNRR».


Si sarebbe mai aspettata di ritrovarsi a correre per lo scranno più alto di Palazzo di città’?
R:« A dire la verità no. Ho ricoperto il ruolo di vicesindaco con il dott. Ruggiero Dimiccoli e ora, dopo molti anni, mi ritrovo a correre per la carica di sindaco. Lo sto facendo per spirito di servizio verso la mia comunità, cercando di tenere sempre a mente il meglio preso dalle persone che mi hanno preceduto, su tutti Francesco Salerno, con il quale ho a lungo collaborato».

Come è maturata questa candidatura?
R:« Mi è stato chiesto di mettermi alla prova. Ho parlato a lungo con molti amici e con la mia famiglia, prima di accettare. Ma ho anche capito che c’è una parte importante della città che in me vede un’opportunità vera. Si tratta della Barletta che è stanca di essere fanalino di coda della provincia che lei stessa ha fatto nascere; dei cittadini che vogliono vivere in una città sicura e accogliente. Me l’hanno chiesto tutti coloro i quali sognano un futuro migliore per la nostra terra. Michele Emiliano mi ha assicurato che la città sarà, con me sindaco, al centro delle politiche di sviluppo della Regione Puglia. Insieme faremo grandi cose, se ne avremo l’opportunità».


Quanto può essere stato deleterio un certo fuoco amico con cui ci si è attaccati all'interno del maggior partito che la sostiene in questa campagna elettorale?
R:« Nessun fuoco amico, ma solo legittime considerazioni da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico. Vede, fare politica significa ascoltare tutti e rispettare tutti, soprattutto chi è su posizioni diverse. Nella mia vita ho imparato che le diversità arricchiscono e consentono di crescere e maturare. Io poi vengo dalla tradizione del Partito Comunista, e figuriamoci se non sono in grado di comprendere il valore del dibattito interno ai partiti. Dunque, ben vengano le critiche, se sono fatte con spirito positivo. Questo vale per il dibattito che c’è stato negli scorsi mesi, che è già ampiamente superato, ma varrà anche per il futuro».

In veste di dirigente ha collaborato con Salerno ma anche Maffei, Cascella e quindi Cannito, cosa le ha lasciato ognuno di questi nomi citati?
R:« Di Francesco Salerno ho ricordi bellissimi. Quella è stata una stagione di grande entusiasmo, perché Francesco sapeva avere visione del futuro e sapeva che il miglioramento della città passava attraverso il duro lavoro e la conoscenza. Dunque, di lui mi è restato soprattutto questo. Di Nicola Maffei ho il ricordo di una persona di grande eleganza e mitezza. Un vero signore. Pasquale Cascella ha lasciato a noi tutti la sua enorme esperienza nelle istituzioni nazionali. Se mi permette, di Cannito vorrei evitare di parlare, per rispetto del medico capace che è. Da lui non ho però imparato nulla che già non sapessi».

In cosa hanno fallito i nomi sopra citati durante i loro mandati?
R:« Salerno, Maffei e Cascella hanno mostrato alla città che Barletta può aspirare ad essere un punto di riferimento per il territorio. In modi diversi, certamente, ma lo hanno fatto. In generale, non mi pare abbiano lasciato brutti ricordi, se non in chi ha interesse a dire il contrario. Il fallimento di Cannito è sotto gli occhi di tutti. Basta girare e cercare di non cadere per terra o non rompere le sospensioni delle automobili per rendersi conto di come è stata gestita la città, e cioè in modo molto approssimativo e sciatto. Eppure sarebbe bastato poco perché le cose andassero diversamente. E invece ha voluto fare tutto da solo, circondandosi di persone che non hanno saputo dirgli no quando andava detto e allontanando quelle che, invece, lo hanno fatto. Ecco, il suo fallimento sta lì, nella sua incapacità politica: è autoreferenziale, autoritario e non sa ascoltare. Per chi si candida alla carica di sindaco di una città come la nostra, queste non sono doti, ma problemi. Se anche dovesse vincere di nuovo (e non succederà), non farà molta strada e staremo punto e d’accapo. I Barlettani è bene che lo sappiano!».

Lei in cosa si potrà distinguere?
R:« Ho sempre lavorato in gruppo, con professionisti seri e preparati. Credo che questo sia il valore aggiunto che vorrei portare nella mia futura esperienza: riconoscere i talenti e i valori delle persone, soprattutto dei più giovani, e farne un valore aggiunto per l’intera comunità. I nostri ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati e riconosciuti, e va data loro la possibilità di mettersi alla prova. È ora che si cominci a farlo davvero, evitando di parlare loro in modo demagogico pur di raccattare qualche consenso. I nostri figli hanno bisogno di essere accompagnati e valorizzati. Ce la metterò tutta».

Che Barletta sarà con Santa Scommegna sindaco?
R:« Sarà una Barletta nella quale prevarrà il senso di comunità, appunto. Non urla, strepiti e offese, ma ascolto, confronto, risposte. Una città con al centro la persona e i suoi bisogni. Solo in questo modo potremo vincere le grandi sfide che ci attendono».

Soprattutto con quale maggioranza spera di poter lavorare in caso di elezione?
R:« È una domanda facile: la mia maggioranza di centro-sinistra. Spero che ogni lista che accompagna questo percorso trovi spazio in Consiglio Comunale. I candidati nelle mie liste sono persone per bene che meritano di misurarsi in una nuova sfida. Certo, spero che il prossimo consiglio sia pieno di giovani, perché questo significherebbe poter davvero avviare quel rinnovamento della classe dirigente della città di cui Barletta ha urgenza e che ho già annunciato in più occasioni essere il mio principale obiettivo per i prossimi 5 anni».

Perché la città di Barletta dovrebbe avere un sindaco come Santa Scommegna?
R:« Perché sono una persona competente e preparata; perché nella vita non mi sono mai tirata indietro davanti alle sfide più dure, e ho sempre portato a casa il risultato. Perché sono donna e madre, e questo significa saper essere forte e delicata al contempo. E poi è ora che Barletta abbia un sindaco donna».

 

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