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“Vasco 2022” a Bari, tanto rock tante luci ma anche un po’ di noia


Nicola Ricchitelli – Vasco non si discute, Vasco è la musica italiana, Vasco è la musica, Vasco lo potresti spiegare con i numeri ma perderesti di vista le emozioni che un suo concerto trasmette, che la sua musica trasmette…Vasco è un signore che a settant’anni continua a scavare e a lasciare il vuoto tra sé e tutto il resto, dopo Vasco c’è solo una frivola normalità fatte di canzonette e di pseudo cantanti che provano a tenere un microfono in mano.

Quando volgi lo sguardo ai 50.000 del San Nicola, hai la consapevolezza che davanti ai tuoi occhi hai gente che è li per lui, e che per esserci ha rinunciato ad una pizza il sabato sera e ad un paio di scarpe nuove, nonostante le bollette da pagare…gente che ha aspettato e sognato quella sera dal minuto successivo che ha acquistato il biglietto, perché Vasco è oramai l’unico per cui una persona deciderebbe di comprare un biglietto.


Un concerto di Vasco è una notte che ti porterai dentro tutta la vita, specie se condivisa con la propria famiglia, andare ad un concerto di Vasco significa dire semplicemente “Io c’ero…”, sarà un qualcosa che rimane sia che tu abbia avuto una vita straordinaria, ordinaria o semplicemente di merda…

Ci porteremo dentro questa notte del 22 giugno forse più delle altre, l’abbiamo vissuta dopo gli anni difficili del Covid, l’abbiamo vissuta con i giornali che scrivono dell’Ucraina…nonostante quella di Vasco sia stata l’unica luce accesa su quel palco.


La scaletta rende poco, a tratti confusionaria, si inizia con “XI comandamento” e si prosegue con “L’uomo più semplice”, arrivano in serie “Ti prendo e ti porto via” e “Se ti potessi dire”, poi il San Nicola si accende sulle note di “Senza parole” fino ad addentrarsi negli anni 80 con “Amore… aiuto” – tratta dall’album “Vado al massimo” del 1982 – e quindi “Muoviti!”, arriva quindi l’ultimo successo realizzato con il rapper Marracash - La pioggia la domenica – fino alla struggente “Un senso” che fa cantare il San Nicola tutto. C’è poco ritmo in questa prima parte di concerto e a nulla serve il proseguo quando direttamente dall'ultimo album arriva il brano “L’amore, l’amore”, poi “Interludio” e “Tu ce l’hai con me”, tutto bello per carità ma sta di fatto che la noia si è tagliata a fette con un grissino.


La seconda parte è un po’ quella che tutti aspettano con ansia, dopo la pausa e il breve stacco musicale di Beatrice Antolini – se ne poteva fare a meno – arrivano brani che hanno fatto la storia della carriera del rocker di Zocca e della musica italiana, arrivano “C’è chi dice no”, “Gli spari sopra”, “Stupendo”, “Siamo soli”, “Una canzone d’amore buttata via”, il tutto va in discesa fino ad arrivare a brani iconici quali “Siamo solo noi”, “Vita spericolata”, “Canzone” e “Albachiara”.

Una scaletta sicuramente poco coinvolgente, frutto del tentativo di mettere insieme un po’ tutto il percorso musicale del Komandante ma che di fatto ha un po’ trascurato quello che è il pubblico attuale.

Non ha convinto tra l’altro l’esecuzione musicale, difatti Stef Burns dà l’idea di non essere in ottima forma - vuoi per la stanchezza di un tour che forse inizia a farsi sentire – la sua chitarra incide poco e i suoi rift sono lontani parenti di quelli che abbiamo imparato ad apprezzare nei suoi quasi 30 anni al fianco del Blasco, Vince Pastano non è Maurizio Solieri e questo è bene che se lo metta in testa e anziché tre membri della sezione fiati io avrei richiamato all’ovile il buon e vecchio “Cucchia” quel tal Andrea Innesto, Beatrice Antolini è brava - bella ma non balla si dice da queste parti - e si metta in testa anche lei che Clara Moroni è un'altra cosa, non a caso si salvano dal pantano musicale le tastiere di Alberto Rocchetti e Frank Nemola i bassi di Andrea Torresani e del "Gallo", il mitico Claudio Golinelli e la ritmicità di quel tal Matt Laug che dall’America alla batteria ha tenuto tutti a galla. Confusionario il sound, ad una certa si dovrebbe scegliere da che parte stare, se scegliere il sound anni 80 o buttarsi sul rock.

Un discorso a parte meriterebbe la gestione organizzativa inerente il deflusso nel pre e post concerto, se vuoi organizzare i grandi eventi caro sindaco Decaro non puoi vedere le macchine parcheggiate in tangenziale nel primo buco disponibile, se vuoi organizzare i grande eventi e vedere la tua Bari protagonista, non puoi ascoltare testimonianze di persone che hanno preso il largo dal San Nicola alle tre di notte, ma tutto sommato grazie e Bari e lunga vita Komandante…Arrivederci!
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