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La Voce Grossa di…Drusilla Gucci(intervista): «Il mio cognome? Non mi ha mai impedito di fare qualcosa…»



Nicola Ricchitelli – L’ospite di quest’oggi porta un cognome che ha fatto la storia dello stile e del costume nel mondo, ma ha scelto di tracciare un percorso artistico e personale assolutamente unico e fuori dagli schemi. Pronipote di Guccio Gucci, fondatore della celebre maison, ha saputo guardare oltre le passerelle della moda per esplorare le sue più grandi passioni: la letteratura, la botanica e l'universo gotico. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, il grande pubblico l'ha conosciuta e amata per la sua schiettezza magnetica in TV, ma è tra le pagine dei suoi libri che emerge la sua vera essenza. Scrittrice e autrice di romanzi dark-fantasy e noir, riesce a coniugare un'eleganza innata con un'anima misteriosa e anticonformista.

Se potessi cancellare per un solo giorno il cognome "Gucci" dalla tua vita e girare per il mondo nell'anonimato più totale, quale sarebbe la prima cosa che faresti e chi sceglieresti di essere?
R: «In tutta onestà il mio cognome non mi ha mai impedito di fare qualcosa, fortunatamente del giudizio della gente non mi curo più di tanto, quindi mi sento abbastanza libera di esprimermi e fare quello che voglio. In ogni caso sceglierei di essere una persona come tante, mi sarebbe piaciuto fare la documentarista, magari ripartirei da lì».

Collezioni teschi e ami i cimiteri…Questa tua estetica "oscura" è una forma di ribellione inconscia a quel mondo patinato o ne è semplicemente il naturale lato d'ombra?
R: «Non è né una reazione di ribellione, direi che non sono più una teenager, né tanto meno il suo lato d’ombra. Sono io e basta. Drusilla. Coltivo queste mie passioni da quando sono bambina, quindi direi proprio che sono innate».

Nei tuoi romanzi esplori l'occulto e il fantasy gotico. Qual è la paura più grande che hai scoperto in te stessa mentre davi vita ai tuoi personaggi più oscuri?
R: «Onestamente non ho riscontrato nessuna paura mentre scrivevo i miei romanzi, mi viene da sorridere alla domanda effettivamente. Non nutro nessun tipo di timore per quel che riguarda il mondo dell’horror o paranormale o generi affini. Li trovo semplicemente affascinanti e stimolanti».

Con il tuo progetto "A cuore aperto" hai scelto di mostrare le tue vulnerabilità online. C'è un pensiero o una riflessione che hai scritto in quel diario, ma che hai deciso di non pubblicare mai perché faceva troppo male?
R: «Ovviamente “a cuore aperto” è un estratto della mia vita che ho deciso di condividere con il mio pubblico. Chiaramente ho scelto io cosa dire e cosa no, e certamente ci sono centinaia e centinaia di cose che non ho detto. Solo un pazzo getterebbe la propria anima in pasto al web».

Sia all'Isola dei Famosi che a The 50 sei stata catapultata sotto i riflettori di dinamiche pop e gossip. Qual è il compromesso più grande che hai dovuto fare con te stessa per sopravvivere a contesti così lontani dalla tua natura introversa?
R: «In realtà non ho fatto grandi compromessi, altrimenti non avrei partecipato. sono riuscita a mantenermi abbastanza riservata anche nei reality a cui ho partecipato, portando me stessa e non un personaggio. A dirla tutta, il compromesso più grande è iniziato quando mi hanno fatto aprire IG, non volevo, ero assolutamente contraria. Lo vedevo proprio come la morte della privacy. Poi ho capito che non ti segna cosa fai, ma come lo fai. Si può fare tutto se si rimane fedeli alla propria matrice».


Il pubblico dei reality spesso riduce le persone a dinamiche di coppia o litigi. Se potessi bruciare tutti i nastri di un singolo momento della tua vita televisiva per riprenderti la tua privacy, quale momento sceglieresti?
R: «Per quello che riguarda la mia vita televisiva non mi vergogno di niente e non brucerei niente, come ho detto mi sono sempre comportata come mi comporterei all’esterno di un programma, portando me stessa. Piuttosto brucerei certe “trashate” social che sono capitate».

Tu ami l'estetica della morte e degli oggetti antichi. Nella società di oggi, che cerca di nascondere l'invecchiamento e la fine di tutto, pensi che abbiamo perso la capacità di trovare la bellezza nella decadenza?
R: «Sicuramente il tempo del decadentismo e il gusto per il tramonto degli dei è finito da un pezzo, ahimè. Ma non penso ci sia una correlazione tra amare il decadente e amare un corpo che invecchia. Difficile che una donna possa amare la propria bellezza che sfiorisce, e per quanto sia attratta dalla corrente letteraria artistica del primo novecento, onestamente preferirei essere un vampiro e conservarmi bella per sempre».

Hai un master in Garden Design. Se dovessi progettare un giardino che rappresenti esattamente la tua mente in questo momento della tua vita, che piante ci sarebbero e quale sarebbe l'angolo più nascosto?
R: «Nel mio giardino ideale non dovrebbe mancare l’angolo dell’orto con anche la presenza di alberi da frutto, e anche erbe aromatiche, nasturzio, girasoli e il tagete. Per il resto sarebbe un luogo d’interesse tutto l’anno, quindi avremo piante che hanno qualcosa d’interessante in inverno e altre nelle rimanenti stagioni. Darei grande importanza alle bulbose che amo particolarmente come tulipani, narcisi e dalie, ma anche perenni come verbene, achillee, e clematis. Ma ci sarebbero anche zone ombrose con hoste, huechere e ortensie, ideali per una lettura pomeridiana. Non potrebbero mancare le magnolie, gli aceri, i ginko biloba, i pruni giapponesi e i ciliegi decorativi. Adoro il profumo naturale dei fiori, quindi sicuramente ci sarebbero anche glicini, gelsomini e osmanti».

Qual è il cliché più fastidioso che i giornalisti continuano a ripetere su di te e qual è invece la verità che nessuno ti ha ancora mai chiesto di raccontare?
R: «Mi domandano della mia vita sentimentale, invece di chiedermi appunto quale pianta pianterei».



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