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Quel barlettano di nome Emanuele Del Vecchio che il 7 settembre 1956 lasciò il campo a Pelè


Suo nonno era barlettano, vestì le maglie di Santos ma anche Milan e Napoli  

Nicola Ricchitelli – Nacque a São Vicente - comune del Brasile nello Stato di San Paolo - il 24 settembre del 1934, mori colpito da alcuni proiettili di pistola, a premere il grilletto fu il fidanzato della figlia dopo una violenta lite, era il 7 ottobre del 1995. Questa è la storia di Emanuele Del Vecchio – all’anagrafe Emmanuele – originario di Barletta e di quel destino che lo vide incrociarsi con il più grande calciatore di tutti i tempi, Edson Arantes do Nascimento, al secolo Pelè.      

Era l’Anno 1956, quell’anno qui a Barletta c’è lo siamo ricordati qualche tempo dopo, nonostante le pagine dei giornali, proprio noi che sappiamo far parlare della nostra città più dei record di Mennea, più di certe Disfide, ma tant’è noi siamo belli anche a sputtanarci così, non c’è Madonna dello Sterpeto che tenga.

Dire 1956 qui a Barletta è significato dire 14 marzo, via Manfredi, spari, morti, feriti e pane, Giuseppe Dicorato, Giuseppe Spadaro e Giuseppe Lojodice . Era il 1956 e il PSI – Partito Socialista Italiano - lasciava campo alla DC – Democrazia Italiana – con Giovanni Paparella che cedeva la fascia tricolore di Sindaco a Giuseppe Palmitessa, in ambito sportivo non c’era di che da rallegrarsi, poiché la locale squadra di calcio biancorossa vagava nell’anonimato di un girone G del campionato interregionale – oggi campionato dilettanti – chiudendo la stagione all’undicesimo posto, dietro Foggia, Andria, Trani, e mettendosi dietro un certo Lecce a 5 punti dalla salvezza che condannò Maglie, Castelfidardo, Pescopagno e Monticchio Potenza.

Era il 1956 ed Elvis Presley incideva “Heartbreak Hotel”, Cortina d’Ampezzo ospitava la settima edizione dei Giochi olimpici invernali, la Francia concedeva l’indipendenza alla Tunisia, veniva posta la prima pietra per la costruzione dell’Autostrada del Sole e in Ungheria iniziava l’insurrezione antisovietica, ma è in Brasile - a 9696 chilometri di distanza dalla “Città della disfida” - che accadeva qualcosa che rimarrà nella storia del calcio mondiale.

È un pomeriggio di venerdì 7 settembre del 1956, sono le ore 15 e siamo allo “Estadio Américo Guazzelli” di Santo André - città costiera nello Stato di San Paolo – lì dove il più blasonato Santos viene invitato per disputare il Trofeo dell’Indipendenza: di fatto un’amichevole di lusso. Alla prestigiosa squadra brasiliana è opposto il Corinthians - non il Corinthians più famoso, ma una piccola squadra di Santo André – in campo l’allenatore dei bianconeri Lula schiera nel primo tempo tra gli altri talenti come Zito,  Alfredinho, Alvaro e soprattutto un certo Emanuele Del Vecchio – nipote di nonno Emanuele emigrato da Barletta -  che con i suoi 38 goal nella stagione precedente aveva contribuito alla conquista del secondo campionato paulista.

In panchina l’allenatore Lula ha nelle sue fila un tal  Edson Arantes do Nascimento, ha appena 15 anni, e sarà proprio l’attaccante di origini barlettane Emanuele Del Vecchio nel secondo tempo  - dopo aver messo a referto due reti – a lasciare il campo a colui che diventerà semplicemente Pelè, colui che scriverà le pagine più leggendarie del calcio mondiale, dal Campionato del mondo in Svezia alle vittorie con il Santos fino ad arrivare a superare i 1000 goal.

Lui Del Vecchio lascerà la sua terra natia per approdare in Italia nel neopromosso Hellas Verona, giunse nell’estate del 1957 mettendo a tabellino 13 goal in 27 gare – compreso una cinquina rifilata alla Sampdoria -  che non servirono però a garantire la salvezza agli scaligeri. L’anno successivo arrivò all’ombra del Vesuvio, dove vestì la maglia azzurra del Napoli, vi rimase tre stagioni dove regalò 27 goal in 67 presenze, compreso una scazzottata con l’allora storico presidente della squadra partenopea, tal Achille Lauro.

Nel 1961 arrivò a Padova – 21 presenze e 8 reti – per poi arrivare a vestire la maglia rossonera del Milan dal novembre 1962, stagione che culminò con la vittoria della prima Coppa dei Campioni per la società rossonera e per tutto il calcio italiano. All’ombra della “Madonnina” mise a referto 12 presenze e 5 reti prima di ritornare in Sudamerica, dove vestì dapprima la maglia del Boca Juniors, quindi il ritorno in Brasile nel 1964 al San Paolo dove mise  segno 34 reti in 69 presenze. Chiuse la sua carriera calcistica nell’Athtletico Paranaense. Nella sua carriera ebbe anche modo di vestire 8 volte la maglia verdeoro della nazionale brasiliana tra il 1956 e il 1957.
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