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La Voce Grossa di…Martina Quaranta(intervista): «A trent’anni ho già il lavoro dei miei sogni: la bambina che guardava Sky Sport ce l'ha fatta»



Nicola Ricchitelli - Dalle passarelle giovanili ai riflettori della redazione di Sky Sport, con in mezzo una gavetta fatta di sacrifici, porta in faccia e decisioni coraggiose. Quello di Martina Quaranta è un percorso costruito passo dopo passo, senza scorciatoie, alimentato da una determinazione emersa con forza nei mesi complessi della pandemia, quando il panorama delle TV locali ha lasciato il posto all'ambizione di conquistare la piazza milanese.

Oggi, tra le notizie dell'ultima ora e i ritmi frenetici del calciomercato vissuti accanto a maestri del calibro di Gianluca Di Marzio e Luca Marchetti, il volto del giornalismo sportivo si racconta a trecentosessanta gradi. Un colloquio senza filtri che affronta i retaggi maschilisti del settore, la gestione delle fonti nell'era dei social network e la consapevolezza di aver trasformato, a trent'anni, una passione d'infanzia nella propria realtà quotidiana.

Dalle sfilate alla redazione di Sky Sport: qual è stato lo scetticismo più odioso che hai dovuto demolire a fari spenti?
R: «Fortunatamente non ho avuto bisogno di demolire alcun scetticismo. Le sfilate facevano parte dei tantissimi lavori che ho fatto in età adolescenziale, come la barista, la dog sitter, la hostess, promoter e tutto ciò che mi permetteva di guadagnare qualche soldino. L’importante è saper scindere le cose, ciò che facciamo esclusivamente per la nostra carriera e ciò che facciamo per poterci permettere economicamente di costruire un futuro».

C’è stato un secondo preciso in cui hai capito che la TV locale non era più il tuo punto d'arrivo, ma solo la rampa di lancio?
R: «Sì durante il Covid. Ho avuto la possibilità di lavorare con una realtà locale importante come San Marino RTV, poi è scoppiata la pandemia. In quel periodo il mio unico pensiero era quello di voler spaccare il mondo. E durante quei mesi a casa ho deciso di trasferirmi a Milano. Non è stato facile, ho mandato CV a chiunque e tutti mi rimbalzavano. Poi per fortuna, con molta gavetta e determinazione, sono riuscita a lavorare per alcuni siti online fino ad arrivare a Sky Sport».

La diretta di calciomercato è un frullatore di notizie dell'ultimo secondo: cos'è che la TV non mostra mai di quel caos?
R: «Non mostra tantissime cose. Ed è proprio una situazione caotica e super adrenalinica, davvero bellissima. Oggi le notizie con i social viaggiano in tempo reale, l’utente vuole essere informato il prima possibile. Quello che non si vede sono chat di gruppo nelle quali si scrivono tutte le notizie continuamente e in breve tempo bisogna preparare le immagini, trovare statistiche, curiosità, cambiare i titoli, pubblicare sui social e sul sito, avvisare il conduttore ed eventualmente preparare la famosa scritta in sovrimpressione “ultim’ora”. E per fare tutto questo si hanno a disposizione davvero una manciata di minuti».

Diventare giornalista professionista è un traguardo formale, ma qual è stato il prezzo personale per arrivarci?
R: «Tanto studio, sacrifici e una grande soddisfazione. Preparare l’esame mi ha formato tanto ed è stato un momento davvero bellissimo».

Tra soffiate dei procuratori e bufale dei social, qual è il tuo filtro personali per non prendere 'granchi' in diretta?
R: «Per questo devo ringraziare i miei mentori, Luca Marchetti e Gianluca Di Marzio. Quando hai la fortuna di lavorare con giornalisti di quel calibro capisci come si gestisce una notizia, in che modo farla uscire e se farla uscire. Potrei fare mille esempi, loro che mi hanno davvero fatto capire come si fa a lavorare. E chi li segue lo sa».


Il mondo del calcio sa essere ancora molto maschilista: qual è l'arma più efficace per farsi rispettare al primo minuto?
R: «Dipende dagli ambienti. Ho la fortuna di lavorare a Sky dove la vice direttrice è una donna. Dietro a tanti programmi importanti, quali Champions o tennis ci sono donne. Nessuno si permetterebbe mai di non rispettarle. In passato ho invece avuto una brutta esperienza in un’altra redazione ma purtroppo in alcuni ambienti il maschilismo è radicato, per questo scappai da quel lavoro dopo pochissimo tempo».

Qual è lo 'scoop' che hai sfiorato e che ti brucia ancora non aver dato per prima?
R: «In questo ancora non sono così brava, lo ammetto. Per gli scoop devi diventare un giornalista affermato e avere una rete di contatti che realmente predilige te ad altri. E al momento non sono ancora a quel livello. I miei scoop sono da marciapiede: immagini, partenze, incontri tra procuratori e dirigenti. Magari possiamo dire che mi brucia ancora non essere a quel livello».

Sui social l'immagine conta quanto il contenuto: dove tracci la linea di confine tra la professionista e il personaggio?
R: «Cerco di essere me stessa, sempre. Alla fine la Martina professionista è tale e quale a quella personale. Sono un po’ buffa, rido spesso, mi piace divertirmi. E sono così in onda, a lavoro, nella vita reale e sui social».

Se potessi scegliere oggi la prima pagina o la conduzione dei tuoi sogni, quale trasmissione vorresti prenderti?
R: «Sembrerà assurdo ma oggi, a 30 anni, io ho già il lavoro dei miei sogni. Lavoro a Sky Sport, il canale che tenevo acceso tutti i giorni 24 ore su 4, il sogno di quando ero bambina. Per cui tutto ciò che verrà negli anni a seguire mi renderà solo più felice».

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