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La Voce Grossa di…Silvia Olari(intervista): «Il debutto ad Amici? Tra i momenti più intensi della mia vita: oggi cantare con Gianni Morandi è un onore immenso»



Nicola Ricchitelli - Dai riflettori di Amici al sodalizio sul palco con le grandi icone della musica italiana, il percorso di Silvia Olari è una storia fatta di talento, ricerca costante e grande determinazione. Cantautrice versatile e raffinata, capace di muoversi con disinvoltura tra pop, soul e influenze internazionali, Silvia si racconta a cuore aperto in questa intervista.

Dai ricordi del debutto televisivo al primo EP con Warner, passando per le sfide della strada indipendente, l'esperienza a Londra e l'emozione dei duetti sera dopo sera accanto a Gianni Morandi, emerge il ritratto intimo e autentico di un’artista che ha fatto della musica dal vivo la sua vera dimensione.

Se ritorni con la mente al tuo primo giorno ad Amici, che sensazioni ricordi nel sederti a quel pianoforte davanti al pubblico televisivo?
R: «È stato un momento di grande gioia e anche di grande e bellissima “confusione”: quel banco l’ho desiderato tanto, ci ho sperato e ci ho creduto. L’esibizione a voce e piano nel giorno della mia ammissione rimane uno dei momenti artistici più intensi della mia vita. Il pubblico televisivo e anche quello presente in studio ha visto una parte importante di me in quella canzone».

Come hai custodito dentro di te l'emozione di vedere il tuo primo EP in classifica e di cantare un brano firmato da Nek?
R: «Già il fatto di poter pubblicare un EP con Warner Music a soli 20 anni è qualcosa che ti stravolge la vita, in positivo. Essere in classifica fu un grande inizio. La firma di un cantautore come Nek, emiliano come me e che da sempre stimo e seguo, è stata la ciliegina sulla torta. Tra l’altro quel brano “Fino all’anima” ebbe davvero un bel riscontro, è tra i miei più noti».


Raccontando l'album “Libera da me” è sempre d'obbligo, quanta parte della vera Silvia c'era già in quelle sonorità pop e soul?
R: «Sono stata per tanti anni un ibrido, divisa tra musica italiana e internazionale. Una vera e propria lotta interiore, dovuta anche dalla mia giovane età.
In quegli anni però ero particolarmente verso la musica soul, quindi quell’album mi rispecchiava molto. Amavo cantare quel genere, perchè mi riusciva bene...anche se forse mancava una piccola parte di vissuto interiore».

Il passaggio verso una strada discografica indipendente richiede coraggio: qual è stato il momento più impegnativo di quella scelta?
R: «Il momento più impegnativo è stato sicuramente il dopo Amici: un momento delicato per i non vincitori come me. Per puro caso ho scoperto di poter anche scrivere canzoni mie, che tra l’altro furono subito promosse dal team di produzione…non ci furono brani scartati. Da lì nacque il mio seguito di carriera dopo il Talent».

In quegli anni hai iniziato a guardare oltre i confini italiani: cosa ti affascinava dell'idea di cantare e collaborare in inglese?
R: «Iniziai a guardare fuori dall’Italia perché, sinceramente, mi mancavano stimoli: avevo difficoltà a trovare il mio posto nella discografia, avevo provato Sanremo Giovani 3 volte ma il mio brano non riusciva a passare le selezioni. Mi servivano risposte e quindi decisi di trovarle anche dentro di me, decisi di “cambiare aria”, anche per trovare di nuovo le risorse per andare avanti in questo difficile mondo della musica. Da quell’esperienza a Londra, bastò inviare un provino registrato a casa a un’etichetta discografica, per essere scelta come voce del progetto soul, R&B, che poi pubblicai poco dopo.


Quando è nato un brano come "Niente di me", che tipo di urgenza espressiva o personale stavi vivendo?
R: «“Niente di me” è forse uno dei brani più autentici che abbia mai scritto: parla di un’amicizia finita male ma va anche molto oltre: volevo far sapere chi fossi, volevo esprimere la mia delusione e la mia autenticità al tempo stesso… è un brano scritto per chi ascolta ma anche per me, per “stare meglio”».

Com'è arrivata la proposta di salire sul palco con Gianni Morandi e come vi siete trovati a lavorare insieme sera dopo sera?
R: «La proposta tour di Gianni Morandi è arrivata dal direttore artistico e chitarrista Luca Colombo, mi chiamò un giorno per propormi questa cosa. Accettai subito, in primis per la stima che nutro nei suoi confronti, sia musicalmente che umanamente. Sapevo che era una bella persona, competente, che faceva le cose “fatte bene” e il binomio con un grande della musica come Morandi secondo me aveva tutti i presupposti per funzionare.
Dalla prima volta alle prove con Gianni, ebbi la conferma di quello che sentivo “a pelle”».

Quando ti ritrovi al centro del palco accanto a Gianni per cantare un brano così amato, cosa ti passa per la testa?
R: «Quando mi è stato assegnato “In Amore” ho sentito subito il peso della responsabilità di un brano così impegnativo, per cui mi sono preparata molto. Non sapevo realmente come sarebbe andata ma ci ho messo tutta me stessa cercando di mettere qualcosa di mio, lo faccio ogni volta che ho a che fare con una sfida. Data dopo data, mi sono resa conto che ero riuscita a mettermi addosso questa canzone, senza imitare nessuno, ma dandone una mia rilettura.
Cantare questo brano con Gianni sul palco è sempre un momento molto intenso, di grande sintonia con lui, è un onore grande e spero ogni volta che sia anche un merito…Comunque sia, è uno dei momenti di gioia e di realizzazione più grandi».

Guardando al presente, come riesci a far convivere armonicamente i tuoi progetti da solista e le tournée?
R: «Il mio lavoro ha diverse sfaccettature, quando non sono in tour ho una parte di percorso di insegnamento, molto costruttiva, ma principalmente il mio lavoro è quello di cantante e ha la precedenza sul resto. Che sia da solista o da cantante e corista in tournée, per me sono equivalenti, si tratta solo di organizzare gli impegni».


Guardando ai prossimi anni, quali nuove sfide o territori musicali ti piacerebbe esplorare che non hai ancora sperimentato?
R: «In merito ai prossimi anni, più che sperimentare mi piacerebbe continuare su questa linea: l’esperienza di tour mi ha fatto capire quello che davvero desidero: stare in tour. É una cosa che farei anche 12 mesi l’anno!».

C'è già in cantiere un nuovo capitolo discografico o un brano inedito che rappresenta la Silvia di oggi?
R: «Sono sempre in movimento, scrivo, più che altro mi piace valutare bene quando e se fare uscire nuovi inediti. Ci sto pensando e lavorando».

Se doversi immaginare sul palco dei tuoi sogni tra qualche anno, che tipo di concerto o di collaborazione ti piacerebbe realizzare?
R: «Essere sul palco con Gianni Morandi (e precedentemente anche con Mario Biondi) rappresenta già un buon inizio in quanto a realizzazione di collaborazioni importanti; di solito faccio un passo alla volta, quindi da un po’ di anni a questa parte ho deciso che “lascio scorrere”, lavoro costantemente per crearmi un terreno fertile sul quale poter accogliere quello che arriverà in futuro. Incrocio le dita!».


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