La Voce Grossa di…Patrizia Pellegrino(intervista): «Il mio “NO” più coraggioso? Ai film per adulti… Dissi di no anche a Tinto Brass»
Nicola Ricchitelli - Dalle luci scintillanti dei varietà televisivi anni '80 alla disciplina rigorosa del Sistina sotto l'ala di Pietro Garinei; dai successi pop che oggi tornano a far battere il cuore fino alla sfida della produzione teatrale e al sogno, mai nascosto, di un grande ruolo drammatico firmato da Ferzan Ozpetek o Edoardo De Angelis.
Patrizia Pellegrino si racconta a tutto tondo in un'intervista sincera e senza rete. Un viaggio che attraversa i pregiudizi di un settore spesso pronto a etichettare, la fierezza di aver saputo dire i "no" giusti al momento opportuno, la carica per le nuove avventure artistiche — come il ritorno sul set e la co-produzione de Il gufo e la gattina insieme a Giobbe Covatta — e uno sguardo lucido, disincantato ma profondamente innamorato dello spettacolo sul passato, sul presente e sul futuro della televisione e del teatro italiani.
Quando ha capito che i lustrini della TV anni '80 rischiavano di farle da gabbia e che l'unico modo per farsi prendere sul serio era la disciplina del teatro?
R: «Me lo disse chiaro e tondo Pietro Garinei, al Sistina: "La tv sarà solo un'esperienza momentanea, il teatro invece è per sempre". Mi ha convinta subito. Non ho avuto alcun dubbio».
Quanto le è costato, in termini di giudizio del settore, dimostrare che dietro l'icona di bellezza e dischi pop c'era un'attrice di razza?
R: ««Mi costa ancora molto questo vizio tutto italiano per cui, se inizi una carriera in un certo modo, non puoi più fare altro. Io ho sempre voluto fare di testa mia e amo spaziare: dalla tv al teatro, e dal 6 novembre su Prime, per poi tornare al mio ruolo di showgirl, perché no? Il successo di Berlino mi ha letteralmente gasata!».
Tra i grandi maestri con cui ha lavorato, da Garinei a Pingitore: qual è l'insegnamento più spietato che ha ricevuto sul lavoro?
R: «La comicità è questione di tempi, e ammetto che a volte li sbagliavo. Ma ora mi preparo molto di più, studio e non lascio più nulla al caso».
Come convivono in lei il maniacale controllo della scena teatrale e l'abbandono totale all'imprevisto dei reality show?
R: «Non convivono affatto. Io vivo le situazioni volta per volta, ben sapendo che ognuna è diversa dall'altra».
Se potesse incidere oggi uno dei suoi brani pop degli esordi con la maturità di adesso, quale sceglierebbe e come lo stravolgerebbe?
R: «Li sto riscoprendo proprio adesso e sono innamorata pazza di Automaticamore e Musica spaziale. Pensa che a Berlino abbiamo reinciso Beng e Il mondo da una nuvola: sono venuti su una meraviglia».
Cosa eliminerebbe senza rimpianti dalla TV di oggi per restituirle l'artigianalità e la magia degli anni '80 e '90?
R: «Eliminerei dalla tv i troppi reality: capisco che alla gente possano anche piacere, ma il troppo stroppia e alla fine stanca. Per tornare ai fasti degli anni '80 e '90, invece, servirebbero più idee autorali e personaggi forti, carismatici come Fiorello. Il vero problema, però, è che manca la gente che la guarda: ormai in pochi seguono la tv tradizionale, perché ognuno si fa il proprio palinsesto su misura».
Passando alla produzione teatrale si è trovata "dall'altra parte della scrivania": qual è stata la delusione più grande nel fare i conti con i numeri del settore?
R: «Con la produzione mi ero fermata a lungo, ma ora ci riprovo con “Il gufo e la gattina” insieme a Giobbe Covatta: sono sicura che sarà un successo, adoro lui come persona e artisticamente c'è un'affinità speciale. Lo co-produco con Marioletta Bideri, un'altra grande donna e attrice di teatro che stimo immensamente».
Qual è il ruolo cupo, drammatico o "sporco" che i registi non le hanno mai offerto e che sente ancora come un suo credito verso il casting?
R: «Ora sarei pronta a stravolgermi pur di lavorare con Ferzan Ozpetek o con Edoardo De Angelis. Vorrei potermi trasformare, azzerare, diventare completamente un'altra in qualsiasi ruolo: basta che sia radicalmente diversa da me».
Se la sua carriera fosse definita non dai successi ma dai suoi gran rifiuti: qual è il "No" più coraggioso che ha detto e di cui va fiera?
R: «Ai tempi mi chiesero di girare film per adulti, e ci provò persino Tinto Brass, ma ho sempre detto di no. Sono fiera della mia sensualità, che è sempre rimasta misurata. E non sono rifatta, né lo sarò mai! Magari adesso mi chiamassero per un personaggio alla Virna Lisi: trovo che quella classe e quella bellezza le senta molto vicine alle mie, non trovi?».

