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venerdì 27 settembre 2019

La Voce Grossa di...Luca Dirisio(intervista):«Il mio nuovo album?Un disco scritto on the road, sulla strada...»


Piero Chimenti - Siamo in compagnia con Luca Dirisio, che dopo 8 anni, in vendita dal 25 ottobre, si prepara ad uscire con un nuovo lavoro, di cui è possibile ascoltare i due singoli "La mia gente" e "Come mare" a settembre il cui titolo ci ha assicurato che sarà una sorpresa per i fans. 
Il cantautore abruzzese, molto legato alla sua terra, in questa nostra lunga chiacchierata è un fiume in piena e con la schiettezza che lo contraddistingue, ci parla a ruota libera di come nascono le sue canzoni e dell'attuale momento della musica italiana e di tanto altro ancora. 
Nel suo racconto il cantautore di Vasto, non può dimenticare il terremoto che distrusse gran parte dell'Abruzzo 2009, in cui perse degli amici, seguita dall'esclusione degli 'Amici dell'Abruzzo' nel brano Domani...

Nel 2011 hai scritto la musica è in coma, adesso come 'vedi' la musica italiana.
R:«Morta. Si scherza. Non è una risposta che devo dare io, ma chiunque abbia un po' di orecchio si accorge che il livello si è abbassato. Da cosa dipenda, ci possono essere molti fattori, ma non spetta a me giudicare. Sta di fatto che anni fa un artista doveva dimostrare di esserlo, mentre adesso si parla sempre degli stessi argomenti, perché si è abbassato il livello anche di chi ascolta la musica e quindi le esigenze sono differenti. Non capisco perché bisogna sempre parlare di soldi o di cattive abitudini ecc; i ragazzetti sono affascinati da questo mondo dai denti d'oro, dalle collane d'oro è un po' tutto sia sceso di livello. Se prima un ragazzo aveva voglia di imparare a suonare la chitarra, adesso se glielo chiedi ti dice che vuole fare soldi, quindi è proprio il livello culturale che si è abbassato. Se questo sia dato dall'educazione che le famiglie danno o dalla scuola non lo so, ma ricordo che a 14 anni, ascoltavo tutt'altra musica, non c'era internet quindi se ascoltavi una musica inglese dovevi essere tu a cercare di tradurre i pezzi se volevi capirci qualcosa, andavo a lezione di chitarra ed avevo una piccola band con cui suonavo in garage. Adesso i ragazzi possono fare la musica con il computer, naturalmente hanno sdoganato questo modo di fare musica e tutti pensano di poterla fare. Basta girare sui siti internet, i vari Instagram dei ragazzetti, ti accorgi che questo è quello che va è questo quello che vogliono loro. Non so come andrà a finire, sono curioso di vedere tra vent'anni cosa accadrà, o si tocca il fondo e poi da li si risalire o c'è il 'doppio fondo'».

Dopo l'isola dei famosi, parteciperesti ad un altro reality o la definisci chiusa come esperienza?
R:«Non parteciperei a nessun reality, non sono pro reality. L'isola dei famosi l'avevo idealizzato un po', perché pensavo di andare sull'isola e fare il selvaggio come sono abituato a farlo. Vengo dal mare e quindi tutti i giorni, anche d'inverno, una capatina in spiaggia o sul molo la faccio sempre perché mi piace andare a pesca d'inverno, così come praticare sport estivi, ce l'ho dentro la salsedine. Credevo di andare lì, all'isola, credendo non di fare sfoggio ma per divertirmi, dedicarmi alla pesca, fare ciò che volevo. Non avevo calcolato il fatto invece, un'esperienza del genere l'avrei dovuta condividere con persone che non conoscevo e poi una volta lì, mi sono accorto che avevano tutt'altre passioni, erano molto più capaci di me di stare davanti alle telecamere, che per me non esistevano, per loro invece erano l'unico motivo per il quale avevano partecipato, per farti capire cosa era successo durante. Ti dico, che quando non c'erano le telecamere, si parlava in una maniera, quando c'erano le telecamere queste qua s'iniziavano a pettinare a truccare. Gli stessi uomini erano poco motivati, quindi davanti alle telecamere si davano un tono, appena si giravano le telecamere stavano male. Non era lo spirito con cui volevo farlo io. Simona (Ventura ndr) mi aveva fatto questa proposta, ed io ho accettato subito, perché quale motivo migliore per me, andare in un'isola deserta caraibica, con un mare eccezionale, la possibilità di stare a prendere il sole tutto il giorno, pescare di provare nuove tecniche, farsi il bagno oltre a tutto quello che stava da fare. Sono una persona abbastanza combattiva, a cui piace mettersi in gioco e quindi l'avevo presa con questo spirito, perché sono abbastanza combattivo. Ed invece, non è andata così, le persone aspettava di uscire per 'riscuotere', sia a livello d'immagine, sia a livello di denaro. Purtroppo è stata una delusione sotto questo punto, ma se tu mi dicessi: "Vuoi rifarla?", forse la rifarei di nuovo, perché l'odore dell'isola mi è rimasta addosso è stato bellissimo, anzi ci rimarrei più tempo, perché purtroppo la permanenza non la decidi tu, il gioco è così. Se posso essere ti dico che, se ci fosse un'agenzia turistica che mi desse la possibilità di stare su un'isola deserta per 10 giorni, e mi dicesse ti diamo solo l'acqua poi per il resto ci devi pensare tu con i tuoi amici, la prenderei al volo e pagherei anche per i miei amici per poterci andare. Mi piace proprio quello stile di vita, mi piace vivere all'aria aperta, accendere i fuochi in tre o quattro modi diversi. Non mi fa paura rimanere da solo in mezzo alla giungla, anzi mi fa più paura l'essere umano che c'è intorno».

Il prossimo 25 ottobre uscirà il tuo nuovo lavoro che conterrà tra gli altri il tuo ultimo singolo Come Mare a Settembre. Che album si dovranno aspettare i tuoi fans?
R:«Il 25 ottobre, dopo 8 anni, esce il mio nuovo disco di cui il titolo non te lo posso dire perché sarà una sorpresa. I miei album sono fatti alla Luca Dirisio maniera, non credo che si debbano aspettare ne di più, ne di meno rispetto a quello che hanno avuto altre volte. Cerco sempre di fare un disco con mille sfaccettature, non mi piace fare un disco che abbia un moud, mi piace scrivere canzoni diverse tra loro, in modo tale che una persona appena ascolta il disco possa avere varie emozioni, sentire varie cose. A me la musica piace a 360 gradi. E' stato difficile scegliere i pezzi, perché in 8 anni, oltre ai singoli, ho scritto un centinaio di canzoni. Le ultime sono sempre quelle che ti piacciono di più perché sono più 'fresche', ma non ho potuto rinunciare a metter dentro le canzoni alle quali sono molto affezionato. Non vedo l'ora di vedere la reazione di chi ascolterà perché essendo un indipendente non ti dico che si faccia il doppio della fatica, però ci si mette il doppio del sentimento. Quando stavo con la casa discografica, in tre anni mi ha fatto fare tre dischi, mi sentivo un po' come un operaio, una formica che deve produrre a tutti i costi perché altrimenti si perde il treno, si perde il tram ecc, invece con questo lavoro, mi sono un po' isolato e mi sono dato il tempo per crescere. In una multinazionale, vorrebbero quasi che tu non crescessi, per avere sempre un'immagine giovane, fresca per piacere alle persone. Invece siccome siamo esseri umani, è bello anche crescere, è bello confrontarsi con il tempo che passa, maturare e quindi spero che le persone si accorgano anche di questo. Non ho la pretesa di rimanere il ragazzino di 25 anni di Calma e sangue freddo, anzi vorrei distogliere l'attenzione da quella canzone, perché le persone si ricordano quasi sempre solo di quello, ed invece c'è molto altro. E' un disco scritto on the road, sulla strada che mi sta portando alla crescita e alla maturazione. Ci sono tante cose che ho voluto raccontare e condividere con le persone. Il cantautore fa anche questo: scrivere pezzetti della sua storia e condividerli, con le persone che hanno voglia di ascoltarlo. Ogni volta che una persona prende in mano quel disco, prende anche in mano, un pezzetto della mia vita. Mi auguro possa fare del bene e non far del male. Questo disco, me lo sono molto più goduto, nel senso che quando si è scelto i pezzi dato che sono tutti 'piez de core', avrei voluto metterceli tutti quanti dentro, ma a un certo punto bisogna fare una cernita. Gli addetti ai lavori hanno monitorato un pochino la situazione dicendomi, che forse uscire con 'questa canzone' piuttosto che con 'quella', però dato che ho scritto tutto io, musica e parole, abbiamo trovato un accordo sui 10 inediti che ero più sicuro di tirar fuori».

Parlando di canzoni, come hai scelto quali brani inserire in questo lavoro?
R:«Ci sono dei pezzi che parlano di te, quindi le persone che non ti vedono da tanto tempo, voglio sapere che fai, dove vai, cosa hai fatto, che cosa pensi a dispetto di alcuni argomenti e quindi su alcuni pezzi sono stato intransigente ed ho detto "questi qua ce li voglio dentro". Poi per altri pezzi, che magari trattano dello stesso argomento, le persone che ti vedono dall'esterno, gli addetti ai lavori, si accorgono se un  brano è più diretto di un altro, magari su un argomento che ti premeva di più di altri, e quindi è meglio inserirlo. Quando lavori in studio ed inizia ad arrangiare i pezzi, ti accorgi strada facendo che alcune melodie, si abbinano meglio alla musica che va in questo periodo ed altre magari potrebbero 'già state sentite', si cerca di essere 'morbidi' sotto questo punto di vista, per cercare di creare un prodotto che possa entrare nelle case delle persone».


Il nuovo album è preceduto da due ballate profonde: "La mia gente" e "Come il mare" a settembre. Come è cambiato il tuo modo di comporre dal 2004, rispetto al tormentone Calma e sangue freddo?
R:«Non lo so com'è cambiato, chiaramente maturando qualcosa sarà cambiato. Questa è una cosa che dovete dire voi che ascoltate, io non mi accordo di questo. Quando decido di scrivere, il cervello parte per la tangente, va dritto per la sua strada, lo seguo e cerco di agevolarlo per non tralasciare niente alle spalle. Naturalmente, è più facile scrivere in preda a grandi emozioni. Quando ho scritto la Mia Gente, sai meglio di me cosa è successo in Abruzzo, a cui sono molto legato a questa 'terra madre', dato che sono abruzzese e purtroppo noi, viviamo su una terra che balla e trema a suo piacimento. Durante il terremoto ho perso anche degli amici. Mi hanno fatto male alcune situazioni, per esempio nel 2009, avevo appena sciolto con la Sony, e quindi dopo il terremoto ci sono stati questi colleghi che hanno deciso di crearsi il pezzo per l'Abruzzo e cose varie e mi sembra che questo sentimento un po' materialista, che c'è dentro la musica, perché ci sono tanti aspetti positivi ma anche tanti aspetti negativi. Mi sono accorto che queste persone non mi hanno coinvolto in quel progetto. Quando finisce un rapporto di lavoro, in questo mondo qua sono un po' rancorosi, se la prendono e non mi hanno voluto coinvolgere, per mi sarei aspettato un atteggiamento diverso dei colleghi che hanno partecipato a quella cosa li, perché sono tra i pochi abruzzesi tra i big della musica italiana. Mi aspettavo che almeno qualcuno mi chiamasse per dire:" sei vivo o sei sotto le macerie anche tu?", al di là di partecipare o meno a quel brano, a cui forse avrei avuto più diritti degli altri e quindi questo mi fa capire che c'è della meschinità nella musica italiana. A distanza di tempo, riflettendo, ho detto:"cavolo sono io abruzzese", in ogni canzone che scrivo c'è un po' di Abruzzo, ma un pezzo per la mia gente, la gente della mia terra non l'avevo mai scritto è stato quasi un dovere, un desiderio, scrivere un pezzo  che parlasse di queste persone che nonostante tutto, nonostante a volte siano completamente abbandonate anche dallo Stato perché se andiamo a camminare nei paesi che sono stati colpiti dal 2009 di quel terremoto c'è ancora il 90% da ricostruire e questi politici che molto spesso hanno promesso, ma più che altro hanno sfruttato quel periodo e quella terra martoriata dal terremoto per spettacolarizzare uno scenario mediatico, per tirare avanti l'acqua al loro mulino, per far vedere dato che da lì a poco ci sarebbero state le elezioni, per far vedere che sarebbe stato giusto rivotarli. Questa cosa mi ha fatto un po' schifo, un po' ribrezzo e quindi volevo anche dimostrare come si scrive una canzone per le persone a cui si vuole bene, che nonostante tutto si sono rialzate, senza contare sull'aiuto di nessuno si sono tirate su le maniche, hanno seppellito i loro morti e ricostruito le loro case. Questa è la cosa che mi rende orgoglioso di essere abruzzese, al di là del fatto di partecipare ad un singolo o ad un pezzo che poi rimane lì. Noi facciamo questo lavoro, andiamo in giro per le varie città,  e quando arrivano dei colleghi a Vasto che è la mia città, e non sono in giro perché quel giorno non ho un concerto la prima cosa che mi preme fare è di andargli a trovare e dir loro che sono a disposizione se vogliono fare un giro, se vogliono mangiare qualcosa vi accompagno. In quel pezzo (Domani ndr), c'erano state persone che avevo accompagnato in questo tour, che avevo accolto nella mia città quando erano venuti e purtroppo durante quella cosa là non si sono ricordati. Questa cosa qua mi ha ferito un pochettino, ma certamente non mi metto a piangere o a recriminare, te l'ho detto come mi è venuto spontaneo da dire. Sono abruzzese, mi rialzo e vado avanti non c'è problema, non ho bisogno di nessuno».

Sono previste tournée in vista del nuovo album?
R:«Per me le tournée non finiscono mai. Ho sempre un calendario aperto. Quando parlo con le agenzie che poi ci portano in giro, dico subito di non parlarmi di estate e d'inverno, perché il mio lavoro è fare il musicista. Sono un 'menestrello girovago' ed è questo che mi rende felice, che mi da energia, per continuare a fare questo lavoro qua. Per me il tour è uno stile di vita, sono un po' zingaro da questo punto di vista, mi piace stare in giro. Non mi piace stare molto fermo. Se devo stare fermo, preferisco stare nella mia città, con i miei cari, con la mia terra, con questi odori che mi hanno accompagnato da quando sono nato. Vivo in una terra meravigliosa, perché mi permette di andare a mare, in montagna e di vedere delle cose eccezionali. Non sono mai sazio di tornare a casa, sono un malinconico. Penso che la malinconia sia un sentimento importantissimo perché ti ricorda qual'è la strada per tornare a casa. Sono fatto così: mi piace andare, ma è bellissimo anche tornare. Quando vai è bellissimo che puoi tornare. Ci sono persone, come stiamo vedendo adesso, come i migranti e quant'altro, sono costretti ad andar via e forse non hanno il desiderio di tornare in una terra martoriate dalla guerra. Ci sono persone ciniche che riescono a far politica ed riescono a trovare interessi anche in questo. Ogni tanto dico di pensarci un po' su, prima di sparare tante stronzate, da politici e quant'altro e pensare alle tante persone che sono seppellite sotto il Mediterraneo. Non vorrei mai trovarmi nei loro panni. Penso che le persone che non riescono a lavorare nello spettacolo, non riescono a fare televisione attori, cantanti, si buttano in politica per i loro 5 minuti di notorietà. A pare mio, così come per fare il medico, l'avvocato, il giudice, notaio, l'ingegnere e quant'altro, una volta presa la laurea bisogna sottoporsi ad un esame di Stato, così per fare politica, i candidati prima di essere eletti, dovrebbero fare un esame di cultura generale di storia sopratutto, perché non si può fare il politico così, come fanno tante persone. Non mi far fare nomi, altrimenti entriamo in un campo che mi fanno girare le scatole fortemente. In Abruzzo abbiamo avuto degli esempi, come l'onorevole Razzi, una persona che non sa fare neanche la o col bicchiere, si dice dalle mie parti, si è ritrovato perché poteva trascinare dietro di lui dei voti, a fare politica. Basta andare su youtube per vedere qualche exploit, qualche suo discorso in Parlamento per renderti conto da chi siamo gestiti, e per un attimo ti vergogni di essere italiano. Questa cosa mi porta particolare dolore e reflusso gastrico, mi mette il nervoso perché non le riesco a capire, non le riuscirò a capire e soprattutto non le voglio capire, perché non c'è niente da capire. Il politico è colui che dovrebbe prendersi l'Italia nel cuore prima di tutto, prima della famiglia, prima di se stesso. Un tempo abbiamo avuto dei politici del genere che erano prima di tutto persone di grande cultura e degli intellettuali, adesso il primo pagliaccio che decide di far politica, basta che garantisca alla base un tot di voti ed è automaticamente dentro. Non sono un politico non voglio far politica, ma parlo da cittadino snervato. Ti spiego in due parole, sei vai in una casa discografica non ti chiedo più neanche che genere di musica tu faccia o se sai suonare uno strumento. Ti chiedono direttamente quanti follower hai su facebook o quanti ne hai su Instagram. Vanno a controllare se quei follower sono reali o meno, perché oggi si può controllare anche questo è inutile acquistarli con  100 o 200 euro, una volta assodato questo ti dicono ok sei dentro, o sei fuori. Lo stesso Sanremo non ti nego, che quando il mio manager ha portato il brano alla kermesse, la giuria ha detto che il pezzo è molto bello però non sappiamo se a livello di popolarità potremmo trovare qualcuno di migliore. Questo ti fa capire in che direzione vada la musica, l'arte e tutto il resto. Non si va più avanti per meritocrazia, qualità del prodotto, ma per followers. Questa cosa qua mi fa schifo tanto quanto la politica».

Quindi Sanremo per te è un capitolo chiuso o ce la possibilità di un tuo ritorno?
R:«Come può un cantautore chiudere un capitolo con Sanremo? Sanremo è la storia della musica italiana, dei cantautori italiani. Tanti sono nati da lì, tanti come me ci sono passati, hanno avuto grandi riscontri grazie al Festival, ma purtroppo sono cambiate le consuetudini, come quelli verbali. Sentivo al telegiornale che metteranno terrapiattisti o figata, figagine, termini stupidi, dentro il nuovo Garzanti. Vorrei fare un test sull'idiozia delle persone, se anche l'Accademia della Crusca è arrivata a farsi delle domande sul termine terrapiattisti o figagine ma mettere sul dizionario Garzanti, o quando un professore di lettere leggendo un tema, si metterà le mani nei capelli, perché non saprà più nemmeno lui se è giusto quello che stanno scrivendo questi ragazzi di oggi se è una parola inventata o sta davvero nel Garzanti. A Milano sdoganano sottoculture terribili: se a Palermo vedi qualcuno vestito da pagliaccio, ti dicono come cacchio sei vestito, mentre a Milano dicono che è una figata, perché credono che sia una cos cool di moda. Bisogna fare pace col cervello, e dedicarsi alle cose fondamentali, come cultura, famiglia, sentimenti e non tanto denaro, commercio e beni di alto consumo. Qualunque cosa ha un inizio ed una fine, ma l'amore che lasci nella famiglia ed intorno a te, i bei ricordi non muoiono mai».

Un grande saluto al giornale La Voce Grossa, è stato un piacere chiacchierare con voi. A presto, un bacio forte.

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