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La Voce Grossa di…Simone Tiribocchi(intervista): «Quel Bari – Lecce del 2007? Duemila leccesi contro uno stadio intero...ho segnato e ho sentito solo il loro boato»


Nicola Ricchitelli - Generoso in campo, schietto e senza peli sulla lingua fuori. Simone Tiribocchi, per tutti "Il Tir", riavvolge il nastro di una carriera vissuta intensamente tra le big del calcio italiano e le piazze caldissime della provincia. Idolo indimenticato a Lecce e Bergamo, l'ex bomber romano racconta in questa intervista esclusiva il peso di salvare una squadra, la magia del mitico derby di Puglia del 2007 e il rapporto con maestri del calcio come Zeman e Papadopulo. Fino a un'onesta riflessione sul calcio di oggi e sui "mostri sacri" della difesa contro cui ha dovuto battagliare in area di rigore.

Hai giocato in provincia e nelle big: è più difficile fare gol a San Siro o salvarsi a Lecce?
R: «…è sempre più difficile salvarsi, fare gol è un movimento, un gesto tecnico in intuizione, mentre l’obiettivo di squadra, oltre ad essere più complicato è sicuramente più difficile».

Hai giocato derby ovunque, anche a Milano e Torino: perché l'atmosfera di un Lecce-Bari ha qualcosa di così ferocemente diverso?
R: «Il derby è derby ovunque, partite difficili, sentite e tese, Bari - Lecce è un ricordo indelebile ma non per le partite ma per come le ho vissute durante la settimana».


Nel mitico 4-0 al San Nicola nel 2007 hai segnato una magia: la goduria più grande è stata il gol o il silenzio di uno stadio intero?
R: «Ho goduto per il gol, per l’importanza e la bellezza, ero sotto i tifosi del Lecce che erano tantissimi e ricordo solo il loro boato».

Sei arrivato a Lecce perché Zeman non ti voleva, ma poi con Papadopulo hai svoltato: cosa scatta nella testa di un bomber quando si sente rifiutato da un maestro d'attacco?
R: «A Zeman non piacevo, criticò il mio acquisto, io fui preso da Angelozzi e Papadopulo, chi fa parte di quel mondo deve sapere che le critiche sono feroci, bisogna sempre impegnarsi per dimostrare il proprio valore in campo».

Hai cambiato molte maglie: qual è la piazza in cui hai sentito il peso maggiore della critica? Esiste davvero l'attaccamento alla maglia o è solo una narrazione per i tifosi?
R: «Lecce e Bergamo sono le città e le piazze che ho trovato nel momento in cui ero molto più consapevole del mio valore e questo mi ha portato a fare stagioni importanti con ottimi numeri, il calcio butta giù e ti tira in alto, è un gioco duro, ma è così che si diventa più forti».

Hai lasciato Lecce dopo una retrocessione nel 2009 nonostante i tuoi 11 gol in A: è stato più un addio doloroso per te o una necessità societaria?
R: «…è stato un addio giusto, il ciclo era finito e io avevo dato tutto, ci siamo lasciati da amici».


Si dice che i difensori di oggi non sappiano più marcare. Chi è il centrale attuale contro cui ti saresti divertito di più?
R: «Oggi non c’è un centrale con cui mi divertirei, è pure offensivo dire una cosa del genere però ricordo con piacere che ho giocato contro Maldini, Nesta, Cannavaro, Chiellini, Samuel etc.…».

Cosa ti manca davvero del calcio giocato e cosa invece sei felice di aver chiuso nel passato?
R: «Mi manca tutto e certe volte non mi manca nulla, il calcio dà tanto ma toglie anche, vorrei solo tornare indietro con la testa di adesso quello sì…».

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