Alessandro Di Nunno, il presidente che ha restituito un'identità a una maglia e l'orgoglio al popolo canosino
Nicola Ricchitelli - Ci sono piazze dove il pallone non è soltanto una sfera di cuoio inseguita per novanta minuti, ma un indicatore sociale, un pezzo identitario di comunità. Canosa di Puglia ne è l'esempio plastico. Per quasi tre decenni, la storia del calcio locale era stata consegnata a un malinconico limbo: purgatori di Prima Categoria, campionati anonimi di Promozione e sporadiche apparizioni nel massimo torneo regionale. Un ridimensionamento costante che aveva finito per anestetizzare l'entusiasmo della tifoseria.
Poi, con l'arrivo alla presidenza di Alessandro Di Nunno, lo scenario è radicalmente cambiato.
La ricetta della nuova gestione si è basata su elementi semplici quanto rari nel dilettantismo moderno: stabilità finanziaria, programmazione societaria e investimenti mirati. I risultati del campo sono stati la diretta conseguenza di questa impostazione. Il Canosa non solo si è stabilizzato ai vertici dell'Eccellenza pugliese, ma ha riallacciato i fili con le pagine più nobili della propria storia.
Prima c'è stata la stagione 2024/25, conclusa sfiorando quel ritorno in Serie D che in città manca da generazioni. Poi la cavalcata nei play-off nella stagione successiva, culminata nella tiratissima finale contro un colosso blasonato come il Taranto: una sconfitta patita con l'onore delle armi, ma che aveva già certificato il cambio di passo della società rossoblù.
Fino ad arrivare alla risposta più nitida, quella consegnata alla cronaca di domenica scorsa, quando sull'erba del San Sabino, il Canosa ha travolto il Taranto con un perentorio 3-0: una vittoria netta, senza appelli, che chiude idealmente un cerchio e conferma la bontà del lavoro svolto.
Mentre nel panorama calcistico dilettantistico si assiste fin troppo spesso al teatrino di proprietà meteora e promesse al vento, a Canosa la presidenza Di Nunno ha restituito continuità, presenza e un'identità precisa a una maglia storicamente blasonata. E i numeri, quando parlano chiaro, non lasciano grande spazio alle smentite.

