La Voce Grossa di…Shinra Tensei(intervista): ««Dietro lo schermo c'è una persona reale, non una ragazza a disposizione di tutti»
Nicola Ricchitelli - In un'epoca in cui la sottile linea tra vita reale e rappresentazione digitale è sempre più sfumata, la gestione della propria immagine pubblica richiede equilibrio, consapevolezza e una forte dose di carattere. Nel settore dell'entertainment per adulti e della creazione di contenuti digitali, la sovraesposizione mediatica porta spesso con sé pregiudizi, letture superficiali e una costante tentazione, da parte del pubblico, di confondere il personaggio con la persona.
In questa intervista esclusiva, Shinra Tensei si racconta senza filtri e senza retorica, affrontando i temi centrali del suo percorso umano e professionale: il rapporto con la spontaneità e il controllo dei social media, la complessa separazione tra la sfera professionale e la dimensione intima, e il prezzo – in termini di tempo e privacy – che il successo richiede.
Ne emerge il ritratto di una professionista consapevole, determinata a difendere la propria indipendenza economica e decisionale in un contesto culturale ancora fortemente condizionato da stereotipi e giudizi. Una riflessione profonda sulla libertà di scelta, sull'autostima e sulla rivendicazione del proprio spazio oltre ogni etichetta.
Quanto c'è di calcolato nella tua immagine pubblica e quanto invece è pura spontaneità che è finita per sfuggire al tuo controllo?
R: «Credo che ognuno di noi calcoli e scelga attentamente cosa far trasparire della propria immagine pubblica. I social network, ormai lo sappiamo tutti, non rappresentano la vita reale: sono solo una piccola percentuale, circa l'1%, di ciò che si decide di mostrare della propria vita. Ciascuno di noi gestisce e filtra ciò che desidera condividere online. Nel mio caso, cerco sempre di far emergere la mia spontaneità, rimanendo fedele a ciò che sono: semplicemente la ragazza della porta accanto. Il mio profilo ha una natura prevalentemente professionale, quindi tendo a condividere poco o nulla della mia sfera privata; tuttavia, mi piace rendere partecipi chi mi segue delle mie attività lavorative e, occasionalmente, anche di momenti extra-lavorativi. Mi fa piacere, ad esempio, interagire e rispondere alle domande dei fan, raccontarmi anche al di fuori del lavoro e mostrare quel lato più umano che spesso non traspare».
Nel tuo lavoro c'è un confine sottile tra fantasia, finzione e vita reale. C'è mai stato un momento in cui questo confine si è assottigliato al punto da farti sentire smarrito?
R: «No, nel senso che ho iniziato questo lavoro perché mi piaceva e perché negli anni mi ha permesso, ovviamente, di fare nuove esperienze. La finzione esiste soltanto, magari, a livello di trama dei video, ma non c’è nulla di finto nel mio lavoro: io ci metto tutta me stessa in ciò che faccio. Cerco di soddisfare, ovviamente, le fantasie di chi mi segue, ma soprattutto le mie fantasie, che poi vivo io stessa. Quindi, più reale di così non può essere».
La popolarità porta con sé un'immagine ideale che il pubblico proietta su di te. Qual è l'incomprensione più grande che le persone hanno nei tuoi confronti?
R: «L'incomprensione più grande è sicuramente quella di pensare che io sia una ragazza facile, che sia arrivabile a tutti, il che non è assolutamente vero. Molte persone tendono a disumanizzare gli esseri umani in generale, ma a volte, chi fa parte di questo mondo o lavora in ambiti come quello dei contenuti per adulti, viene svuotato della propria individualità. Spesso si pensa che abbiano a che fare soltanto con il mio personaggio, dimenticandosi che io sono una persona reale. In realtà, scelgo molto attentamente i miei partner lavorativi. Proprio per questo motivo non faccio tantissime collaborazioni o tantissimi video: seleziono con cura sia i partner professionali sia le persone che fanno parte della mia vita privata, che ovviamente non condivido sul mio canale pubblico».
Se dovesse guardarti oggi la persona che eri cinque anni fa, prima di tutto questo successo, cosa pensi che ti direbbe?
R: «Io penso che la me di cinque anni fa sarebbe molto contenta di me. Ho affrontato un percorso psicologico importante, anche in questi anni, che mi ha sostenuto e devo dirti che questo lavoro è fatto per me. Soprattutto perché mi ha fatto guadagnare tantissimi punti di autostima. Mi piace conoscere le persone, mi piace conoscere anche tante cose di me attraverso i rapporti con le persone. Quindi io penso che la me di cinque anni fa adesso sarebbe molto contenta e molto fiera di ciò che sono ora».
Esporre il proprio corpo e la propria vita privata richiede una notevole dose di sicurezza, ma anche di vulnerabilità. In che modo gestisci la critica quando colpisce non la tua 'figura pubblica', ma chi sei davvero?
R: «Sebbene all'inizio mi facessero molto male le critiche, ho capito – anche avendo a che fare con i miei haters, con le persone che criticano – che chi, diciamo, critica ciò che faccio non sa nulla di me, come di nessun'altra persona che viene criticata. Non sa nulla di me, non sa nulla della mia persona; molte volte, e la maggior parte delle volte, non sanno nulla nemmeno del mio lavoro. Quindi io credo comunque che i giudizi vadano presi con le pinze, soprattutto perché bisogna capire da chi arrivano. Un giudizio che arriva da una persona che io stimo e che credo sia preparata, non varrà mai quanto un casuale hater che mi deve scrivere il suo pensiero solo perché ha le mani e può scriverlo sulla tastiera. Quindi posso dirti che, sinceramente, non mi toccano più di tanto».
La tua attività unisce l'intimità al business. Come cambia il modo di vivere le relazioni e l'intimità quando diventano anche una professione?
R: «Cerco di risponderti in maniera più comprensibile possibile. Soltanto chi vive dall'interno questo mondo riesce a comprendere quanto sia profonda la differenza tra girare un video per un canale e vivere l'intimità nella propria vita privata. Si tratta di una distinzione totale. Durante le riprese, l'artista – che si tratti di me, di un'altra attrice o di un attore – è totalmente concentrato sul proprio lavoro e sulla performance, esattamente come un attore sul set di un film tradizionale. Sono fermamente convinta che le relazioni personali e la sfera intima siano dimensioni completamente separate e scollegate dal mio lavoro. Naturalmente, trattandosi di contenuti di natura intima, nella maggior parte dei casi c'è anche il piacere nello svolgere questa attività – sebbene non sia sempre così, poiché la sintonia con una persona si scopre solo vivendola. In ogni caso, restano due ambiti profondamente differenti».
Ogni percorso di successo richiede dei sacrifici. Qual è la cosa più preziosa a cui hai dovuto rinunciare per arrivare dove sei oggi?
R: «La cosa più preziosa che ho perso è sicuramente il tempo. Non ho più molto tempo libero per fare ciò che facevo prima, perché comunque lavoro tantissimo, lavorando molte e molte ore durante la giornata. A volte ho soltanto qualche ora da dedicare a me stessa, che comunque non è abbastanza per i miei hobby. Mi sono ripromessa di lavorare su questo aspetto e di ritagliare più tempo per me, perché mi fa bene. La seconda cosa potrebbe essere, in parte, la privacy. Per me non è ancora una cosa così tanto invadente, però sai che quando sei in giro le persone ti riconoscono, ti guardano, ti filmano, ti fotografano, anche se tu non le vedi».
Ti senti davvero libero/a nel lavoro che fai o ti accorgi che il mercato e le richieste dei follower finiscono per condizionare le tue scelte?
R: «Penso che ognuno gestisca il proprio canale – dato che siamo dei liberi professionisti – come meglio crede. Se a una persona non importa di girare determinati contenuti solo perché vuole andare incontro alle richieste dei fan, è libera di farlo, come anche il contrario. Io ho sempre dichiarato che faccio solo ciò che mi piace. Non mi metterei mai in una situazione in cui sono a disagio per soltanto poter guadagnare. Ci sono determinate categorie di film o di video che io, appositamente – e di format anche su Instagram o sui social – non faccio perché non voglio fare. Sono sicura che probabilmente, se li facessi, andrei a guadagnare ancora più soldi, ma non mi interessa: non mi interessa il guadagno, mi interessa soltanto quello che comunque piace a me. Ovviamente, tramite le richieste dei follower si riesce ad avere una panoramica di ciò che vorrebbero vedere e di ciò che vorrebbero che tu facessi. Questo, ovviamente e indubbiamente, fa riflettere sulle scelte da fare in futuro, ma lavorativamente parlando io faccio solo ciò che mi piace e che mi fa stare bene».
I social e le piattaforme creano un contatto costante con migliaia di persone. In mezzo a tanto rumore e tante interazioni, come e quando riesci a trovare momenti di autentica solitudine o ascolto?
R: «Questa domanda si collega un po' al tema del mio tempo libero, che purtroppo scarseggia sempre. In ogni caso, mi sono imposta una regola: c'è un orario preciso in cui il mio telefono va in modalità "non disturbare", perché non voglio ricevere notifiche e desidero soltanto stare con me stessa, con la mia famiglia, con i miei amici o con chiunque desideri. Riesco a ricavare dei momenti per leggere un libro, per stare fuori in giardino o per farmi una passeggiata. Non sono moltissimi, ma cerco comunque di tenermeli sempre stretti».
Tra dieci o vent'anni, quando il contesto digitale e le dinamiche attuali saranno inevitabilmente cambiati, come vorresti che venisse ricordato il tuo percorso?
R: «Diciamo che, tra dieci anni, il contesto digitale sarà cambiato e le dinamiche attuali saranno diverse. Io vorrei che del mio percorso venisse ricordata soprattutto una scelta fondamentale: la scelta di non essere limitata dal giudizio degli altri, di essere libera – soprattutto come donna – di fare il mio percorso, di vivere la mia vita, di esprimere la mia persona e tutto ciò che ho costruito, valorizzando l'aspetto imprenditoriale e non soltanto quello contenutistico. Io credo che ogni ragazza, ogni donna, dovrebbe poter vivere in modo libero, svincolata da tutte le limitazioni e i giudizi di una società odierna che è ancora troppo patriarcale».
Potessi tornare indietro ti vorresti vedere dove sei oggi?
R: «Io ti direi assolutamente sì: non mi vedrei proprio da nessun'altra parte. Io adoro questo lavoro, quello che sono diventata, quello che mi dà, l'indipendenza economica, l'autostima e tutto... proprio ciò che mi fa stare bene. Quindi, per il momento ti direi, non vorrei mai tornare indietro. Non mi piace, molte volte, vedere molte mie colleghe che si sono, diciamo, fatte la fama, fatte le esperienze, fatte i soldi per poi rinnegare tutto e, tra virgolette, sputare nel piatto dove hanno mangiato. Io penso che comunque, se arrivi a fare un percorso, è perché lo vuoi, non perché qualcuno ti obbliga».


