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La Voce Grossa di…Valeriano Narcisi(intervista): «Il vero talento si nasconde dietro la mentalità…bisogna saper vedere quello che un giocatore può diventare, non solo ciò che è oggi»



Nicola Ricchitelli - In un panorama calcistico in continua evoluzione, scovare il vero talento prima che esploda è un'arte che richiede visione, pazienza e profonda conoscenza del settore. Con oltre 130 assistiti in scuderia, la Gio'Sport si è affermata come una delle realtà di procura sportiva più attente nella valorizzazione dei giovani e nella costruzione di percorsi di carriera sostenibili, dai campi minori fino ai riflettori della Serie A.

In questa intervista, uno dei fondatori della agenzia, Valeriano Narcisi analizza i pilastri del proprio lavoro: l'importanza cruciale della mentalità e della tenuta morale rispetto ai soli numeri tecnici, le dinamiche di gestione dei momenti di crisi, fino ai nodi strutturali del calcio italiano legati alla crescita dei vivai e alle sirene del mercato estero.

Con oltre 130 assistiti in scuderia, qual è il criterio chiave per individuare un talento prima che esploda?
R: «Il talento tecnico è sicuramente importante, ma da solo non basta. Quello che cerchiamo di capire è soprattutto quanto un ragazzo abbia dentro la voglia di arrivare, la capacità di sacrificarsi e di migliorare ogni giorno. Io cerco di vedere quello che un giocatore può diventare, non soltanto quello che è oggi. Spesso il vero talento è nascosto dietro la mentalità, la personalità e la capacità di reagire alle difficoltà».

Guardando agli inizi della Gio'Sport, qual è stato il primo giocatore simbolo o la trattativa che vi ha consacrato?
R: «Gli inizi sono stati fatti di tantissimo lavoro e di tante scommesse. Più che una singola trattativa, direi che è stato il percorso costruito con alcuni ragazzi a darci la consapevolezza di poter competere a livelli sempre più importanti. Quando accompagni un giocatore nel percorso di crescita e lo vedi arrivare a categorie che sembravano lontanissime all’inizio, capisci che stai costruendo qualcosa di importante».

Quando avete scelto profili poi arrivati in Serie A, come Petriccione, quale dettaglio vi ha fatto capire che ce l'avrebbero fatta?
R: «Nel caso di Petriccione, come in altri casi, non guardavamo soltanto le qualità tecniche. Vedevamo un ragazzo con caratteristiche importanti, ma soprattutto con una mentalità da professionista. La capacità di leggere il calcio, di adattarsi, di lavorare e di reggere la pressione fanno spesso la differenza. La Serie A non la raggiungi soltanto perché sei bravo: devi avere continuità, personalità e la capacità di cogliere le opportunità quando arrivano».

Qual è la storia di rinascita e rilancio a cui è più legato tra i vostri assistiti?
R: «Ce ne sono diverse e probabilmente è proprio questo uno degli aspetti che mi rende più orgoglioso del mio lavoro. Sono particolarmente legato alle storie di quei ragazzi che a un certo punto sembravano essere usciti dai radar del calcio importante e che, attraverso lavoro, fiducia e scelte corrette, sono riusciti a ripartire. Per me una carriera non si misura soltanto da dove parti, ma soprattutto da quante volte sei capace di rialzarti».

C'è un talento della vostra agenzia che avrebbe meritato la Serie A ma è stato fermato da sfortuna o mercato?
R: «Nel calcio ci sono tanti giocatori che avrebbero potuto arrivare più in alto e che, per un infortunio, una scelta di mercato, un momento particolare o semplicemente una serie di circostanze, non hanno raggiunto quello che meritavano. È una delle parti più difficili del nostro lavoro: sapere che il valore di un calciatore non sempre coincide con il percorso che riesce a fare. Noi cerchiamo di non arrenderci mai e di continuare a creare opportunità, anche quando una porta si chiude».

Come si è evoluta la figura del procuratore oggi e quanto conta ancora il rapporto umano rispetto a contratti e finanze?
R: «Il procuratore oggi deve essere molto più di quello che una volta veniva chiamato semplicemente “rappresentante”. Deve conoscere il mercato, i contratti, la comunicazione, la parte finanziaria e deve avere una rete di rapporti importante. Ma alla base rimane il rapporto umano. Un calciatore ti affida una parte fondamentale della sua vita e spesso anche la sua famiglia si affida a te. I contratti si possono leggere e firmare, i numeri si possono discutere: la fiducia, invece, si costruisce nel tempo».

Cosa manca davvero a Serie B e Serie C per valorizzare i giovani talenti italiani ed evitarne la dispersione?
R: «Secondo me servono più continuità e più coraggio. Un giovane deve avere la possibilità di sbagliare e di crescere senza essere giudicato dopo due partite negative. Serie B e Serie C sono due campionati fondamentali per la formazione dei nostri ragazzi e bisogna creare un percorso più strutturato tra settore giovanile e prima squadra. Il talento italiano c’è. Il punto è riuscire ad accompagnarlo nel modo giusto e soprattutto nei tempi giusti».

Ci racconta una trattativa che sembrava fatta e poi è sfumata all'ultimo, o un colpo riuscito contro ogni previsione?
R: «Nel nostro lavoro succede continuamente. Ci sono trattative che sembrano chiuse e che saltano per un dettaglio all’ultimo minuto, magari dopo settimane di lavoro. E ci sono operazioni che sembrano impossibili e che invece riescono proprio perché non smetti di lavorarci. Una cosa che ho imparato in tanti anni è che finché non ci sono le firme, nel calcio non è mai veramente finita. E anche quando sembra tutto compromesso, bisogna continuare a cercare una soluzione».

Come consigliate un giovane e la sua famiglia davanti alle sirene economiche immediate o all'estero?
R: «Cerchiamo sempre di far capire che una scelta economica oggi non deve compromettere una carriera domani. Non significa che i soldi non siano importanti, perché fanno parte del professionismo, ma a 17, 18 o 19 anni bisogna soprattutto costruire il proprio percorso. Prima di scegliere bisogna valutare allenatore, società, possibilità di giocare, progetto tecnico e ambiente. Un’offerta economicamente più importante non è necessariamente quella che porta alla carriera migliore. Bisogna guardare almeno due o tre anni avanti, non soltanto al contratto che hai davanti in quel momento».

Qual è la prossima grande sfida della Gio'Sport e su quale giovane scommetterebbe ad occhi chiusi per la Serie A?
R: «La sfida è continuare a crescere senza perdere l’identità che ci ha portato fino a qui. Abbiamo costruito una realtà con tanti professionisti e tanti giocatori, ma vogliamo fare un ulteriore salto di qualità, anche a livello internazionale. Il nostro obiettivo non è semplicemente avere più giocatori: è creare una struttura sempre più forte, capace di seguire un calciatore a 360 gradi e di accompagnarlo in ogni fase della sua carriera».

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