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La Voce Grossa di…Francesco Gullo(intervista): «Dai treni a "Campioni", fino alla mia rivoluzione tecnologica nel calcio con la “GulloCam FG18”»



Nicola Ricchitelli - Per una generazione intera è stato il difensore più amato del Cervia, il volto simbolo di Campioni, il primo reality sul calcio al mondo capace di incollare milioni di telespettatori alla tv. Ma la storia di Francesco Gullo è molto più di un semplice aneddoto televisivo. È la storia di un ragazzo rimasto senza squadra che puliva i treni a Milano prima che una clamorosa bugia al provino gli cambiasse la vita. Oggi, a distanza di vent'anni e dopo una lunga carriera nel mondo dello spettacolo e del sociale, Gullo si rimette in gioco in una veste totalmente inedita: quella di regista e inventore della GulloCam FG18, una telecamera a scomparsa brevettata direttamente nel terreno di gioco che ha già debuttato in Serie A. In questa intervista esclusiva, l'ex difensore si racconta a cuore aperto: dai retroscena del rapporto con Ciccio Graziani al peso delle etichette televisive, fino alla tecnologia che promette di rivoluzionare la regia dello sport mondiale.

Come nasce l'idea della GulloCam FG18, la telecamera a scomparsa installata direttamente nel terreno di gioco?
«L'intuizione è nata otto anni fa a Padova durante un torneo del mio progetto sociale "Campioni in Tour". Avevo dimenticato di spegnere l'impianto di irrigazione e mi ero abbassato dietro a un bambino per filmare un calcio di rigore con il telefono; proprio in quel momento è partito l'irrigatore a scomparsa dietro al pallone. In quell'istante non ho visto l'acqua: ho visualizzato una telecamera che emergeva dal campo.

Cosa è successo dopo quel giorno sul campo di Padova?
«Ho fatto subito un disegno. Per due anni quel foglio è rimasto chiuso in un cassetto. Poi l'ho tirato fuori e ho deciso di verificare se fosse possibile brevettarlo. Ho impostato le linee guida per la domanda, ma poi è arrivata la pandemia e si è bloccato tutto. Finalmente, nel 2023, ho depositato il primo brevetto ufficiale».

La GulloCam FG18 è nata pensando al calcio, ma si sta evolvendo rapidamente. Quali saranno i futuri ambiti di utilizzo e come avete superato le criticità legate alla sicurezza degli atleti?
«Il progetto è partito concentrandosi specificamente sulla dinamica del calcio di rigore, ma ora lo stiamo ampliando con l'obiettivo di applicare questa tecnologia a tutti gli sport e persino ai concerti live. La criticità principale che ci era stata posta riguardava proprio la sicurezza dei giocatori. Prima del nostro test ufficiale in Serie A, avvenuto durante la partita Monza-Napoli, i tecnici volevano la certezza assoluta che lo strumento non costituisse un pericolo. Per poterla posizionare sul dischetto, abbiamo così sviluppato un meccanismo di scomparsa ultra-rapido, capace di azzerare qualsiasi rischio di impatto nel caso in cui un atleta cada o arrivi di corsa nella zona della telecamera».


Sei riuscito a dimostrare l'effettiva sicurezza e la velocità del meccanismo di scomparsa?
«Sì, l'ho dimostrato concretamente il 19 aprile 2025 durante la partita Monza-Napoli in Serie A. Mi hanno permesso di scavare e posizionare i cavi sottoterra. Ho installato il dispositivo in una zona critica, tra la panchina e il calcio d'angolo, dove passava di tutto: guardalinee, massaggiatori e giocatori in riscaldamento. In quel contesto ho provato che il meccanismo si aziona e scompare in meno di un secondo».

Dopo quel test di Serie A, qual è stato il passo successivo?
«Implementarla stabilmente non è facile. In Italia ci sono appalti consolidati da anni e forse non sono ancora abbastanza forte da impormi. Così ho aspettato e ho continuato a migliorare la tecnologia. Il 1° maggio scorso, in Serie B durante Padova-Pescara, ho introdotto una versione evoluta. A Monza c’era una telecamera fissa, mentre a Padova ho inserito una telecamera PTZ mobile che ruota a 360°, offrendo inquadrature nettamente migliori che non ho ancora pubblicato».

Ci sono novità per un utilizzo stabile nel calcio italiano?
R: Attualmente sono in trattativa con una delle due leghe calcistiche principali per far partire il progetto in pianta stabile in almeno uno stadio di una città. Avrò una risposta a breve».

Ascoltandoti parlare emerge una conoscenza approfondita di informatica ed elettronica. Hai alle spalle studi specifici, magari come perito industriale?
«Magari! Sono figlio di operai, vengo da una famiglia umile e ho la terza media. Però ho studiato tantissimo da autodidatta. Questo brevetto l'ho progettato interamente dentro una stanza d'albergo a una stella, dove mi sono ritrovato a vivere qualche anno fa in seguito a una separazione sentimentale finita male. In tre metri per tre ho dato vita al progetto».

Spesso il nome di Francesco Gullo viene associato al famoso reality "Campioni", e chi arriva dal mondo della TV viene visto con diffidenza...
«È esattamente così, qui in Italia sono e rimango sempre "Gullo di Campioni". Ora sto aspettando che una delle due leghe rispetti un accordo verbale preso. Se non dovesse andare in porto, sono pronto ad andare all'estero. Fuori dall'Italia non porto quel pass televisivo, ma vengo trattato come un imprenditore che ha in mano tre brevetti di caratura internazionale: uno per i rigori, uno per tutti gli sport e un terzo depositato lo scorso aprile specifico per i concerti live».

Quanto è difficile farsi accogliere credibilmente dal settore aziendale?
«Chiaramente l'etichetta c'è, ma io sono felice di quel percorso: mi ha dato la fama e sono 21 anni che lavoro e resto nel settore. Nel mio caso specifico, però, il problema non è stato il reality in sé, ma quello che ho combinato dentro il programma. Parlo della famosa storia della finta Champions League. Pensa che recentemente, in occasione della partita Basilea-Juventus, sui social sono tornate a girare le foto mie e di Del Piero accostate, per una foto che in realtà non è mai esistita. Sono passati 21 anni e la gente se lo ricorda ancora».

Ma quella della finta Champions League fu una mossa studiata a tavolino o un impulso del momento?
«No, nessuna strategia: ero un disperato, ci ho provato, l'ho buttata lì e alla fine ho fatto ridere tutti quanti!».


C'è un pizzico di amarezza nelle tue parole sul modo in cui veniamo giudicati in patria…
«Noi italiani siamo un popolo straordinario, quando accadono le catastrofi: ci uniamo e ci aiutiamo come nessuno al mondo. Ma quando si tratta di valorizzare il Made in Italy e l'innovazione, emergono i nostri limiti. Io ho tre brevetti internazionali, ho fatto un test ufficiale in Serie A con la squadra prima in classifica che stava vincendo il campionato, eppure vengo rallentato e sminuito. Se faccio un post su Facebook, c'è sempre qualcuno pronto a commentare: «Tu non sei nessuno, sei solo quello di Campioni». È un limite culturale italiano. È il motivo per cui tantissime grandi idee nate in Italia non riescono a sfondare, qui e i brevetti sono costretti a fuggire all'estero per avere successo, mentre noi continuiamo a importare invenzioni straniere. Purtroppo siamo fatti così. Ora sto aspettando che una delle due leghe rispetti un accordo verbale preso. Se non dovesse andare in porto, sono pronto ad andare all'estero. Fuori dall'Italia non porto quel passato televisivo: mi trattano come un imprenditore che ha in mano tre brevetti di caratura internazionale (uno per i rigori, uno per tutti gli sport e un terzo depositato lo scorso aprile specifico per i concerti live). All'estero arrivo con tre brevetti di livello internazionale, non come "quello di Campioni"».

Qual è stata la spinta che ti ha portato a fare quel provino per Campioni, considerando che si trattava del primo format di quel genere al mondo e di un totale salto nel buio?
«In quel periodo ero senza squadra dopo il fallimento del Lecco e, per mantenermi, lavoravo in un deposito a Milano dove pulivo i treni. Un mio grande amico – il giornalista Paolo Bargigia - cercò di aiutarmi proponendomi di andare in ritiro con l'Ancona tramite il direttore sportivo Perinetti. Due giorni dopo, però, gli arrivò sulla scrivania una proposta da Mediaset per un nuovo programma. Mi disse che conosceva il selezionatore Magrini e mi propose di fare il provino. A 23 anni la mia priorità era solo ripartire con il calcio e giocarmi una chance in Serie D, così decisi di andare. Una volta lì, per fare colpo, mi inventai la famosa balla sul Basilea. Da quella bugia è nato tutto…».

Ma mister Ciccio Graziani era davvero così vulcanico come lo vedevamo in televisione, o nella realtà era persino peggio?
«Credo che il nostro sia stato il reality più sincero della storia della televisione: tutto quello che andava in onda era assolutamente vero, anche perché era impossibile fingere. Quando giocavamo contro il Milan non si facevano certo fare un tunnel o prendere in giro solo perché eravamo in un programma TV. Ricordo ancora che in una partita ufficiale trasmessa su Italia 1 contro i rossoneri di Ancelotti, feci un tunnel vero e poi lasciai partire una saetta tolta dall'incrocio da una gran parata di Dida. Sul campo non potevi costruire nulla a tavolino. Se sei al Grande Fratello, chiuso in una casa, puoi decidere di fare una pazzia per finire sui giornali il giorno dopo; a Campioni no, eravamo una squadra che doveva vincere concretamente un campionato. Il mio rapporto con Ciccio è sempre stato difficile perché lui non mi vedeva come un calciatore e preferiva schierare altri, mentre il pubblico voleva me. Da questo punto di vista il mister fu poco furbo, non me ne voglia: se sai che Gullo è il più amato dalla gente, non ha senso passare la settimana a preparare la formazione mettendo altri titolari».



Una volta spenti i riflettori di quel reality, com'è stato il "dopo" per te e come ha impattato sulla tua vita?
«Per me è stato splendido e lo dimostra il fatto stesso che tu mi stia intervistando oggi, a distanza di vent'anni. Ho avuto la fortuna di entrare nell'entourage di grandi agenti come Lele Mora, ho frequentato Silvio Berlusconi in Sardegna e ho inanellato una serie continua di impegni: la seconda edizione di Campioni, un anno a Buona Domenica, dodici anni da opinionista, fino a ideare progetti come Campioni in tour e scuole calcio. Oggi faccio il regista. La vita con me è stata generosa dopo il programma. Il punto è che se non sai sfruttare al massimo l'onda di un successo televisivo simile, una volta spenti i riflettori rischi inevitabilmente di tornare alla normalità, cosa che purtroppo è successa a molti altri».

Nell'era di Instagram, TikTok e del dominio assoluto dei social, un format come Campioni potrebbe ancora funzionare e venire riproposto in televisione?
«Potrebbe funzionare, ma probabilmente tra cinquant'anni, quando noi non ci saremo più. Qualche anno fa è circolata un'indiscrezione su un possibile ritorno del programma e nel giro di un'ora ho ricevuto circa 70-80 telefonate di giornalisti che mi chiedevano se ci sarei stato. Questo cosa significa? Dimostra che siamo rimasti legati in modo indissolubile a una specifica generazione. Penso che oggi, anche con la forza dei social, un'operazione del genere non avrebbe lo stesso successo a meno che non si decida di reinserire nel cast qualcuno di noi del gruppo storico a fare da traino».

Guardando al futuro all'interno del mondo del calcio, cosa si augura e come si vede tra qualche anno?
«Ti dico la verità, ed è un concetto che si presterebbe benissimo anche per un titolo: ho in mano un'innovazione tecnologica che non ha precedenti. Non ho inventato la telecamera in sé, ma ho brevettato e inventato il meccanismo che la fa uscire direttamente dal terreno di gioco. Questo rende l'invenzione totalmente blindata e non copiabile. Chiunque, in futuro, vorrà inserire una telecamera a scomparsa dal campo per offrire visuali e prospettive incredibili, dovrà necessariamente passare da me. Significa che non ho concorrenza: se il mondo del calcio deciderà di adottare questo sistema, le opzioni sono solo due, o mi fanno fuori o divento milionario. Questo è ciò che vedo nel mio domani. E se dovessi diventare milionario, userò quelle risorse per portare avanti un progetto a cui tengo tantissimo per i bambini, continuando a fare del sociale e a costruire reparti pediatrici».

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