La Voce Grossa di…Emanuela Tittocchia(intervista): «CentoVetrine ha segnato la mia vita: per me Carmen è un secondo nome»
Nicola Ricchitelli - Attrice, giornalista, opinionista televisiva di razza e volto amato delle grandi soap italiane. Emanuela Titrocchia si racconta senza filtri in un viaggio che attraversa decenni di spettacolo, dai primi passi nelle televisioni private piemontesi fino ai salotti televisivi più seguiti del piccolo schermo e al grande amore per il palcoscenico. Una chiacchierata intensa e sincera in cui emergono la determinazione della professionista, la leggerezza della provocazione intelligente e la forza di chi ha sempre scelto di metterci la faccia, dentro e fuori dai riflettori.
Prima dei grandi network hai fatto la gavetta nelle TV piemontesi: qual è la lezione più “sporca e utile” del giornalismo di provincia che non hai mai dimenticato?
R: «Le televisioni private sono state la mia palestra vera: ho iniziato giovanissima occupandomi di conduzione, attualità, moda e spettacolo per emittenti come Rete 7, Quarta Rete, Quinta Rete, Telestudio, Sesta Rete e Tele Vox. Senza l’Internet di oggi, il giornalismo si fezva sul campo con curiosità, intuito e velocità: dalla rassegna stampa mattutina dell'ANSA all'organizzazione delle troupe, dalle riprese e interviste sul campo fino al cambio d'abito al volo per la conduzione del telegiornale e delle successive trasmissioni. È stata una scuola straordinaria che mi ha insegnato a seguire l'intero processo — dall'idea alla messa in onda — rispettando i tempi, facendo squadra, occupandomi del montaggio e imparando a fare ascolti».
Hai studiato recitazione al Teatro Nuovo prima della TV: c'è un testo classico che nei momenti di crisi ti fa ancora da bussola?
R: «Il Teatro mi ha salvato letteralmente la vita. Per questo gli sono riconoscente e lo amo così tanto. È difficile sceglierne un testo: li ho amati tutti follemente, da Estate e Fumo di Tennessee Williams a Il berretto a sonagli di Pirandello, A piedi nudi nel parco di Neil Simon, Arsenico e vecchi merletti di Joseph Kesselring e tanti altri. Se dovessi sceglierne uno, sarebbe proprio Estate e Fumo: il dramma racconta la storia di Alma, figlia di un reverendo, e Giovanni, figlio di un medico e studente di medicina, e della loro relazione. È il racconto di personalità, percorsi e consapevolezze diverse, di obiettivi e orizzonti contrastanti, e del conflitto tra caratteristiche opposte del genere umano — la razionalità da una parte, l'istinto e la spiritualità dall'altra — che porterà i due protagonisti ad allontanarsi inesorabilmente. Alla fine, attraverso percorsi di vita opposti, traumi e sofferenze, ci sarà un colpo di scena: le due posizioni inaspettatamente si invertiranno. Giovanni arriverà ad avere una sorta di illuminazione, si renderà conto che qualcosa che va oltre la materia esiste e deciderà di incontrare Alma per dirglielo, ma sarà troppo tardi».
Carmen Rigoni ti ha dato una popolarità enorme per anni: in quale momento hai temuto che quel personaggio divorasse per sempre la vera Emanuela?
R: «CentoVetrine è stata l’avventura più bella e importante, che ha segnato la mia vita con ricordi meravigliosi in 14 anni. Il mio personaggio, Carmen Rigoni, era una ragazza dolce e un po’ ingenua che, partita lavorando nell'agenzia di viaggi, al bar e al pub del centro commerciale, è infine diventata direttrice della rivista Cento, evolvendosi negli anni in un ruolo più ironico e divertente. Le sono molto grata e non ho mai avuto il timore di rimanere intrappolata: considero lusinghiero quando le persone ancora oggi mi chiamano Carmen come se fosse un secondo nome, perché bisogna sempre essere grati per le cose belle ed emozionanti che attraversano la vita».
Passare da una soap cult all'altra con un ruolo comico come Ombretta: è stato un sollievo o un salto nel vuoto cambiare registro?
R: «È stato soprattutto un divertimento e una bellissima occasione professionale. Carmen Rigoni di CentoVetrine era una ragazza dolce, generosa, romantica; Ombretta Maltesi di Un posto al sole, invece, era una vera canaglia, un personaggio molto più irriverente e comico. Ho sempre amato interpretare persone diverse da me, perché ogni personaggio ti costringe a esplorare lati che magari nella vita quotidiana non mostreresti. Ho sempre raccontato quanto desiderassi lavorare a Un posto al sole, una soap che seguivo già da spettatrice: arrivare al Caffè Vulcano mi dava quasi la sensazione di essere a casa. Passare da un ruolo all’altro è il bello del mio lavoro. Mi piacerebbe molto tornare nella soap partenopea. Facciamo un appello?».
La TV dei talk show richiede tempi stretti e battute pronte: quanto c'è di spontaneo e quanto di lucida strategia nella costruzione del tuo personaggio da opinionista?
R: «Fare l’opinionista da una trentina d’anni in Rai e a Mediaset è un ruolo che amo molto ma non semplice: richiede un'opinione propria da saper sostenere ed esporre senza paura, senza limitarsi a ripetere gli altri. Dopo tante esperienze in trasmissioni di successo come Buona Domenica, Pomeriggio 5, Matrix, Tiki Taka e il Maurizio Costanzo Show, ho imparato che il segreto è studiare e leggere molto per sapere sempre cosa dire, unendo allo studio la grande prontezza e l'imprevedibilità richieste dalla diretta televisiva insieme a opinionisti molto tosti. La mia forza è non temere il giudizio altrui: mi diverto a provocare e sono così anche nella vita».
Ne La Talpa e sull'Isola dei Famosi le telecamere sono accese h24: qual è la parte di te che hai fatto più fatica a proteggere dal pubblico?
R: «Racconto molto di me e non ho timore di mostrarmi per come sono, preferendo di gran lunga l'istinto e la schiettezza alle strategie: credo che la vulnerabilità, lungi dall'essere un punto debole, rappresenti una grande forma di forza e libertà rispetto al costruire un personaggio. Anche sapendo di essere ripresa ventiquattr’ore su ventiquattro, con ogni gesto e parola esposti al giudizio del pubblico, non vado in difficoltà: la mia unica sfida è accettare che non tutto ciò che mostriamo viene compreso come vorremmo, ma preferisco correre il rischio di risultare scomoda o espormi piuttosto che nascondermi dietro una maschera».
Da BravoGrazie a Il boss delle pizze, hai gestito format leggeri e d'intrattenimento: qual è il segreto per tenere il timone quando la trasmissione rischia di sbracare?
R: «Il bravo conduttore è come un maestro d’orchestra: un programma d'intrattenimento deve divertire e avere ritmo, ma chi conduce deve essere sempre presente, saper ascoltare, valorizzare gli ospiti e riportare i tempi sui binari giusti. La conduzione unisce preparazione, improvvisazione ed empatia con il pubblico, come ho vissuto anche in format come Il boss delle pizze, dove competizione e passione culturale si mescolavano. La mia regola è semplice: si può scherzare su tutto per far divertire, ma rispettando sempre le persone, perché la vera energia di un programma si fonda sulla verità e sul coinvolgimento di chi guarda».
Agli esordi sei stata diretta da Chiambretti in Ogni lasciato è perso: cosa ti ha insegnato il suo modo dissacrante di fare spettacolo?
R: «Chiambretti è un grande professionista, torinese come me: geniale, irriverente e molto intelligente. Per me è stato un onore lavorare con lui, anche perché ero molto giovane e quella è stata una delle mie prime esperienze importanti nel cinema. È un professionista che stimo molto e nel quale, per certi aspetti, mi riconosco. Sono simile a lui per il modo di osservare le persone e la realtà, per il gusto della provocazione, per l’ironia e per il piacere di spiazzare il pubblico, andando oltre le apparenze. Mi piace giocare con le parole, sorprendere, dire cose che magari gli altri non si aspettano. Purtroppo, non mi vengono proposti programmi televisivi o contenitori in cui poter esprimere pienamente questa parte di me. Credo che la televisione, quando ti offre lo spazio giusto, possa diventare un luogo straordinario per sperimentare, provocare e raccontare la realtà con intelligenza e leggerezza. A teatro, invece, riesco a esprimermi molto di più. Le persone quando vengono a vedermi scoprono una Emanuela completamente diversa, che non si aspettano».
Hai spesso parlato apertamente dei tuoi problemi di salute giovanili per aiutare gli altri: la notorietà è stata una cura o una cassa di risonanza che ha complicato le cose?
R: «Sì, a 19 anni ho conosciuto l'anoressia, ma non solo, anche l’amenorrea (niente ciclo mestruale) per sette anni e poi la depressione. Non mi alzavo più dal letto, non ero in grado di fare niente e francamente non mi interessava. Quando la mia insegnante di recitazione mi ha espulso dalla scuola per le assenze mi è scattato qualcosa e piano piano, con grande fatica (mi portavano in braccio) ho ripreso ad uscire e frequentare la scuola di Teatro. Era l’unica cosa che mi interessasse fare, l’unica luce che vedevo. Per questo dico che il Teatro mi ha salvato la vita! In TV e nel mio libro ho parlato dei problemi di salute, delle difficoltà relazionali che in realtà viviamo in molti. L’ho fatto sia per esorcizzare, sia perché mi piacerebbe far sentire meno sole le persone che vivono gli stessi tormenti che ho vissuto io e che, in parte, ancora oggi esistono. La notorietà derivata dal lavoro svolto mi ha solo dato gioia e mi ha permesso e mi permette di sentirmi amata ancora di più!».
Guardando l'arco completo della tua carriera — dal giornalismo al teatro, dalle soap ai reality — qual è il capitolo che senti di dover ancora scrivere?
R: «Più di uno, ma se devo scegliere, dico il canto. Stiamo preparando uno spettacolo musicale dedicato alla musica, con una band dal vivo e tanti giochi che coinvolgono le canzoni. Sarà un’occasione per divertirmi, mettermi in gioco e condividere con il pubblico una delle mie grandi passioni. La musica ha una capacità straordinaria di unire le persone, evocare ricordi ed emozioni e creare una complicità immediata. Mi piace l’idea di uno spettacolo dinamico, in cui il pubblico non sia soltanto spettatore, ma possa sentirsi parte integrante della serata. Ci stiamo lavorando con entusiasmo e non vedo l’ora di portarlo in scena».

