La Voce Grossa di..Lisa Fusco(intervista): «Ho ribaltato i canoni: tacco 15, autoironia e la Subrettina ha vinto»
Nicola Ricchitelli - Nel panorama dello spettacolo italiano, dove spesso dominano canoni estetici rigidi e personaggi costruiti a tavolino, Lisa Fusco rappresenta un'eccezione rara: quella della spontaneità senza filtri. Nata artisticamente nella fucina di talenti della TV campana degli anni '90, la "Subrettina" ha attraversato oltre vent'anni di intrattenimento trasformando la semplicità e il talento per la comicità in una chiave di lettura vincente.
In questa intervista, l'artista napoletana ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera: gli insegnamenti dei maestri della comicità partenopea, l'impatto con la popolarità virale, le esperienze personali nei reality e la vita di tutti i giorni, in cui l'esuberanza del personaggio lascia spazio a una sensibilità intima e inaspettata.
Dagli esordi comici con Telegaribaldi e le collaborazioni con grandi artisti napoletani, fino al palcoscenico nazionale: qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la 'Subrettina' non era solo un personaggio, ma un tuo vero e proprio marchio di fabbrica?
R: «Tutto è iniziato a Telegaribaldi, su Canale 9: io uscivo letteralmente da una scatola! Ero un metro e quarantotto e mezzo di pura energia, con un’unica identica voglia: cantare, ballare e far rivivere la grande rivista napoletana degli anni d’oro, quella mitica di Totò, Nino Taranto e Delia Scala. All’inizio per me era soltanto un gioco comico, leggero, ironico. Poi, però, ho iniziato ad accorgermi che la gente per strada, incontrandomi fuori dagli studi televisivi, mi chiamava già “Subrettina”. Lì c’è stata la svolta: quando ho capito che anche nella vita di tutti i giorni continuavo a portare dentro quella stessa carica e quella voglia viscerale di fare spettacolo, ho compreso che non si trattava più soltanto di un personaggio da sketch. Era diventato il mio marchio di fabbrica, la mia essenza».
La 'Subrettina' unisce autoironia, energia e un look inconfondibile. In un mondo dello spettacolo spesso ossessionato da canoni estetici rigidi, quanto è stata vincente la scelta di fare della tua fisicità e della simpatia i tuoi veri punti di forza?
R: «Ed è stata in assoluto la scelta più vincente. Io, d’altronde, ho sempre amato ribaltare i canoni: la soubrette classica nell’immaginario comune è alta, statuaria; io sono ’na coscia e ’na soubrette, ed è così che è nata la Subrettina! Ho preso la mia bassa statura e l’ho trasformata nel mio punto di forza unico, nel mio marchio. Poi ci hanno pensato i due codini biondi e un tacco 15 a fare tutto il resto. Alla fine l’autoironia ti salva sempre, ti regala una libertà incredibile. Il pubblico non si affeziona alla perfezione da vetrina: cerca la verità, la simpatia vera. E se sei tu la prima a saper ridere di te stessa, la gente non riderà di te, ma riderà con te».
Napoli ha una scuola comica e teatrale straordinaria. Cosa ti ha insegnato lavorare al fianco di protagonisti della comicità come Alessandro Siani, Biagio Izzo e Nino D'Angelo?
R: «Napoli mi ha insegnato tutto: è una palestra di vita e di palcoscenico pazzesca. Da Biagio Izzo e Alessandro Siani ho imparato i tempi comici e il rispetto profondo per chi ti guarda; ho capito che una battuta non è mai solo una battuta, ma è ritmo, respiro, cuore. Con Nino D’Angelo e Maurizio Casagrande ho vissuto poi la gioia del cinema. In Aitanic, con la regia di Nino, interpretavo la cronista: da lui ho imparato che l’artista napoletano vero non molla mai, canta, recita, si mette costantemente in gioco. In Una donna per la vita, diretto da Maurizio, ho toccato con mano la disciplina, che è la vera base di tutto questo mestiere. La loro è una scuola di pura generosità: quando sali su quel palco o sei davanti alla macchina da presa, devi dare tutto te stesso».
Hai vissuto la realtà dei reality sia a L'Isola dei Famosi che al Grande Fratello VIP. Che ricordo conservi di quelle esperienze e cosa si scopre di Lisa Fusco quando si spengono i riflettori e le dinamiche di gioco?
R: «Sono state due esperienze fortissime, ma completamente diverse. L’Isola dei Famosi è stata sopravvivenza pura, natura incontaminata e fame: un’esperienza che ti spoglia di qualsiasi sovrastruttura. Il Grande Fratello VIP, invece, è stato un esercizio continuo di convivenza, psicologia e introspezione. Quando lì dentro si spengono i riflettori, scopri che la Lisa senza lustrini è una persona persino più intima e sensibile. Io in quella casa ho portato sempre la mia Subrettina, ma senza filtri: ho riso, ho pianto, ho litigato e ho cantato. E credo che il pubblico l’abbia percepito: ha capito che non c’è alcuna finzione tra il personaggio e la persona. Quell’energia che vedono sul palco è reale al cento per cento».
Quel celebre episodio della spaccata in diretta TV è diventato un momento cult del web e della televisione italiana. Come hai vissuto la travolgente ondata di popolarità e di meme esplosa subito dopo?
R: «Con una risata enorme! Io la spaccata la facevo da sempre a Telegaribaldi, era il mio cavallo di battaglia. E l’avevo riportata Nel 2015 nello show di Piero Chiambretti E subito dopo poi sono stata ospite a Mezzogiorno Italiano condotto da Arianna Ciampoli sulla Rai Uno. Quando sono caduta in spaccata quel momento è diventato virale a livello nazionale, all'inizio sono rimasta spiazzata, poi ho capito che era amore del pubblico. I meme, i video, le imitazioni... è il pubblico che ti consacra. Non mi sono mai offesa, anzi. Se una spaccata fa ridere e fa parlare di te per anni, vuol dire che hai lasciato il segno. Viva la spaccata!».
Hai attraversato diverse stagioni della TV italiana, dai varietà agli show di intrattenimento fino ai salotti pomeridiani. Come vedi cambiata la televisione di oggi rispetto a quando hai iniziato?
R: «La TV è cambiata tantissimo. Quando ho iniziato a Telegaribaldi, la televisione locale era un lavoro ancora meravigliosamente artigianale, quasi teatrale: si provava tantissimo, si sudava in studio ore ed ore. Era una TV fatta di talento puro, di quello che o ce l’hai o non ce l’hai, senza scorciatoie. Oggi invece è tutto estremamente più veloce, più social, immediato. Si rischia di bruciare tutto in un attimo. Un tempo avevi il tempo necessario per costruire un percorso, un’identità; oggi, se non sei virale nel giro di dieci secondi, sembra quasi che tu sia sparita. Però c’è anche un rovescio della medaglia positivo: grazie ai social la televisione oggi è ovunque. E quando hai un personaggio forte e autentico come la mia Subrettina, hai la certezza che non muore mai».
Oggi il pubblico segue gli artisti molto attraverso i social media. Che tipo di rapporto hai con i tuoi follower e quanto ti aiuta la rete a mantenere un contatto diretto e senza filtri?
R: «In realtà io non amo molto i social, perché fondamentalmente sono una persona riservata. Però oggi farne a meno è impossibile, e così ho scelto di trasformare la mia pagina nel mio personale Telegaribaldi quotidiano. È un canale che mi permette di cantare, ballare e parlare direttamente con chi mi segue, senza alcun tipo di intermediazione. Rispondo ai messaggi, scherzo, mando video di auguri personalizzati... Il mio pubblico è estremamente affezionato, mi segue ovunque e mi restituisce un’energia davvero pazzesca. La rete, in fondo, mi ha dato la straordinaria possibilità di abbattere ogni barriera tra me e loro: non c’è nessun filtro, nessuna costruzione. Quella che vedono online è esattamente chi sono io nella vita».
Oltre il personaggio esuberante e sempre sorridente che vediamo in TV, chi è Lisa Fusco nella vita di tutti i giorni quando si chiude la porta di casa?
R: «Quando chiudo la porta di casa, resto comunque una donna di spettacolo, ma che nel suo intimo ama scrivere poesie d’amore e canzoni...Chissà, magari un giorno le pubblicherò pure, queste mie poesie! La verità è che la Subrettina non va mai davvero in vacanza. Forse tra le mura di casa abbasso soltanto un po’ il volume, ma la luce resta sempre accesa».
C'è un complimento o un gesto di affetto da parte di un fan che ti è rimasto particolarmente impresso nel cuore in tutti questi anni di carriera?
R: «Ce ne sono tantissimi di ricordi e dimostrazioni d’affetto, e li conservo davvero tutti nel cuore. Quello che mi commuove di più è quando le persone mi fermano per dirmi: “Grazie, mi hai fatto ridere in un momento davvero difficile”. Oppure quando vedo le mamme che arrivano con le loro bimbe e mi dicono: “Sai, lei a casa ti imita, fa la Subrettina!”. Ecco, quello per me è in assoluto il complimento più grande: sapere di aver portato un po’ di allegria nelle case degli italiani e di essere diventata una di famiglia. Questo ha un valore inestimabile, vale molto più di qualsiasi copertina».
Guardando al futuro, c'è un progetto artistico, un ruolo al cinema o un programma televisivo che ti piacerebbe ancora sperimentare?
R: «Io continuo ancora a sognare il cinema: vorrei un bel ruolo brillante, magari in una commedia musicale dove poter cantare, ballare e far ridere a crepapelle. Magari accanto a un mito assoluto, che per me rappresenta l'artista completo per eccellenza, il più grande in assoluto: Checco Zalone. Una cosa è certa: la Subrettina ha ancora tantissime spaccate da fare!»


