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La Voce Grossa di…Veronica Maya(intervista): «Sanremo? Lo frequento da sedici anni, calcarlo da conduttrice è l'unico sogno che mi manca»



Nicola Ricchitelli - Volto familiare e amato della televisione italiana, Veronica Maya si racconta a tutto tondo in questa intensa intervista ripercorrendo le tappe salienti di una carriera ricca di successi, scelte coraggiose e grandi passioni. Dagli esordi e la dura gavetta nel mondo del calcio guidata da maestri come Bruno Pizzul, alla consacrazione con lo Zecchino d'Oro – programma simbolo della sua crescita professionale e personale – fino al profondo legame con il teatro e la danza, considerati la sua vera scuola di vita. Nel corso della chiacchierata, Veronica si confida senza filtri: dai "no" detti a testa alta ai reality show e alle proposte televisive ritenute distanti dai suoi valori familiari e professionali, fino alla sfida faticosa ma formativa affrontata a Tale e Quale Show. Tra ricordi del passato, il nuovo programma su TV2000 Tutti a tavola, avanzi il prossimo e lo sguardo rivolto a un futuro che continua a difendere i valori dell'autenticità e dell'umanità, emerge il ritratto di una donna determinata, empatica e profondamente innamorata del proprio lavoro.

Se dovesse riassumere il momento attuale della sua carriera (o del suo percorso) con una sola parola o immagine, quale sceglierebbe e perché?
R: «Penso al convento! Perché conduco un nuovo programma televisivo su TV2000 intitolato Tutti a tavola, avanzi il prossimo, in cui lavoro con frati e suore. Sto vivendo molte storie di comunità legate al convento: è un luogo di accoglienza, di incontri, di solidarietà e di memoria e tradizioni per tutte le ricette che da quei luoghi possiamo tramandare e da cui prendere spunto. Inoltre, sto facendo un trasloco: ho acquistato un ex convento e quindi presto andrò a vivere in convento».

Guardando indietro al percorso che l'ha portata fin qui, qual è stata la decisione più difficile che ha dovuto prendere?
R: «Forse è stata quella di non lasciarmi tentare dai reality show, ovvero da tutti quei programmi un po' talent e un po' reality che mi sono stati proposti. In realtà, i reality li ho rifiutati – anche se poi qualche collega ahimè l'ha fatto. Però, sì, insomma, quando arrivano, ti raccontano le cose in un certo modo e ti propongono anche cachet importanti, rinunciare perché non ti rispecchi, perché non fa per te, perché non concilia con le tue esigenze di famiglia, o più semplicemente perché non lo vedi lineare rispetto al percorso fatto fino a quel momento... ho rinunciato, a testa alta, con orgoglio. Però, sì, sono quelle, tra virgolette, tentazioni di visibilità, di popolarità e anche di guadagno piuttosto facile, per cui all'inizio non è affatto facile decidere di dire di no. Però poi ho detto no, serenamente, non mi sono mai guardata indietro, non mi sono mai pentita di aver detto no ai reality e continuerò a dire no ai reality».


C'è un "NO" che hai detto nella tua carriera di cui oggi ti penti, o al contrario un "NO" che ti ha letteralmente salvato?
R: «Sì, ho detto dei "no" alle TV private, preferendo fare altro e dedicandomi ad altri progetti. In questi 20-23 anni di televisione e di lavoro in TV, gran parte degli anni sono stati importanti, di successo, di carriera e di tanta televisione e visibilità, mentre altri sono stati magari un po' più lenti. Ecco, in quegli anni lenti ho detto no alle TV private o a TV secondarie. No, non mi sono mai pentita, così come – tornando a prima – i "no" che forse mi hanno salvata sono proprio quelli ai reality, perché, ripeto, sono certa che in quella dimensione non verrebbe fuori la mia parte migliore, e mi dispiacerebbe, perché io sono una emotiva, sincera, e quindi quel linguaggio, quel tipo di esibizione anche di momenti di privacy, ecco, non mi appartengono, e quindi sì, penso di essermi salvata con quei "no"».

Hai iniziato con la danza e il musical: quanto ti è servita quella disciplina sul palco quando sei arrivata in TV?
R: «La danza, il pianoforte e il teatro sono stati la mia grande scuola di vita, insegnandomi rigore, sacrificio, responsabilità ed empatia con la squadra e con il pubblico. Quella gavetta fatta di impegno e dedizione mi ha permesso di essere un punto di riferimento e un esempio per gli altri. Quando sono arrivata in TV per caso, questa formazione artistica mi ha dato gli strumenti fondamentali per muovermi sul palco, gestire voce, gesti, pause e climax emotivi, e capire all'istante l'energia della platea. Sono competenze e sfumature che mi accompagnano ancora oggi, permettendomi di affrontare con serenità, empatia e naturalezza sia il lavoro televisivo che gli eventi dal vivo».

Ai tuoi esordi hai condotto programmi come Dribbling e Sabato Sprint. Che ricordo hai del mondo dello sport televisivo?
R: «Ricordo benissimo il mio esordio su Rai 2 Sport con Dribbling Europei e poi Sabato Sprint. Inizialmente, l'approccio con il mondo del calcio è stato faticosissimo, perché non ero preparatissima e non masticavo troppo la materia, ma ho avuto la grande fortuna di avere come padrino Bruno Pizzul. Aveva capito che volevo fare bene e non essere lì solo perché giovane e fresca, così mi prese sotto la sua ala protettiva insegnandomi tutto del mondo del calcio. È stato il mio "papà" al debutto nel mondo del calcio, aiutandomi tantissimo. Dopo di lui ci sono stati Sabato Sprint con Stefano Bizzotto e un anno dopo con Enrico Varriale, finché Rai Uno mi ha intercettata per condurre Stella del Sud e documentari in giro per il mondo. Ho poi lasciato il mondo del calcio – a cui devo tanto, ma dentro il quale non mi sentivo nella mia comfort zone – felice di non dovermene più occupare, perché è uno sport troppo faticoso da raccontare e da capire, preferendo di gran lunga continuare a essere tifosa piuttosto che conduttrice di programmi calcistici».

Per quasi dieci anni sei stata il volto dello Zecchino d'Oro: cosa ti ha lasciato umano e professionale quell'esperienza?
R: «Lo Zecchino d'Oro è il programma che ho amato di più in assoluto e che mi ha visto crescere sia professionalmente che come donna e madre. L'ho condotto per circa dieci anni, oltre a vari speciali. All'Antoniano ho vissuto i momenti più belli della mia vita familiare: lì ho portato le mie gravidanze e mio figlio Tancredi ha mosso i suoi primi passi tra le telecamere; nel 2013 ho persino cantato in Eurovisione Ninna Mamma con lui piccolissimo tra le braccia, circondata dal Piccolo Coro. È il posto dove mi sono sempre sentita a casa, un contenitore unico che mi ha insegnato il valore della famiglia e come comunicare con i bambini. Mi ha permesso di divertirmi, cantare, ballare e trasformarmi. Oggi ritrovare l'Antoniano con la produzione per TV2000 di Tutti a tavola, avanzi il prossimo è stato un felicissimo ritorno a casa».

A Tale e Quale Show ti sei messa in gioco come concorrente: com'è stato passare dal ruolo di conduttrice a quello di performer?
R: «Il passaggio da conduttrice a performer a Tale e Quale Show è stato faticosissimo e complesso, ma felice di averlo affrontato grazie alla fiducia in Rai e in Carlo Conti. La forte competizione, i ritmi serrati e la gestione totale da parte del programma non mi hanno lasciato molto tempo per prove e studio, specialmente avendo all'epoca un figlio piccolo a casa. Oggi lo rifarei mettendoci ancora più concentrazione e impegno, ma resta comunque un bellissimo ricordo».

In un contesto in rapida evoluzione come quello attuale, qual è la sfida più grande che il vostro settore si trova ad affrontare oggi?
R: «L'intelligenza artificiale sta portando una grande rivoluzione nel nostro settore, ma non temo che possa togliermi valore o lavoro. Chi ha un percorso lungo come il mio gode di credibilità e di una storia riconosciuta da un pubblico che ama ancora la TV fatta alla vecchia maniera. Nelle cose che faccio serve una conduttrice credibile e con esperienza conclamata, oltre a presenza, empatia e caratteristiche umane che ci rendono unici. La tecnologia non potrà mai sostituire tutto questo, ed è per questo che sono felice di vivere il mio futuro in una dimensione ancora profondamente umana».


Qual è quel progetto o obiettivo che non ha ancora realizzato e che rappresenta oggi la sua priorità?
R: «Ho realizzato tanti obiettivi, persino alcuni che non consideravo traguardi primari ma che ho raggiunto spinta dall'energia e dalla voglia di fare. Per me l'obiettivo principale è continuare a lavorare in questo settore attraverso le sue tante sfaccettature: la TV, il teatro, gli spettacoli per bambini, le convention e gli eventi istituzionali o ministeriali. Questo mi permette di fare ciò che amo mantenendo il giusto equilibrio con la famiglia. Sono una mamma tradizionale, amo costruire ricordi e trascorrere momenti reali con i miei figli. Questa autonomia lavorativa mi consente di scegliere quando fermarmi e rinunciare a un impegno se avverto la necessità di dare priorità alla mia famiglia».

C'è un programma o un genere televisivo che non hai ancora fatto e che ti piacerebbe condurre?
R: «Più che un programma in specifico, per me conta poter lavorare e provare quella gratificazione che la TV sa regalare. Il palco di Sanremo mi piacerebbe: lo frequento da sedici anni in tantissimi ruoli – dal Dopofestival a Casa Sanremo fino al Concorso Raikano – e oggi calcarlo come conduttrice è l'unico tassello che mi manca, forte dell'esperienza e dei ruoli coperti in passato. Se arriverà sarò felice, altrimenti resterà un sogno, perché ho comunque fatto tantissime cose belle e l'importante è continuare a sognare».



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