Barletta, la storia di Suor Concetta Corsi, ecco come l’ipocrisia della Chiesa ne offusca il ricordo

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Nicola Ricchitelli - Esistono “Santi” ed esistono “santi”, esistono quei santi che tra turismo religioso e quant’altro fruttano alla Chiesa guadagni a svariati zeri meritevoli dunque di considerazione e acclamazione, ed esistono santi invece che riescono a malapena a trovare spazio in un qualche giorno del calendario.
La storia che vi stiamo per raccontare è emersa grazie al contributo di un amico che qualche anno fa intese attraverso alcuni documenti fare emergere la testimonianza di fede di questa nostra concittadina morta circa un secolo fa nelle terre del Sudan. Lei era una religiosa comboniana – appartenente all’Istituto Pie Madri della Nigrizia fondato da Daniele Comboni –  cui forte fu il desiderio di farsi “vera” sposa di Gesù, e che per amor suo fu vittima di una delle più dolorose vicende della mahdia – morì in un lontano 3 Ottobre 1891 a Omdurman(Sudan) - affrontando sofferenze indicibili inflitte durante la prigionia per essere fedele fino in fondo all’impegno preso e alla fede professata».
Nata a Barletta nel 1850 dal padre Francesco e dalla madre Alloggio Ippolita, Concetta Corsi espresse sin da subito il desiderio di prendere i voti  - cosi come testimonia una lettera indirizzata ad una sua zia francescana datata 6 Novembre 1873 – dove la Corsi chiedeva a sua zia di intercedere presso le Suore Francescane:«…ditegli che voglio far tutto, perché questo è il mio desiderio, di farmi vera sposa di Gesù, di farmi santa, voglio lasciare il mondo assolutamente, piango giorno e notte, per il grande desiderio che ho di mettermi in quello stato». Successivamente la Corsi viene indirizzata dal suo confessore verso il giovanissimo Istituto missionario fondato da Daniele Comboni a Verona, quindi il 21 Ottobre del 1874 questa giungeva nella città veneta per essere ammessa prima, e promossa poi al noviziato precisamente un anno dopo – 16 Giugno 1875 –  per quindi prendere i voti l’8 Dicembre del 1877. Trovatosi in quei giorni a Verona il fondatore Daniele Comboni nell’intento di preparare una nuova missione per l’Africa questo incluse anche la neo professa Suor Concetta Corsi nella spedizione cui partenza avvenne il 12 Dicembre del 1877 dopo essere stata ricevuta dal vescovo per ricevere il crocifisso ed essere inviata come missionaria “Ad gentes”. Il viaggio verso l’Africa durò mesi, prima Roma e poi Napoli, quindi dopo essersi imbarcata dalla città partenopea sul “grande e maestoso Erebe” il 15 Dicembre 1877, arrivò ad Alessandria d’Egitto quattro giorni dopo. Quindi Il Cairo, Assuan, - dopo un mese circa di navigazione sul Nilo – Korosco, e quindi la traversata del gran deserto dell’Atmur e l’arrivo a Berber(Sudan) nell’Aprile del 1878 dove prestò la sua opera missionaria fino al Dicembre dello stesso anno.«A Berber, e presto la farò passare in una missione del centro, ho un ottimo soggetto appartenente all’Istituto Pie Madri della Nigirzia da me fondato in Verona, nella persona di Concetta Corsi di Barletta, buona, e che farà molto bene in queste missioni, ove la donna non è persona», queste le parole del fondatore Daniele Comboni il quale nel Dicembre del 1878 trasferisce Suor Concetta Corsi presso la missione di El-Obeid(Sudan) ove si dedica a quella che oggi si chiamerebbe la “pastorale  della donna”. Ad El-Obeid suor Concetta Corsi presta la sua opera nella colonia agricola di Malbes, le cose andarono bene fino al 1881, ma dì lì in poi gli avvenimenti presero una piega tragica ad opera della mahdia il movimento popolare rivoluzionario di riforma islamica religiosa che scoppiato in Egitto si estese in tutto il Sudan:«era l’anno 1881 e noi suore ci trovammo nella stazione di El-Obeid quando si sentiva certe voci che si raccontavano gli arabi» - memorie di Teresa Grigolini – nel mezzo la scomparsa di Daniele Comboni il quale mori nel 1882, prima di quel fatale 19 Gennaio 1883 quando El-Obeid cinta d’assedio dall’esercito mahdista dovette arrendersi per fame. Fatti prigionieri dei madhisti, missionari e suore superstite furono sottoposti a torture e minacce di morte al fine di sposare la religione islamica, alcune per sottrarsi alle torture dei musulmani acconsentirono di divenire mogli di commercianti greci, anche se non erano le immani torture a cui erano sottoposte a spaventare le missionarie:«Non si aveva paura della spada e della morte pensando alla sublimità della grazia…la nostra vera paura era il timore di essere cimentate nella nostra carà virtù», Suor Concetta Corsi si accorse per prima di questo ed infatti fu la prima che cedette di pronunciare la formula e quindi l’abiura, cosi fecero le sue consorelle, era il 1884. Separata dalle altre consorelle, Suor Concetta Corsi fu affidata alle donne del Califfo, maltratta e trattata come le ultime delle schiave, spogliata quasi del tutto delle sue vesti, quaranta giorni in tutto prima che i superstiti della missione comboniana si ricongiungessero, ma considerati musulmani a tutti gli effetti, dovettero ricorrere all’espediente del finto matrimoni, cosi a Suor Concetta Corsi toccò in sposo Frà Isidoro Locatelli il quale però una notte del Gennaio del 1885 gli perpetrò il più vile dei tradimenti violandola. Successivamente Frà Isidoro Locatelli avendo intuito che quella notte avrebbe lasciato il segno decise di scappare, lasciando Suor Concetta Corsi nella più totale povertà nonché l’incombenza di provvedere alla sopravivenza del pargolo frutto di quella notte sventurata. Di sola carità dovette sostentarsi la Concetta Corsi e il suo pargolo al quale a poco servì il sostentamento riveniente dai lavori di sartoria. Ma quel pargolo non ebbe lunga vita, è quanto emerge in alcune lettere – datate 1887 -  che la stessa Concetta Corsi inviò all’Isidoro Locatelli nel quale ne invocava il ritorno:«Ti prego dunque, per il sacro nodo che ci lega, e per amore di quel fiore che abbiamo in paradiso…». Altre missive seguirono alla prima datata 1887 all’indirizzo dell’Isidoro Locatelli, una era datata 28 Novembre 1888 a firma di Don Giuseppe Ohrwalder prima dell’ultimo appello della stessa Concetta Corsi nella missiva datata 30 Ottobre 1890, ma sarà vana poiché poco tempo dopo giungerà la notizia che il Locatelli avrà contratto matrimonio in Italia. «Eravamo quasi sul finire del 1891, quando Suor Concetta prese il tifo assistendo un piccolo, che poi è morto di questo male. L’ha presa anch’essa e anche noi insieme, noi l’abbiamo superato, e Suor Concetta in 24 ore è morta. Prima di morire si è confessata…»  la ricorda così Elisabetta Venturini testimone di quel momento. Concetta Corsi “lacrimata vittima di giorni cattivi” rimase per sempre in Sudan, Don Giuseppe Ohrwalder anch’egli vittima della prigionia madhista scrisse:«serva d’esempio la povera Suor Concetta Corsi: tribolò e sofferse, e bevette il fiele goccia per goccia e piena di speranza di vedere anche una volta sola uan chiesa, una volta sola a ricevere il Signore Gesù nella Santissima Comunione, e dopo morire, e il Signore volle, che mori 20 giorni prima che venissero i nostri liberatori…», Suor Concetta Corsi morì il 3 Ottobre del 1891.   
Come mai la Chiesa nega il suo ricordo? Come mai la chiesa non verifica a “positio super virtutibus” di questa serva di Dio?
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